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Don Antonio – La bella stagione (Santeria / Audioglobe, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Roberto Bianchi

Antonio Gramentieri è un apprezzato chitarrista, oltre che giornalista, scrittore, produttore e compositore. È stato il fulcro dei Sacri Cuori, gruppo prevalentemente strumentale con influenze blues, folk e psichedeliche. Ha collaborato con moltissimi artisti di valore come Dan Stuart, Alejandro Escovedo, Hugo Race, Robyn Hitchcock, Richard Buckner, Marc Ribot, Steve Wynn, Nada, Massimiliano Larocca, Giulio Casale e i Pan Del Diavolo.
Con il nome d’arte Don Antonio nel 2017 ha completato il suo primo disco solista, miscelando la musica mediterranea con sonorità magrebine e ritmi caraibici; ha poi rafforzato il sodalizio con il musicista texano Alejandro Escovedo pubblicando l’ottimo The Crossing.
Dopo tre anni di apparente calma il camaleontico Artista ci sorprende con La Bella Stagione, un disco di canzoni, farcite di belle parole e suoni inaspettati. Questa volta Don Antonio è tornato nella sua Romagna, descrivendoci il suo mondo, le proprie radici: ci ha messo la faccia, e anche la voce!
Se questo non bastasse Don Antonio ha scritto in contemporanea un libro omonimo di brevi racconti; due operazioni non cumulative ma legate da un sottile filo conduttore: il legame con il passato, che segna il nostro cammino e inevitabilmente ritorna, quando meno te lo aspetti. L’interessante libro merita un dedicato approfondimento, che potrete leggere a breve sulle nostre pagine.

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The Strumbellas @ Santeria Toscana 31, Milano – 8 ottobre 2019

L I V E R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Alessandro Pedale

Partiamo da una considerazione personale: chi mi conosce si stupirà certamente di sapere che sono stato spettatore di un concerto degli Strumbellas, conoscendo bene la mia avversione per band della nuova ondata Folk come Mumford and Sons, The Lumineers, Of Monsters and Man e cose così. Per carità, benissimo quando il genere è declinato con una certa profondità e sofisticatezza (vedi Midlake, San Fermin, i primi Avett Brothers, i primi Band of Horses, The Decemberists, ecc.) ma quando ci sono ingenuità melodiche, ammiccamenti adolescenziali e banali contaminazioni di Pop radiofonico, rimango piuttosto freddo a riguardo.
Ecco, gli Strumbellas appartengono in tutto e per tutto a quest’ultima categoria e, se funzionassi solo ed esclusivamente con il metro della coerenza, dovrei schifarli fino alla morte. Invece, contro tutte le le previsioni, mi piacciono, mi sono piaciuti fin dal momento in cui mi sono imbattuto in “Spirits”, attualmente la loro più grande hit, li ho intervistati (e sono decisamente simpatici, ve lo assicuro), li ho visti dal vivo e posso dire che sia stato un bel concerto, con tutti i limiti del caso, come a breve dirò.

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Edda @ Santeria Toscana 31, Milano – 28 marzo 2019 [opening Manitoba]

L I V E R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Alessandro Pedale

Arrivo al Santeria che i Manitoba sono nel pieno del loro set. La band toscana, uscita un anno fa con “Divorami”, ci dà dentro alla grande col suo rock potente e di chiara derivazione nineties. Sicuramente bravi ma è una proposta che, declinata in quel modo, mi lascia indifferente.

In fondo al locale, nel frattempo, vicino al banchetto del merchandising, un Edda visibilmente gioviale e su di giri, è intento a salutare e ad abbracciare chiunque gli si presenti vicino, tanto che più che un artista prossimo a salire sul palco, appare come un padrone di casa intento a trattenere gli ospiti. Riflesso naturale di un processo di maturazione e direi di quasi ringiovanimento, che nel giro di poco meno di dieci anni lo ha fatto passare da un quasi completato processo di autodistruzione ad una definitiva rinascita artistica.

Inutile parlare di lui come dell’ex cantante dei Ritmo Tribale. Inutile anche cercare segni di una possibile reunion coi suoi ex compagni (che da pochissimo sono tornati, con ottimi risultati, a scrivere canzoni), men che meno aspettarsi che ripeschi qualche episodio del suo passato durante i concerti. Arrivato al quinto disco, Stefano Rampoldi non ha perso un briciolo della sua sana follia, quel suo essere perennemente sopra le righe e fuori dai ranghi, ma allo stesso tempo appare un uomo in pace con se stesso e, soprattutto, pacificato con il proprio mestiere di musicista (che è davvero un mestiere, ormai, visto che da qualche anno è tornato a fare il professionista a tempo pieno).

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Emidio Clementi – Notturno americano (Santeria/Audioglobe, 2015)

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Articolo di Luca Franceschini.

Emidio Clementi ed Emanuel Carnevali non si sono mai conosciuti e mai avrebbero potuto farlo. Eppure, a ben guardare, sono proprio come due vecchi amici. È uno di quei casi speciali in cui capisci che sì, è possibile entrare in rapporto con un autore morto da tempo, è possibile l’amicizia con qualcuno che passi unicamente per le pagine di un libro.
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Sycamore Age – Perfect laughter (Santeria/Woodworm, 2015)

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Articolo di Luca Franceschini.

Il sicomoro è l’albero su cui, stando a quanto si racconta nel Vangelo, Zaccheo salì per vedere Gesù che passava e da cui fu poi invitato a cena dal diretto interessato. Ma è anche l’albero sotto cui il Romeo di Shakespeare piange il suo amore per Giulietta all’inizio della celebre tragedia dell’autore inglese.
Per dire che non stiamo parlando di una pianta qualunque. Ora, che cosa sia esattamente “l’età del sicomoro” non saprei proprio ma è indubbio che come nome per un gruppo non suona poi così male.

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