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Weezer – Van Weezer (Crush Music/Atlantic Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Stefania D’Egidio

Nonostante la freschezza della voce, che potrebbe far pensare ad una qualsiasi college band emergente, i Weezer sono ormai in giro dal lontano 1994 e non hanno mai nascosto il loro amore per gruppi storici, come i Kiss, i Nirvana e i Pixies. Dal debutto a oggi hanno venduto circa 35 milioni di dischi e già questo rappresenta un bel biglietto da visita per Rivers Cuomo e soci. Lo scorso 7 maggio è uscito il loro quindicesimo album in studio, Van Weezer, per Crush Music/Atlantic Records, prodotto da Suzy Shinn, nota per le sue collaborazioni con artisti pop come Panic!, Dua Lipa e Kate Perry.

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Melvins – Working with God (Ipecac Recordings, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Band di difficile inquadramento i Melvins, nati nel 1983 ad Aberdeen, come gruppo hardcore punk, evoluto poi in sludge metal; la loro continua voglia di sperimentazione e il marcato senso dell’umorismo ne ha fatto un punto di riferimento negli anni ’90 per gruppi grunge come i Nirvana e i Soundgarden, soprattutto per l’accordatura in Drop D della chitarra di cui Osborne è stato un pioniere. Leggenda narra che sia stato proprio lui a presentare Dave Grohl a Cobain dopo lo scioglimento degli Scream. Mai entrati nell’Olimpo mainstream, sono considerati quasi una band di nicchia, sebbene tra le più prolifiche della storia con tantissimi live alle spalle e oltre quaranta album, tra quelli dal vivo, in studio e compilation varie. Nel mezzo continui cambi di line up e progetti paralleli. Working with God, pubblicato lo scorso febbraio con la casa discografica del compagno di merende Patton, ci riporta alla formazione del 1983 con King Buzzo Osborne alla voce e chitarra, Dale Crover al basso e Mike Dillard alla batteria: tredici tracce in tutto che confermano la vena dissacrante del gruppo statunitense, noto per i testi coloriti (per non dire farciti di volgarità varie). Con la delicatezza e la grazia di un ippopotamo aprono l’album alla loro maniera, fregandosene di tutto, con una versione rimaneggiata di un vecchio classico dei Beach Boys, I Get Around, che, per l’occasione, diventa I Fuck Around e proseguono in quella direzione per il resto dei minuti, anche con l’irriverente glamrock di Fuck You, non proprio da Accademia della Crusca…

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False Heads – It’s All There But You’re Dreaming (Lovers Music, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Trentaquattromila followers sono un bel biglietto da visita per una band che sforna il suo album di debutto in un periodo in cui è impossibile andare in tour per promuoverlo e, d’altro canto, forse è anche il momento migliore per essere artisti emergenti: ormai gli album si possono produrre in casa senza troppi problemi, lo fa anche Sir Paul, basta avere gli strumenti musicali, un amplificatore e un software di quelli accessibili a tutti, e per la distribuzione si può anche fare a meno delle major, si pubblica il pezzo sui social e sulle piattaforme di streaming ed il gioco è fatto. Non a caso Instagram si sta rivelando un ottimo alleato nella ricerca di nuova musica da ascoltare, non devo neanche sforzarmi più tanto, merito degli algoritmi che ti entrano nel cervello e già sanno che roba ti piace… Così è stato per i False Heads, trio punkrock londinese composto da Luke Griffiths alla chitarra e voce, Jake Elliott al basso e Barney Nash alla batteria.

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Foo Fighters – Medicine at Midnight (Roswell Records/RCA Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Il tanto atteso decimo album dei Foo Fighters esce oggi 5 febbraio in cd, vinile e formato digitale: prodotto da Greg Kurstin, prevede nove tracce per una durata complessiva di 37 minuti. Leggenda vuole che Medicine At Midnight sia stato registrato sul finire del 2019 ad Encino, in una casa infestata da spiriti: l’album sarebbe dovuto uscire nel 2020, per celebrare i venticinque anni di carriera della band, tanti erano i progetti partoriti dalla fervida mente di Dave Grohl, da un tour che avrebbe toccato le stesse città del 1995, per il quale avrebbero addirittura riesumato il mitico pulmino rosso degli esordi, a documentari e partecipazioni varie a trasmissioni. Nulla di tutto ciò, invece: la pandemia ha scombussolato i piani di tutti, famosi e non, anche se mi risulta difficile immaginare il frontman di uno dei migliori gruppi live del mondo confinato tra quattro mura, lui che, prima ancora di essere una rockstar, è un eterno adolescente appassionato di musica, così sfegatato da rimettersi ogni fottuta volta in gioco per dimostrare a se stesso di poter andare oltre e di saper alzare ulteriormente l’asticella.

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Reynolds – tra misteri e veleni.

I N T E R V I S T A


Articolo di Stefania D’Egidio

Il 18 dicembre i Reynolds hanno debuttato con l’uscita contemporanea di due singoli, Veleno + Vivi Per Finta, contenuti in un EP con una lato A e un lato B, come si usava una volta, andando ad impinguare la scena alternative rock italiana e ricordandoci così come erano i bei tempi dei pub, dei centri sociali e del casino. Negli ultimi anni si sono esibiti nei locali milanesi con spettacoli all’insegna della teatralità e degli effetti scenici, ma lasciate che ve li presenti, i Reynolds sono: Mattia Meli (voce e tastiera), Simone Trotolo (voce e basso), Sergio Toller (chitarra), Liuk Baldoni (chitarra), Lorenzo Elia Mariani (batteria). Nei giorni scorsi ho avuto l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere con loro.

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