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London Grammar – Californian Soil (Virgin Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Simone Catena

Dopo quattro anni di assenza il trio inglese London Grammar torna sulle scene con il terzo album in studio California Soil, confermando di essere una delle realtà più interessanti sul panorama indie, a tinte dream pop. Dopo l’ultimo anno molto difficile da affrontare, questo disco è una boccata di aria nuova e originale, per un salto nelle sonorità calde e intense. L’album – prodotto per l’etichetta made in UK Ministry of Sound Recordings (per l’Italia Virgin Records) – nel suo insieme accarezza paesaggi oscuri ma estivi, con una passione ricercata, avvolti dalla voce incantevole della cantante Hannah Reid. Nelle sue canzoni la cantautrice illustra uno spaccato della società e dei giorni che si abbandonano in maniera lenta e delicata, per poi riprendere la propria vita e tutto quello che abbiamo perso in questo silenzio infinito. La band nell’arco delle dodici tracce che compongono quest’opera impreziosisce il proprio stile, con atmosfere uniche e l’aggiunta di elettronica sensibile che non guasta il suo ascolto; un risultato sicuro e compatto, che prende la giusta direzione personale.

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Max Gazzè – La matematica dei rami (Virgin Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

Considerando l’ottimismo quel passaggio necessario a compensare la realtà
Considerando un eufemismo dare un senso di equilibrio a questa non felicità

(Max Gazzè, Considerando, 2021)

Per il musicista romano Max Gazzè, La matematica dei rami, album uscito il 9 aprile 2021, è l’undicesimo lavoro in studio. Questa nuova opera nasce dalla collaborazione dell’artista con la Magical Mystery Band (Daniele Silvestri, Fabio Rondanini, Gabriele Lazzarotti, Duilio Galioto, Daniele Fiaschi e Daniele “il Mafio” Tortora); come mostrano le immagini pubblicate da Gazzè sul suo profilo Instagram, l’album è nato da un continuo confronto fra i diversi musicisti che, nonostante i limiti imposti dalla pandemia, sono riusciti a lavorare tutti insieme al Terminal2Studio. Il titolo di questo LP si ispira a un testo di Leonardo Da Vinci, il Capitolo IV del Trattato della Pittura; Gazzè riprende la tesi che i rami dell’albero crescono seguendo un andamento caotico per resistere al vento e la applica tanto alla vita come al suo modo di far musica: è nella casualità delle relazioni e nella differenza degli obiettivi che si trova la resistenza di cui andare fieri e la forza di proseguire.

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Lana del Rey – Chemtrails Over The Country Club (Virgin Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Antonio Sebastianelli

Cosa si intende per modernità oggi, soprattutto in ambito musicale? Difficile rispondere; nell’ultimo decennio almeno, al di là di una notevole quantità di buoni artisti e band, si è rimasti travolti da un perpetuo ritorno al passato. Un richiamo a forme e stilemi che se in un primo momento si limitava al recupero degli anni Ottanta, anche quelli meno nobili, ha poi cominciato a inglobare anche referenze ad altri decenni. E se presto avremo il disco anni Settanta di sua maestà St Vincent, ecco arrivare, lungamente rimandato e atteso, il nuovo lavoro di Lana Del Rey, omaggio a Joni Mitchell, in particolare a quella di Lady From the Canyon.
Con questo non si vuol lasciare intendere che Lana sia priva di personalità o talento, anzi, il suo revisionismo e aderenza a certi modelli passati è di certo più genuino e sentito di quello di molte colleghe. E riesce a stupire e lasciare il segno. Pur senza canzoni davvero destinate a durare, Chemtrails Over the Country Club si rivela sin dai primi ascolti opera di pregio e qualità, ipnotico, notturno quasi, immerso in quel languore da cui è facile farsi sedurre. Una voce evanescente, sottile, ottima per veicolare segreti e palpiti di un cuore tradito ma ancora affamato di vita e che si appoggia sovente su tasti e corde sfrigolanti. Si può criticare la facilità di alcune melodie ma l’intensità e il sentimento che muovono l’intero lavoro sono fuori discussione.

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