R E C E N S I O N E
Recensione di Riccardo Talamazzi
Lo sforzo di ricercare il vero continente dell’Uomo appartiene sicuramente ai percorsi sia dell’Arte che della Scienza. Ma mentre quest’ultima si muove all’interno di un concetto d’esclusione – o/o – l’Arte tende all’inclusività – e/e – mettendo sullo stesso livello sia il piano razionale che l’altra metà del cielo, cioè le componenti emotive ed affettive che completano ogni individuo. Le Nuvole ed il Fulmine, nuovo lavoro del Felice Clemente New Quartet, appartiene senza esitazioni alla categoria dell’equilibrio tra logica ed emozione, essendo un’opera che si sviluppa come una successione di visioni astratte innescate dalla ragione dei suoni, dove la materia musicale sembra nascere da una continua dialettica tra sospensione e impulso, tra attesa e rivelazione. Il cinquantaduenne sassofonista milanese Clemente pare aver costruito la propria iniziale esperienza tra scelte autonome ed insegnamenti familiari, per poi crescere ed affinarsi in conservatorio. Ma è stato il tocco magico di un incontro vis a vis con Sonny Rollins a rimarcare la correttezza della sua ispirazione e la volontà di affinarsi ancor più nella ricerca estetica sul proprio strumento.

Ad aggiungersi alla cospicua discografia personale, arriva oggi questo ultimo album in cui la scelta di affidarsi a un organico essenziale, pianoless o comunque privo di strumento armonico, rappresenta un notevole investimento tecnico e creativo. Privato di qualsiasi supporto accordale, il quartetto affronta una sfida che richiede maturità espressiva e una istintiva capacità di ascolto reciproco. In questo contesto Felice Clemente, al sax soprano e tenore, dialoga con Alberto Mandarini – leggi qui e qui – la cui tromba (e flicorno) mantiene un atteggiamento sintropico con lo strumento del leader, mentre Giulio Corini – vedi qui e qui – e Massimo Manzi – leggi qui e qui – costruiscono quell’ossatura ritmica capace di sostenere e insieme trasformare il fondo narrativo. Le composizioni non procedono secondo schemi rigidi ma si sviluppano attraverso mutazioni organiche, in una sorta di continua omeostasi tra tensione e distensione. Ogni episodio custodisce una propria fenomenalità, un carattere irripetibile che emerge e scompare lasciando comunque decise tracce mnemoniche all’ascolto. Curiosa ma efficace la scelta talora di promuovere momenti in assolo all’inizio di alcuni brani. La scrittura di Clemente pare quasi non imporre la propria presenza, con linee melodiche che talora appaiono subitaneamente come frammenti di racconti incompiuti ed altre volte con attitudini funkeggianti così come accade nell’intrigante brano di apertura dell’album, Sparkling Blue. Talune melodie si distendono morbide in momenti di assoluta solitudine ed altre ancora emergono improvvisamente con una forza luminosa che attraversa l’intero ensemble. Che sia questa irruzione, l’analogo del fulmine proposto nel titolo dell’album? L’interplay si realizza in momenti di buon equilibrio tra i quattro musicisti, mantenendo una certa stabilità sopra strutture ritmiche in continuo movimento. Da questa tensione controllata nascono passaggi intensi, nei quali i due fiati suggeriscono direzioni inattese, mentre contrabbasso e batteria costruiscono architetture mobili, attraversate da aloni riverberanti e da un fitto intreccio di richiami reciproci. Particolarmente interessante è la qualità timbrica dell’insieme. Talvolta il suono appare nitido e trasparente, altre volte si addensa in stratificazioni più complesse animate da momenti in assolo che sostengono una dimensione meditativa come avviene nell’ultimo brano Il Sogno Profondo. Ne deriva comunque una narrazione aperta che lascia spazio all’immaginazione e all’interpretazione personale. Pur rivolgendosi a chi possiede una certa familiarità con il linguaggio jazzistico contemporaneo, l’album conserva una capacità comunicativa che può coinvolgere anche una platea più generalista. Questo risultato nasce dall’autenticità del discorso musicale, separato dalla tradizione da una distanza non incolmabile, senza risvolti particolarmente intellettualistici ma con una naturale immediatezza emotiva che attraversa l’intero lavoro. Con Le Nuvole ed il Fulmine Felice Clemente conferma una statura artistica ormai consolidata offrendo coi suoi sodali un lavoro maturo, elegante e profondamente umano che non cerca scorciatoie emotive, conquistando progressivamente l’ascoltatore grazie alla qualità della scrittura, alla sensibilità interpretativa dei musicisti e alla capacità di trasformare il suono in un’esperienza tangibile. Un’opera, a mio parere, destinata a lasciare nel tempo qualcosa in più di un semplice attestato di presenza.
Con un groove dal registro funky innescato dal contrabbasso e dal controtempo della batteria, si presenta il brano che apre l’album, cioè Sparkling Blue. Il tema portato dalla tromba e dal sax è un’eruzione di vitalità, a cui seguono i momenti d’assolo dei due fiati. La prova d’insieme è brillantemente testata, i fraseggi di Mandarini e di Clemente si sciolgono liberi sul robusto substrato ritmico, in cui trova posto anche una breve parentesi solista di Manzi. Awakening viaggia in altra direzione, con una parte iniziale realizzata da un dialogo in contrappunto tra sax soprano e tromba che è un po’ la fase di decollo del brano stesso. L’intervento della ritmica inietta un siero energetico che lo strumento di Clemente dimostra di aver assorbito interamente, come pure accade per Mandarini. Anche qui si palesa un breve assolo, questa volta di Corini, insieme alla presenza materica e swingante di Manzi.

