Fabrizio Cammarata & Paolo Fuschi – Skint and golden (2014 – 800a Records)

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Articolo di Eleonora Montesanti

Basta poco per creare piccoli miracoli, per ricavare spazi mentali che accudiscano le nostre isole felici, per arricchire lo spirito di sana genuinità.  Skint and golden è un po’ il ritratto di tutto questo, è un mix di entusiasmo, calore, semplicità e talento. L’anima di questo piccolo grande disco è un esperimento inusuale nato dalle teste di due amici musicisti con due grosse carriere alle spalle e un decennale desiderio di collaborare; il risultato è la scintilla scaturita dall’incontro di questi mondi, catturata in maniera rapida e spontanea da qualche parte tra Palermo (casa del cantautore Fabrizio Cammarata) e Manchester (dove vive Paolo Fuschi).

Il titolo è emblematico, poiché racconta una storia di gratitudine. Skint nello slang britannico significa “al verde”, mentre golden significa dorato; parole che accostate paiono un ossimoro, mentre Fabrizio Cammarata e Paolo Fuschi ci tengono ad evidenziare quanta serenità si può scoprire nella ricchezza senza possesso. Due musicisti talentuosi che costruiscono un disco con pochi mezzi, pochissimi fronzoli e tanta essenzialità e che si sentono dei privilegiati solo per il semplice fatto di poter svolgere il loro lavoro in questo modo. Un vero inno alla ricchezza interiore, alla filosofia del “se vuoi, puoi”, tra canzoni d’amore, ampi respiri e vibrazioni positive. Spontaneità e calore, quindi, insieme a un po’ di necessaria spensieratezza sono il filo conduttore delle otto tracce che compongono l’album, il quale risulta essere denso di sonorità soul e funk molto attuali, che non si celano dietro a nessun limite di genere.

L’impatto con My salvation, il brano d’apertura, è folgorante e travolgente come un fiume in piena, che obbliga a smettere di focalizzarsi sui problemi della quotidianità e a guardare in alto, annusare l’aria e sorridere al sole. In generale l’atmosfera soul, a tratti scanzonata a tratti morbida, ricorda molto l’entusiasmo corale di Edward Sharpe and The magnetic zeros (soprattutto nella festosa Shona), l’intensità di Paolo Nutini, la freschezza di Ben Harper e l’insieme di queste larghe vedute profuma di internazionalità. Canzoni come I’ll be there again e Shine risplendono morbide e delicate, tra chitarre e tastiere che creano linee armoniche accattivanti e spensierate, rivelandosi compagne perfette per uscire dal torpore dell’inverno e abbracciare la primavera. Una riflessione a sé va fatta su Can’t you see me, il pezzo funk per eccellenza, il quale, posto proprio al centro di Skint and golden, grazie alla sua ritmicità ipnotica e alla pienezza vocale, spezza l’atmosfera idilliaca a favore di una più carnale e seducente. Sempre restando sulla scia dell’ipnotismo, l’album continua con War will be soon over, il cui ritornello è indubbiamente il più riuscito di tutto il disco ed è un tuffo nel buonumore. In coda troviamo Tuesday is a good day, la canzone più minimale e istintiva dal punto di vista melodico e Radio, la cui spensieratezza armonica, condita con dei falsetti ammiccanti, rimanda in maniera un po’ ovattata agli anni Settanta e chiude con pacatezza e vivacità un disco pressoché perfetto, che fa della semplicità la sua arma vincente.

TRACKLIST

01)     My salvation
02)     I’ll be there again
03)     Shine
04)     Can’t you see me
05)     War will soon be over
06)     Shona
07)     Tuesday’s a good day
08)     Radio
09)     Shine – Radio edit
10)     I’ll be there again – Radio edit

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