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LIBRI

Nora Krug – Heimat, l’album di una famiglia tedesca (Einaudi, 2019)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Può una tedesca che vive negli Stati Uniti d’America, avere nostalgia della sua Heimat (che possiamo tradurre un po’ forzatamente con “patria”), benché la Heimat della sua infanzia sia stata la Germania nazista? Sì, può. E può a patto che, in qualche modo, come si usa e si abusa dire, faccia i conti col proprio passato. Heimat di Nora Krug è un lungo rito di esorcismo che prende la forma di una straordinaria “graphic novel” edita da Einaudi per la collana “Stile libero extra”. Un processo introspettivo e una ricerca sul campo, quello di Nora Krug: il processo introspettivo  è mosso dal ricordo e dalla nostalgia delle “cose di casa”, dagli odori (ma questa in letteratura non è una novità), dagli oggetti (e nemmeno questa lo è), dai luoghi (e anche qui andiamo sul già letto e già visto).

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Stefano Zenni – Louis Armstrong. Satchmo: oltre il mito del jazz – Edizione ampliata (Stampa Alternativa, 2018)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Gran bel libro quello di Stefano Zenni, “Louis Armstrong: Satchmo oltre il mito del jazz” edito da Stampa alternativa. Lo presentò lo stesso autore, in un pomeriggio di primavera nel cortile del Museo Faraggiana di Novara, davanti al folto pubblico di NovaraJazz 2019.
Dall’infanzia in povertà nella sua New Orleans, alla fuga verso Chicago alla corte di King Olivier, fino ai trionfi newyorkesi e alla popolarità cinematografica, la vita di Louis Armstrong è passata al setaccio in questo documentatissimo e prezioso saggio. Naturalmente non si tratta semplicemente di un’autobiografia, ma forse di un’autobiografia musicale, tanta è la dedizione che l’autore dedica alla complessità tecnica della musica di Armstrong. Nel corso della lettura si sfata un po’ il mito della “improvvisazione” nel jazz, un po’ un luogo comune che non sempre corrisponde alla realtà.

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Jens Harder – Cités. Lieux Vides, Rues Passantes (Actes Sud, 2019)

Jens Harder è un fumettista e illustratore piuttosto particolare non molto conosciuto dal grande pubblico, nonostante sia stato il vincitore del premio ricevuto al Festival d’Angouleme nel 2010, uno dei più ambiti nel mondo del fumetto, che, per ricordarlo “en passant” in Francia è un genere letterario con tirature da capogiro. Nello scorso mese di agosto in Francia è stata pubblicata la seconda edizione di “Cité. Lieux vides, rues passantes”, un taccuino di viaggio “sociologico-urbano” di rara intensità. E’ lo stesso Harder, berlinese di nascita, ha spiegare nella bella post-fazione al volume, che il segno grafico offre una capacità meditativa che alla fotografia sfugge; la possibilità di indugiare nell’attenzione descrittiva verso un particolare è la caratteristica del disegno, assai meno “neutro” di una istantanea fotografica.

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Articolo di Mario Grella

Jens Harder è un fumettista e illustratore piuttosto particolare non molto conosciuto dal grande pubblico, nonostante sia stato il vincitore del premio ricevuto al Festival d’Angouleme nel 2010, uno dei più ambiti nel mondo del fumetto, che, per ricordarlo “en passant” in Francia è un genere letterario con tirature da capogiro. Nello scorso mese di agosto in Francia è stata pubblicata la seconda edizione di “Cité. Lieux vides, rues passantes”, un taccuino di viaggio “sociologico-urbano” di rara intensità. E’ lo stesso Harder, berlinese di nascita, ha spiegare nella bella post-fazione al volume, che il segno grafico offre una capacità meditativa che alla fotografia sfugge; la possibilità di indugiare nell’attenzione descrittiva verso un particolare è la caratteristica del disegno, assai meno “neutro” di una istantanea fotografica.

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Giorgio Pinna – Zen Blues. Dal sacro al profano (Youcanprint, 2019)

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Articolo di Giuseppe Spanò Greco immagini sonore di Antonio Spanò Greco

Sulle polverose strade del blues capita di tutto, ma proprio di tutto, come incontrare una buona armonica blues incollata alle labbra di un ragazzo blues che inonda di note blues ogni evento di cui è protagonista, e scoprirlo scrittore di un libro che parla di Zen e di mistiche meditazioni mescolate al blues suonato, cantato ma soprattutto intimamente vissuto. Zen Blues è un viaggio quasi impossibile durante il quale si passa dalle calme acque della mistica orientale alle impetuose cascate del blues più autentico. Il tutto servito con aneddoti personali, parole di saggezza e brividi di inquietudine.

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Igort – 5 è il numero perfetto (Oblomov, nuova edizione 2019)

“Ho lavorato a questo libro per quasi dieci anni” scrive Igort nella postfazione a 5 è il numero perfetto la graphic novel, dalla quale è stato tratto il film dall’omonimo titolo, diretto dallo stesso autore.
Un grande lavoro, nato dopo un periodo di soggiorno in Giappone, dove Igort si era immerso nello studio della grammatica del racconto orientale, ma col desiderio sempre vivo di ripescare nella proprie radici, come si dice un po’ letterariamente. Ed è effettivamente la raffinatezza del prodotto, il segno di una ricerca profonda di un linguaggio non solo verbale di tipo nuovo, un segno diverso, incisivo e che sappia dar conto dell’intimità e delle circostanze, insomma un segno che sappia narrare.

