R E C E N S I O N E
Recensione di Riccardo Provasi
L’autunno sta cominciando a colorare con le sue sfumature brune, arancioni e malinconiche la quotidianità che è, senza dubbio, ricominciata. Mentre l’estate diventa lentamente un caldo e dolce ricordo, dobbiamo correre ai ripari e cercare di proteggerci dalla martellante frenesia che guida le nostre città: cerchiamo una tisana calda per distenderci, un bar dove nasconderci, e un po’ di nuova musica dove potersi perdere. Mi è capitato di ascoltare in anticipo il nuovo prodotto discografico di Paolo Antonelli, Moka Blues della Cieloazzurro records, in uscita il 4 ottobre del 2024, e vorrei rubarvi giusto un paio di minuti per poterne parlare.

Il cantautorato italiano contemporaneo si vede sostanzialmente diviso in due anime spesso difficilmente comunicanti: artisti legati alle dinamiche e atmosfere indie, con radici meno evidenti con la storia musicale del nostro paese e invece artisti più in linea con le intuizioni e gli esperimenti sonori di musicisti ormai storici. Paolo Antonelli ha deciso di deliziarsi con un buon lavoro capace di ricavarsi uno spazio all’interno del tessuto culturale contemporaneo come prosecutore di una visione di cantautorato ibridato con la tradizione swing americana, molto in voga negli anni ’80. In Moka Blues, infatti,si coglie senza ombra di dubbio l’influenza del grande (seppur sotto alcuni aspetti rivalutabile) Sergio Caputo, massimo esponente di quel genere musicale in grado di mescolare jazz, swing, testi surreali e big band. E come un’astronave che arriva, cerchiamo di capire cos’ha da offrire l’ultimo lavoro di Paolo Antonelli, sicuramente un buon prodotto nell’insieme, capace di traghettare l’ascoltatore verso atmosfere notturne e oniriche.
Le nove tracce dell’album risultano ben registrate e ben valorizzate nei processi di mix e master, con chitarre particolarmente brillanti e suoni caldi e sempre ben definiti. Sotto il profilo degli arrangiamenti potrebbe mancare in parte la volontà di osare e ricercare soluzioni più ambiziose, sebbene nell’insieme non vi siano difetti particolarmente evidenti. Brani come Foglia a Foglia, in collaborazione con Francesca Scarfò o Stupido, presentano due delle anime principali della musica di Antonelli: se il primo strizza l’occhio ad uno stile di jazz/bossa nova più sudamericano, il secondo è inequivocabilmente legato alla tradizione europea manouche, con la chitarra ritmica a scandire i quarti e l’arrangiamento piuttosto scarno. Fidelina Orchestral Suite, in cui l’orchestrazione è scritta da Salvatore Scozzi, si discosta dal sound generale di Moka Blues, accostandosi a sonorità più pop. Personalmente uno dei brani migliori del progetto. E poi ancora Houdini, Mi appartiene e Dejavu, brani in grado di riconnettere l’ascoltatore a ricordi (o immagini) usciti direttamente dai nights di Miami o dai locali jazz parigini. Da notare la coesione tra i brani già editi negli anni precedenti e i tre nuovi pezzi proposti, simbolo di coerenza artistica e di una volontà di creare un album da concepire come entità unica piuttosto che mera raccolta di singoli.
Moka blues è un album che non delude e permette alla testa di sollevarsi da terra per qualche minuto: perfetto per combattere lo stress di un viaggio in treno per andare al lavoro.
Tracklist:
01. Houdini
02. Dejavu
03. Foglia a foglia (feat. Francesca Scarfò)
04. Mettiti un paesaggio addosso
05. Mi appartiene
06. Animalier
07. Cartolina
08. Stupido
09. Fidelina Orchestral Suite (feat. Salvatore Scozzi)






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