Si arriva così alla title track Le Nuvole ed il Fulmine. È il sax tenore, questa volta, che sprigiona inizialmente una squassante drammaticità con una lunga parte in assolo, dall’intenso aroma rollinsoniano e dalle risonanze blues, dove Clemente riesce ad evidenziare l’invisibile delle proprie tonalità emotive attraverso la materia del fiato. Si aggiunge poi la tromba che per un breve tratto entra in contrappunto con il sax e poi i due strumenti principali si affiancano all’unisono. Ancora il contrabbasso di Corini in evidenza prima della ripresa dialogante tromba-sax. La batteria, nel frattempo, traccia una serie di interessanti controtempi con imperturbabile disinvoltura. Dark Glow risente di ritmiche vicine al periodo di quello storico Miles Davis conturbato dalla presenza del rock e del funky, mentre la tromba sordinata di Mandarini ne accentua la suggestione. Grandi, prolungati interventi sia dello stesso Mandarini e di Clemente che sembrano, in questa circostanza, dare il meglio di loro stessi. Il tema ha delle variabili swinganti, con l’innesto poi degli abituali dialoghi tra i fiati. Verso la parte terminale della traccia c’è spazio per un assolo fiammeggiante di Manzi. E ancora di swing parliamo nel commentare Living Light, brano con un tema tra i più orecchiabili dell’album. I due fiati camminano fianco a fianco, spesso all’unisono, altre volte in contrappunto. Il sax tenore ha una sonorità piena, leggermente scura, che fa da contraltare alla sfumatura più luminosa della tromba. Wishpererd Beginnings è completamente affidata in solitudine al riflessivo assolo di Corini ed è un’introduzione al brano che segue, Red or Blues, un blues appunto che sembra uscito dalle più pregnanti pagine del periodo hard bop in casa Blue Note. Notevole l’impegno degli strumenti a fiato, consacrato all’avanguardia lo stretto dialogo a due senza accompagnamento ritmico. Un gioiello tutto da ascoltare e godere senza ulteriori, superflui commenti. Urban Groove suona ancora più asciutto ed essenziale, appoggiato ad un contrabbasso sincopato che si esprime anche in assolo, accompagnato inizialmente dal parlottìo della batteria e poi aperto ai percorsi della tromba con sordina, cui segue la risposta del sax tenore. Verso il finale giunge il momento in solitudine della batteria, prima della conclusione tematica all’unisono dei due fiati. Il Sogno Profondo è una parentesi riflessiva che s’annuncia con un livido brano teso tra ritmica e tromba, a cui si unisce in seguito anche il sax soprano di Clemente. Sembra di avvertire l’ispirazione avanguardista di Steve Lacy per il soprano o dell’attuale Akinmusire per la tromba, dove il comando delle operazioni passa decisamente dalla scrittura all’improvvisazione. Tra le cose migliori in assoluto e forse il brano più libero e coraggioso dell’album.
Là dove il pensiero analitico tende a delimitare e ad inseguire la certezza, la musica di Le Nuvole ed il Fulmine accetta l’ambiguità dell’Arte come parte integrante dell’esperienza umana e ne fa materia espressiva. Non vi è alcuna pretesa dimostrativa, ma la consapevolezza che alcune forme di conoscenza passano attraverso l’intuizione, l’ascolto e la partecipazione emotiva. In questo senso l’album di Felice Clemente New Quartet non si limita a essere una riuscita prova artistica, diventa infatti un piccolo esercizio di comprensione del mondo, affidato non alle parole ma alla loro più antica alternativa, il suono. La musica presente in questo album invita a sostare all’interno di una dimensione di complessità umana nella quale coesistono dubbi e slanci, forme costituite ed altre più spontanee. Felice Clemente e i suoi compagni di viaggio ci ricordano che l’arte non serve a semplificare il reale, ma a renderlo più leggibile nelle sue contraddizioni. E quando ciò accade con coerenza, rigore e sensibilità, il risultato supera il semplice dato musicale per trasformarsi in un’esperienza di conoscenza, proprio come accade in questo caso.
Tracklist:
01. Sparkling Blue (05:44)
02. Awakening (05:11)
03. Le nuvole e il fulmine (07:46)
04. Dark Glow (05:53)
05. Living Light (04:20)
06. Whispered Beginnings (01:50)
07. Red or Blues (04:15)
08. Urban Groove (04:56)
09. Il sogno profondo (07:06)
Photo © Maurizio Anderlini






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