John Strada – Meticcio (New model label – 2014)

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Articolo di Daniele Benvenuti

John Strada, nell’arco di (ormai) 25 anni abbondanti di onoratissima e onestissima carriera blue collar al Sangiovese, ha suonato davanti a platee composte da migliaia di spettatori. Ma anche, e forse ancor più orgogliosamente, davanti a quattro gatti.
Gli mancava giusto un cane, a questo punto, per non farsi mancare proprio niente nel difficile (eufemismo) panorama italiano dove gradimenti e interesse vengono (quasi) sempre costruiti ‘a tavolino’ dalle case discografiche con la gravissima complicità di comunicatori e mezzibusti vari.

Sodali, questi ultimi, neppure affezionati agli artisti da ‘valorizzare’; nè, almeno, lautamente ricompensati (anche qui, infatti, la trippa per gatti è sempre più scarsa…) per il loro ‘generoso’ appoggio. Soggetti abituati, altresì, a ‘passare’ con fierezza autentici comunicati ‘di regime’: molto più culturale che ideologico, anche se a tanti di loro, sempre schieratissimi al limite del rivoluzionario, fa piuttosto comodo metterla giù così…. Tanto a livello di grandi platee acritiche, tanto (spesso) anche a livello di nicchia. Senza, ovviamente, degnare neppure di uno sguardo i numerosi ed eccellenti cd che, proprio come questo, passano spesso inosservati sotto il loro naso. Purtroppo, però, non accompagnati dalla ‘telefonata magica’, dalla dichiarazione ‘politicalmente corretta’ o dal piedino pubblicitario acquistato dalla major di turno a suon di soldoni. In tal caso, si chiamerebbero ‘redazionali’ ma, oggi come oggi, è quel che passa il braccino corto del convento. Soprattutto per chi non sceglie la strada consapevole delle poche realtà realmente specializzate e si limita a pigiare i tasti di un telecomando o a girare le manopole delle radio, tipo quelle pilotate da eterni gggiovani e da atroci ossigenati.
Il dischetto, in questo caso, si chiama ‘Meticcio’. Il cane in questione, ‘guarda caso’ a sua volta un meticcio (anche se dire bastardino non sarebbe certo un’offesa…), è stato invece battezzato Rex dopo essere stato salvato da morte atrocemente certa dai lodevoli coniugi Govoni.
Ecco perché, tanto per chiudere il circolo, sulla copertina del curatissimo digipack il cuccioletto sembra correre così fiduciosamente verso quegli stivali impegnati a camminare minacciosamente lungo la linea di mezzeria di una strada secondaria della campagna ferrarese (casualmente lasciata orfana dalla nebbia), mentre il manico di una Fender punta verso l’asfalto ormai consumato. Ed ecco anche perché, sul retro della cover, lo stesso Rex siede su un prato rigoglioso ai piedi del padrone che pare offrire all’orizzonte la sua Excalibur, mentre il sole tramonta insieme ai sogni di molti colleghi colpevolmente trascurati e di molti ascoltatori alle prese con i problemi reali della vita.
Bene: tutto bello, tutto aulico! E i contenuti?
Intanto, come tiene a precisare il professor Govoni, si tratta di un album profondamente ‘meticcio’, anche leggendola sotto il profilo delle influenze prettamente sonore. Non solo a parole e non solo attraverso pennellate a 360° per ottenere, come troppo spesso accade sui nostri lettori cd, consensi bipartisan grazie a qualche citazione sudamericana pseudo eversiva, sporadiche arie balcaniche sempre graditissime, scioglilingua hip hop da neomelodico di borgata o accenni nordafricani in odor di ruffianeria e privi del benché minimo approfondimento.
Qui non si parla furbescamente di ‘world music’, vera o finta che sia. Qui ci si limita a fare le cose in maniera ‘seria’, sincera e competente. Non ci sono neppure ospiti illustrissimi a fare da specchietto per le allodole (né, tantomeno, astute cover da ‘R’n’r Hall of Fame’) come oggi va tanto di moda, forse anche per distogliere l’attenzione dalle modeste qualità dei titolari e delle loro composizioni.
