R E C E N S I O N E
Recensione di Fabio Baietti
Ascolto, riascolto, consumo questo cd e mi piace pensare ad un Jesper Lindell insonne, preda di un’Ispirazione artistica che copre le ore tra il crepuscolo ed il sorgere del Sole. Da Twilight a Before The Sun, appunto.
Non vedo nulla di casuale nella scelta temporale dei titoli dei suoi ultimi due dischi. Un ribadire il legame inscindibile tra ombra e luce, con il buio che lega i due elementi ad offrire omeopatiche dosi di malinconia (soprattutto in Never gonna last, inno d’amore, acquarello, panoramico e sonoro, partorito «da un angolo della mia mente»), retaggio delle atmosfere intimiste degli esordi.
L’alba si avvicina, il calore del tiepido Sole scandinavo inizia a scaldare l’anima e….Jesper Lindell diventa il soulman che non ti aspetti. Dimentico di dribbling e ospedali, un’araba fenice musicale, rinata con suoni ariosi e vocalità mai così espressiva.

La band è coesa come non mai e permette al nostro di sbizzarrirsi in arrangiamenti deluxe. A partire da Howlin, il basso di brother Anton Lindell pulsa e tiene il tempo, i fiati sono in gran spolvero, il ritmo è irresistibile. Manca solo il medley con She caught the Katy e vedere Jesper che “corre sul posto”, brandendo l’asta del microfono col busto in avanti, Sweet Home Ludwika, senza se e senza ma…
Good evening ed è subito boogie, ispirando il dubbio che le «copiose stelle ed una Luna splendente» siano nel cielo di una New Orleans trasbordata nei sobborghi di Stoccolma. Il tocco pianistico di Rasmus Fors impacchetta la canzone come un fiocco sul miglior regalo da ricevere.
La voce di Jesper Lindell, in questa quarta opera a suo nome, compie un definitivo, evidente salto di qualità. A partire dall”iniziale One of these rainy days, ballatona di pieni e vuoti, arrangiamento strepitoso per piano, fiati e assolo killer; qualcosa molto vicino alla canzone perfetta.
Voce annerita, capace di esaltarsi nella title track Before The Sun, a mio parere, la prima perla preziosa di un collier musicale di gran pregio. Una fisarmonica suggella «il giorno in cui morì Signora Fortuna» mentre Jesper le rende omaggio con un’interpretazione da brividi. Robbie Robertson annuisce compiaciuto nel suo Altrove.
Il secondo capolavoro è A Strange Goodbye, in cui la vocalità peculiare di Kassi Valazza si incastona perfettamente con quella di Lindell che qui sanguina idealmente uno dei suoi testi più toccanti: «now she’s the bird thar flies and every star up in the sky, the wind that whispers and cries out a strange goodbye». Brividi.
Basterebbe già tutto questo per rimettere il cd nel lettore ma c’è ancora il tempo per un sentito omaggio a Phil Lynott (l’intensa versione di Honesty Is No Excuse, dal debutto dei mai dimenticati Thin Lizzy) e per la finale Do me in. Bucolica riflessione, brandelli di falsetto incorporati, sul prendere la propria strada senza guardarsi indietro; violino e organo tessono la tela sonora prima che, sull’ultima nota, parta un applauso. Uno dei tanti che attendiamo di replicare sotto i palchi.
Jesper Lindell cambia sport e ruolo, passando da player a coach. Anton Lindell, Rasmus Fors (suoi gli azzeccati arrangiamenti dei fiati), Simon Wilhelmsson, Jimmy Reiner e Carl Junior Lindvall il suo fidato “starting five”.
Tracklist:
01 One Of These Rainy Days
02 Before The Sun
03 Never Gonna Last
04 Good Evening
05 A Little Light In The Dark
06 Howlin’
07 A Strange Goodbye
08 Honesty Is No Excuse
09 Brunnsvik
10 Do Me In






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