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Articolo di Mario Grella

“Ho lavorato a questo libro per quasi dieci anni” scrive Igort nella postfazione a 5 è il numero perfetto la graphic novel, dalla quale è stato tratto il film dall’omonimo titolo, diretto dallo stesso autore.
Un grande lavoro, nato dopo un periodo di soggiorno in Giappone, dove Igort si era immerso nello studio della grammatica del racconto orientale, ma col desiderio sempre vivo di ripescare nella proprie radici, come si dice un po’ letterariamente. Ed è effettivamente la raffinatezza del prodotto, il segno di una ricerca profonda di un linguaggio non solo verbale di tipo nuovo, un segno diverso, incisivo e che sappia dar conto dell’intimità e delle circostanze, insomma un segno che sappia narrare.

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Stefano Mancuso – L’incredibile viaggio delle piante (Laterza, 2019)

Sì, le piante si spostano. Non è un paradosso neo-dadaista e nemmeno una boutade; potrebbe essere un escamotage linguistico-filosofico, ma non è così, le piante si muovono davvero. Ce lo racconta meravigliosamente bene Stefano Mancuso, fondatore dell’International Society for Plant Signaling & Behavior, nonché direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale di Firenze (LINV). Era da tempo che facevo la corte a questo magnifico volumetto edito da Laterza, ma essendo un po’ prevenuto sulle mie capacità di appassionarmi alla letteratura scientifica, ho sempre rimandato l’incontro e ho fatto male

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Articolo di Mario Grella

Sì, le piante si spostano. Non è un paradosso neo-dadaista e nemmeno una boutade; potrebbe essere un escamotage linguistico-filosofico, ma non è così, le piante si muovono davvero. Ce lo racconta meravigliosamente bene Stefano Mancuso, fondatore dell’International Society for Plant Signaling & Behavior, nonché direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale di Firenze (LINV). Era da tempo che facevo la corte a questo magnifico volumetto edito da Laterza, ma essendo un po’ prevenuto sulle mie capacità di appassionarmi alla letteratura scientifica, ho sempre rimandato l’incontro e ho fatto male

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The Zen Circus – Andate tutti affanculo (Mondadori, 2019)

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Articolo di Giovanni Tamburino

Cosa potrebbe mai accadere di eclatante nella vita di un ragazzo di provincia? Cosa potrebbe mai accadere in una provincia che prima di essere area geografica si impone come stato psicologico, come prigione mentale che risucchia colori ed energie lasciando al loro posto un buco nero di propositi e aspettative? Eppure è proprio da qui, dalla Toscana dei figli di operai, che nasce la storia di un trio destinato a cavalcare lo tsunami della rivincita delle mele marce di un’Italia tanto perbenista quanto brutale, incarnando la rabbia dei giovani a cavallo fra i due millenni e la loro voglia di non essere mai come il mondo vorrebbe.

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Zvi Kolitz – Yossl Rakover si rivolge a Dio (Adelphi edizioni, 1979)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Sono passato spesso da Columbus Circle, mai avrei pensato che in quel luogo così caotico e rumoroso potesse abitare Zvi Kolitz. A dire il vero, non lo sapeva nemmeno Paul Badde, giornalista e storico, inviato del quotidiano “Die Welt”, prima a Gerusalemme e poi in Vaticano, che racconta la storia di queste “due pagine fitte fitte” che altro non sono che l’impressionante, mistico ed anti-dogmatico libretto Yossl Rakover si rivolge a Dio (edito da Adelphi).
Zvi Kolitz scrisse questo racconto per il giornale “Jiddische Zeitung” e da allora se ne persero le tracce. Di cosa si tratta? Di una lettera che un ebreo, Yossl Rakover, scrive a Dio per manifestargli tutti i pensieri, le considerazioni, i tormenti e i dubbi che passano nella mente di un povero ebreo, asserragliato nel ghetto di Varsavia che, nel 1943, sta per essere distrutto dai nazisti.

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Paul Auster – Una vita in parole. Dialogo con I. B. Siegumfeldt (Einaudi, 2019)

La lunga conversazione tra I. B. Siegumfeldt, professoressa di letteratura all’università di Copenhagen e Paul Auster, ripercorre e approfondisce i temi toccati dal grande scrittore americano nelle sue opere a partire dalla celebratissima Trilogia di New York.
Autore complesso, ma soprattutto sfuggente, Paul Auster racconta con le parole altre parole, dando anche a questa lunga intervista-conversazione, un senso di incompiutezza e di difficile collocazione.
Non è facilissimo trovare autori la cui materia letteraria siano le parole stesse, Auster, lacaninano convinto, pratica l’esercizio della ricostruzione del mondo attraverso le parole, un mondo fatto di sentimenti, temi e circostanze assolutamente concreti, ma che possono vivere o tentare di farlo solo a partire dalla parola, benché, come ricorda Auster, vi sia una insanabile “crepa tra la parola e il mondo”.

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Articolo di Mario Grella

La lunga conversazione tra I. B. Siegumfeldt, professoressa di letteratura all’università di Copenhagen e Paul Auster, ripercorre e approfondisce i temi toccati dal grande scrittore americano nelle sue opere a partire dalla celebratissima Trilogia di New York.
Autore complesso, ma soprattutto sfuggente, Paul Auster racconta con le parole altre parole, dando anche a questa lunga intervista-conversazione, un senso di incompiutezza e di difficile collocazione.
Non è facilissimo trovare autori la cui materia letteraria siano le parole stesse, Auster, lacaninano convinto, pratica l’esercizio della ricostruzione del mondo attraverso le parole, un mondo fatto di sentimenti, temi e circostanze assolutamente concreti, ma che possono vivere o tentare di farlo solo a partire dalla parola, benché, come ricorda Auster, vi sia una insanabile “crepa tra la parola e il mondo”.

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