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The Prats – Prats Way Up High (One Little Independent Records/Audioglobe, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Alzi la mano chi tra voi ricorda il nome The Prats. Pressocchè sconosciuti all’estero, ma tra le band punk più promettenti di Edinburgo tra il 1977 e il 1981, tanto da attirare l’attenzione di John Peel, il leggendario speaker della BBC, stanno per pubblicare il prossimo 13 novembre una compilation in vinile con inediti e brani rivisitati dal titolo Prats Way Up High.
Un gruppo nato tra i banchi di scuola, come spesso accadeva a quei tempi e come si può capire dalla voce, composto da Paul McLughlin alla voce e chitarra, Dave Maguire alla batteria, Greg Maguire alla chitarra, Jeff Maguire al basso, Tom Robinson al basso e Elspeth Mcleod alla chitarra. Ascoltando su Soundcloud i brani si riscopre il piacere delle registrazioni in analogico dell’epoca, forse non perfette come quelle attuali, ma che restituiscono una dimensione umana alla musica: sembra quasi di entrare nella macchina del tempo e di essere catapultati nell’Inghilterra di fine anni ’70, tra disordini sociali e crisi economica. Un periodo sicuramente burrascoso, che tuttavia diede il via ad un fermento artistico senza pari: si suonava praticamente ovunque, nei garages, nelle vecchie stazioni abbandonate e nei locali underground delle grandi metropoli; un’intera generazione di ragazzi si risvegliava dal torpore per mettere a ferro e fuoco un’isola con testi irriverenti e ritmi ossessivi, fatti di note dissonanti e semplici accordi.


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Sex Pistols – Too Fast To Live Too Young To Die

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Articolo e illustrazione di Mauro Savino

Alla fine del concerto di San Francisco del ‘78, Johnny Rotten dei Sex Pistols disse: “Avete mai avuto l’impressione di essere stati imbrogliati?”.

Era la fine di un’avventura, che, per quanto burrascosa, era quella che aveva fornito a quattro disagiati la possibilità di riscattarsi raccontando se stessi. Si trattava di ventenni in rotta contro ciò che li aveva oppressi tutta la vita, una società che non capivano e che non li capiva, che alimentava l’individualismo ma dimenticava i problemi dell’individuo, che non era più in grado di promettere. A volte si parla del Punk come di una rivoluzione nel mondo della musica. Se lo fu durò poco e diede il la a ciò che sarebbe venuto dopo. Ma in sé si trattò di un grido disperato, che sostituì il dolore riflesso e accumulato con l’urlo liberatorio, che visse per il momento e proclamò la distruzione dell’esistente in toto.
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