R E C E N S I O N E


Recensione di Elena Colombo

È uscito il 20 settembre 2024 Ero, nuovo disco di Discoverland, il duo formato da Pier Cortese e Roberto Angelini. È il loro primo concept album interamente composto da canzoni inedite. In precedenza, infatti, il duo era nato con il disco omonimo (Discoverland, 2012), che si caratterizzava per una reinterpretazione di altri brani di autori italiani e internazionali. Il successivo Drugstore (2016) trasformava le canzoni con un approccio elettro-bucolico che trasportava l’ascoltatore in un “ranch psichedelico” fatto di esplorazione e sperimentazione.
Dopo una lunga pausa, i due musicisti, entrambi con una lunga esperienza come strumentisti, produttori e cantautori, decidono di imbarcarsi in un’avventura nuova, fatta di otto tracce tra loro molto diverse, caratterizzate da una fusione tra acustica ed elettronica.


Commenta così Angelini sulla genesi del nuovo album: “Nella primavera del 2023 Pier mi espresse la voglia di tornare a dare nuova linfa a Discoverland. Questa volta però non voleva il mondo delle cover come materia prima, ma pensava fosse arrivato il momento di scrivere degli inediti.Ammetto che inizialmente non ero d’accordo. Ci incontrammo nel mio studio per sperimentare partendo dall’idea di giocare con le sigle delle serie tv che amavamo, ma la cosa non decollò. Così in estate decidemmo di organizzare una sessione di jam nel mio studio in campagna e per l’occasione coinvolgemmo Leo Pari, Andrea ‘Fish’ Pesce e mio figlio Gabriele. Nacque così lo scheletro che oggi sorregge ‘Ero’.” Aggiunge Cortese: “Musicalmente è un libro, artigianale nell’anima e minuzioso nella ricerca del suono. Al centro di tutto, l’emozione. Pedal Steel, elettronica, minimalismo e coralità si alternano a ritmi tribali, sitar, tablas e arpeggi di chitarre. Le canzoni sono la sintesi perfetta e la tappa finale di questo viaggio musicale.

L’album inizia con Attimo dopo attimo, un brano coinvolgente e ritmato, fatto di pochi versi ripetuti, per enfatizzare l’ambientazione sonora futurista. Il sound robotico accompagna le seguenti frasi: “Attimo dopo attimo/ prendo il tuo respiro come fosse l’ultimo / Alzo le mie vele con il vento al massimo / Vivere per sempre non è romantico“.
Il riferimento alle vele ricorda peraltro la foto di copertina. È un’immagine semplice, pulita e moderna, che rappresenta una barca a vele che si eleva, quasi fluttuando, al di sopra del mare, mentre l’albero maestro è illuminato dal sole. La barca si lascia alle spalle anche la propria ombra, riflessa sulla superficie dell’acqua. Segue Canto, che inizia con i suoni di una chitarra acustica e una elettronica. Presto segue una voce che ricorda il classico motivo che ribadisce le ragioni per cui si sta cantando. Si tratta di un inno alla speranza ma anche alla libertà, accompagnato da un coro in sottofondo. Il terzo brano è Ero, da cui deriva il titolo dell’album. Nel testo, vi sono molte metafore in cui chi canta si paragona a esseri non-umani, quali piante, fili d’erba, a oggetti, come candele, panorami, pesche, o altri elementi astratti come la dimenticanza, la speranza, la felicità. La musica è fatta di chitarre slide, elettronica e piani sonori ultra contemporanei, per evidenziare il contrasto tra che cosa si era prima e che “non tornerà”, e un futuro indefinito.

Gange è una esaltazione del viaggio, caratterizzato da un crogiolo di suoni, ritmi, campioni e strumenti diversissimi che sembrano inseguirsi alla ricerca di un’armonia. Non è chiara la collocazione geografica, dato che prima sembra che si evochi l’India, ma poi di parla anche di Amazzonia: forse la non-specificità geografica è voluta, a evocare una sorta di universalità, in cui, con il passare del tempo, ciò che rimane comune sono le stelle cadenti, in alto, e le persone che “insieme ballano”, sulla terra. Il singolo Terza Età, anticipato da un video, ha un sound molto delicato. Il testo riflette su come nell’ultima fase della vita, nella quale si è giunti alla saggezza, il proprio corpo non ha più l’energia o la capacità di fare ciò che avrebbe voluto. “Non ci sento più ora che so ascoltare / Non ci vedo più ora che so guardare /Non cammino più ora che saprei dove andare / E non dormo più ora che so sognare“. Il brano si conclude con un’invocazione all’amore, come l’unica certezza, che permane oltre i mutamenti del tempo. Segue Karmatango, che riprende ironicamente la legge del Karma, con suoni di chitarra acustica e sintetizzatori che permettono di definire il pezzo “tango elettronico”. Siren è invece un viaggio nel viaggio: ci sono riferimenti a Ulisse e agli ostacoli della vita, e ci si chiede se le sirene possano essere una guida affidabile. Nel brano sono presenti anche degli audio parlati, sia in lingua italiana sia in inglese, oltre a un mix di suoni e a un coro in sottofondo che si adatta perfettamente al sound del brano. L’ultimo minuto del pezzo riprende Attimo dopo attimo, in una maniera tanto armoniosa che a malapena ce ne si accorge. Personalmente, avrei trovato più adatta la conclusione del disco con Siren, anche per la ripresa del brano iniziale. Vi è invece un’ultima traccia, Al di là, che riprende di nuovo il tema dell’amore, o meglio del gesto amoroso del “bacio sulla bocca”, come elemento salvifico, mentre si è riusciti ad arrivare “fino a qua”, al di là, per l’appunto, di tutto ciò che è passato.

Tracklist:
01. Attimo Dopo Attimo
02. Canto
03. Ero
04. Gange
05. Terza Età
06. Karmatango
07. Siren
08. Aldilà


Photo © Giada Campoli


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