A R T E – M O S T R E


Articolo e immagini di Mario Grella

Ha chiuso qualche giorno fa la mostra di Wolfgang Tillmans al Centre Pompidou di Parigi e, come potete ben immaginare, non si tratta di una chiusura come tutte le altre poiché il termine della mostra coincide con la chiusura di Beaubourg per i tre anni previsti per i lavori di manutenzione straordinaria. Non posso non dire che entrare nel Beaubourg per l’ultima volta dopo quarantacinque anni di visite consecutive, anche più volte in un anno mi ha fatto un po’ l’effetto di un evento luttuoso, anche dovuto all’aspetto dell’interno del Centre già smantellato per metà, e per questo motivo il titolo della mostra di Tillmans (che possiamo tradurre con “niente ci aveva preparato a questo, tutto ci aveva preparato a questo”), sembra più che mai adatto a quest’ultima mostra nell’edificio di Piano e Rogers. In realtà il titolo fa riferimento al mondo e a come é stato scoperto dall’occhio del grande fotografo tedesco in una mostra che ripercorre quarant’anni della sua carriera.
Piccola nota personale: è proprio al Beaubourg che trenta o quarant’anni fa vidi le sue prime foto e anche di quella piccola mostra conservo gelosamente il catalogo. Non a caso però la mostra occupa lo spazio della appena smantellata biblioteca, luogo anche simbolico di incontro per eccellenza per i parigini, giovani e studenti.

Vista esterna del Centre Pompidou a Parigi, con la sua architettura moderna, scale rosse e scaffalature in metallo, circondato da alberi e un cielo nuvoloso.

Lungo e complesso il percorso espositivo. Tra il 2008 e il 2012 Tillmans sviluppa il progetto Neue Welt con l’obiettivo di esplorare la superficie della terra nella costante evoluzione (o involuzione) delle condizioni sociali e politiche che ne plasmano inevitabilmente la superficie. Si tratta di immagini dall’antropocene, come si usa dire oggi, che a partire dagli scambi commerciali (molte sono le fotografie di mercati, borse, luoghi di scambio), mostrano un repertorio infinito di attività sociali, soprattutto spontanee e auto organizzate. Le foto sono state scattate per la maggior parte in Francia, paese con il quale il fotografo ha un legame molto stretto. Attraverso le sue immagini vengono mostrate le tracce inequivocabili di conflitti sociali in territori contesi, esaminando i rituali quotidiani delle nostre contraddittorie civiltà. Prima della caduta del muro di Berlino, Tillmans visse in quella città per circa tre anni e la serie di scatti di questo periodo sono tra le fotografie più significanti e significative della mostra, in particolare quelle dei commercianti del mercato polacco di Berlino Est dove venivano venduti miseri oggetti di uso quotidiano. Il gioco in generale e le carte da gioco in particolare sono uno dei soggetti che ha sempre affascinato Tillmans che in Carte da Gioco a Hong Kong, celebre scatto del 2018, riflette su questo ancestrale passatempo umano: una composizione quasi manierista di colori, tessuti, oggetti.

Esposizione di fotografie in una galleria, con diverse immagini appese su una parete bianca.

Una delle cose più originali della mostra parigina è certamente Truth Study Centre, un lavoro ancora in essere incominciato nel 2005 dove attraverso fotocopie elaborate, testi, fotografie, schemi ed ogni genere di carte effimere, Tillmans propone un approccio alla conoscenza della realtà molto diverso dal consueto. Un po’ come se attraverso variegate immagini si potesse addivenire ad una comprensione “globale” di un problema, grazie alla presa visione di tutte le immagini, le illustrazioni, gli scritti esistenti e riguardanti la questione esaminata. Come si vede siamo molto oltre la fotografia (o la meta fotografia), potremmo dire un percorso di epistemologia visiva. A questo proposito va ricordato come per Tillmans la fotografia non è solo la risultante di un processo tecnico certo, e per sempre definito, e la prova sono i lavori di Freischwimmer et Greifbar (che significa Nuotatore Libero), un work in progress, anche questo iniziato nel 2003, consistente in fotografie senza macchina fotografica. Nel corso di lunghe sessioni, l’artista sviluppa una tavolozza cromatica di carte fotografiche sviluppate e ingigantite, fino a raggiungere formati monumentali, che la nostra mente identifica come “fotografie astratte”, confermando che il nostro cervello funziona come una potente macchina associativa. Dello stesso tenore la serie Panorama Right et Panorama Left, con analoghe realizzazioni astratte di grandi dimensioni.

Vista panoramica dell'interno del Centre Pompidou, con aree espositive e sedute, soffitto con tubi blu, pannelli neri appesi e persone che si rilassano.

Continuando a piluccare nei tantissimi materiali della mostra, Empire (Us/Mexico Border) del 2005 è certamente una delle serie fotografiche (8 immagini) che più colpisce il visitatore, anche alla luce delle ultime politiche verso gli immigrati messe in atto dal governo degli USA; la rappresentazione del confine prima fotografica, poi fotocopiata, poi attraverso una stampa cromogenica, poi con un’altra ingrandita a getto d’inchiostro, mostrano la fotografia come genere pregno di un potere latente, come lo chiama lo stesso Tillmans. Non c’è articolo di giornale, reportage o testo scritto, che rappresenti questa inquietante realtà più di un lavoro visivo di questa natura. Sulla stessa lunghezza d’onda è certamente Army (Moscow 2005), immagine di una brigata di soldati russi in parata che subisce una violenta trasformazione attraverso una fotocopiatrice: i soldati che si preparano alla sfilata commemorativa della fine della Seconda Guerra Mondiale sulla Piazza Rossa, appaiono più come schiavi che non come protagonisti dell’evento vittorioso e celebrativo, una immagine spietata dell’odioso militarismo russo che sembra essere, anche oggi, uno dei vanti della nazione-impero. Per restare alle singole immagini e non alle serie fotografiche, come non citare The State We’re In (2015) che rappresenta, un po’ prevedibilmente, la superficie agitata e tormentata del mare pronto ad incresparsi e a diventare minaccioso in ogni punto e in qualsiasi momento, una fotografia sospesa tra figurazione ed astrazione simbolica che ci racconta anche molto dell’interesse dell’artista per gli stati fluidi ed evolutivi delle cose e delle situazioni.

Superficie del mare agitato, con onde scure e riflessi di luce, che crea un'atmosfera di movimento e instabilità.

Naturalmente, come per le mostre più complete ed esaustive, è molto difficile operare una scelta su cosa commentare, ma questo non vale solo per il vostro commentatore, ma piuttosto si tratta della normale condizione del visitatore di una esposizione. Ancora una notevole opera singola è Lünenburg: si tratta di un autoritratto del 2020 dove il telefono dell’artista è appoggiato a una bottiglia d’acqua su un tavolo in una stanza d’ospedale, durante una videochiamata. Scattata durante il lockdown, la fotografia mostra una forma di connessione sociale che si è diffusa durante i periodi di confinamento e isolamento. Tillmans, che appare puntando la fotocamera in una delle finestre dello schermo verso l’iPhone, sembra ricoverato in un letto d’ospedale: l’immagine trasmette tanto la vulnerabilità dell’esistenza umana che il conseguente bisogno di connessione, quanto la curiosità dell’artista per l’evoluzione delle tecnologie della comunicazione e le immagini che ne vengono generate. Nel 2006 Tillmans ha aperto, nel suo studio londinese Between Bridges, uno spazio espositivo no-profit per dare la possibilità di esporre le proprie opere ad artisti e fotografi sconosciuti. Lo studio, trasferito poi a Berlino nel 2014, divenne punto di incontro ed elaborazione politica di persone contrarie alla Brexit.

Fotografia di un ingresso a un'abitazione, evidenziando un cancello nero in un contesto urbano. Sul lato destro si intravedono piante e un marciapiede acciottolato. Il cielo è nuvoloso, conferendo un'atmosfera grigia all'immagine.

Sempre sull’onda dell’impegno civile sono anche le foto dei manifesti contro la Brexit e nel 2017 di quelli durante le elezioni tedesche e poi per le elezioni europee del 2019. Per fortuna sono ancora molti gli artisti non disposti ad uno splendido isolamento, ma piuttosto alla partecipazione a movimenti civili e politici. E allora volendo citare ancora qualche opera per me significativa e/o poetica, anche con quanto scritto in apertura, è facile per chi vi scrive indugiare su BPI Portraits del 2024, una serie di immagini anche filmate riprese appunto presso la Bibliothèque Publique d’Information del Beaubourg che è esattamente il luogo dove è allestita questa mostra. Secondo Georges Perec la “postura di lettura” non è una posizione del corpo, bensì una sorta di aura comportamentale che il lettore assume quando è assorto nella lettura. Seguendo questa traccia, Tillmans presenta su sessanta schermi questa grandiosa opera che rende omaggio ai duemila lettori giornalieri della BPI. Ed è veramente suggestivo immergersi a nostra volta nell’osservazione di chi legge seduto, in piedi, sdraiato, camminando o rannicchiato, perché le biblioteche francesi, e in particolare la BPI, che ho avuto la fortuna di frequentare spesso, sono luoghi molto, ma molto meno formali degli spazi per la lettura italiani e questo denota anche un atteggiamento molto diverso verso i libri che per i francesi è molto più intimo e confidenziale. Grande mostra, come si richiedeva, per celebrare questo primo mezzo secolo di vita del più importante centro culturale del mondo, anzi del centro culturale per antonomasia.

Interno di una galleria d'arte con opere esposte sulle pareti e visitatori che osservano e interagiscono con lo spazio.
Un'opera d'arte in bianco e nero raffigurante un volto stilizzato, esposta in una cornice trasparente su una parete bianca.
Intera hall di una galleria d'arte con diverse opere di Wolfgang Tillmans alle pareti, che presentano tappeti colorati sul pavimento.
Cover of Wolfgang Tillmans' work titled 'fragile' featuring a photograph of a performer at the Culture Club and an artistic portrait of a young man with the text 'open your eyes' and wire elements.

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