Quello di John Strada, aggiungo, dovrebbe essere un nome ormai abituale per i rockers italiani e non solo per gli appassionati di ‘Quel Signore’ che, un tempo, affollavano le rare ma riuscitissime feste di provincia, decretando il trionfo di questi autentici ‘eroi locali’. E, in un certo senso, andando ‘a caccia’ di artisti dai quali essere colpiti e da portare a lungo nel cuore.
In un modo o nell’altro, alla fine (ma anche all’inizio), il background di John Strada esce sempre fuori tra le dodici tracce del nuovo album: non solo la laurea in Letteratura e lingua inglese e americana (insegnamento compreso), dunque, ma anche le antiche frequentazioni della scena musicale del Greenwich Village e di quella londinese. Quattordici anni di esperienze con gli Small town rockers, una parentesi solista individuale, quindi anche il progetto J.S. & the Acoustic sound machine. Più recente, e qui torniamo ai giorni nostri, il combo J.S. & the Wild Innocents che, seppur non citati apertamente in copertina a fianco del titolo (come invece accade in quanto ai crediti della produzione artistica), vengono accuratamente e doverosamente omaggiati all’interno del booklet.
Se gli album ‘Senza tregua’, ‘Cavalli selvaggi’ e ‘Pezzi di vita’ ci riportano indietro nel tempo con tutta la loro prorompenza, l’autoironia e anche un pizzico di ingenuità, l’ep ‘Ho voglia di…’ e soprattutto l’atipico e impegnato ‘Dalla periferia dell’anima’ (datato 2008) avevano condotto John Strada in territori particolarmente impegnati a contatto con tematiche sociali piuttosto crude. Nel 2011, con il torrido ‘Live in Rock’’, si tornò invece ad atmosfere assai più classiche che, dopo quasi un anno di lavoro tra composizione e sala di registrazione, in piccola parte avevano introdotto anche lo stesso ‘Meticcio’ (progetto adatto sia alla trasposizione full band che a quella acustica).
Da quella singolare borgata incastrata tra le province di Bologna, Ferrara e Modena, dunque, il Nostro torna con un attacco ‘Magico’ ma utile, anche e soprattutto, per presentare a dovere il vocione di John e la sei corde elettrica di Dave Pola. L’interprete di questo b-movie da drive in sembra il fratello minore del compianto ‘Hallujah Joe’ e, auspicando che non abbia fatto la stessa fine, nel finale si domanda ‘Chi guiderà’, lasciando campo aperto alla prima e classica galoppata ‘stradaiola’ ben supportata dalla fidata sezione ritmica composta da Fabio Monaco (basso) e Alex Cuocci (batteria). ‘Rido’ apre l’alternanza delle ballate che sembrano aprirsi in maniera solitaria per lasciare spazio a interessanti sviluppi corali; ‘Torno a casa’ ristabilisce l’ordine con un classico r’n’r che, subito dopo, non si sottrae al giochino delle citazioni celebri tra i versi di ‘Hai ucciso tutti i miei eroi’.
‘Promesse’ riporta i discorsi sul piano della malinconia e dei sogni spezzati, mentre ‘Non mi alzo’ sembra una classica ‘SSJ song’ con tanto di fiati che farebbero incazzare a dismisura la signora Rina. ‘Rocco & Fanny’ è un giochino di swing alcolico di coppia con una strizzata d’occhio alla balera, giusto viatico per introdurre ‘Tiramola’ che, tra Davide Van De Sfroos e Gigi Maieron, regala una gustosa sortita dialettale tra le vie di casa sua con la fisa di Gianmarco Banzi in bella evidenza e un ritornello leggermente ispirato da Woody Guthrie.
E’ questo lo spartiacque tra la ‘classicità’ della precedente produzione di John Strada e gli ‘allargamenti’ della maturità, soprattutto nei testi, percepibili anche nelle atmosfere paludose che avvolgono ‘Nella nebbia’ (compresi i tasti elegantemente pigiati da Daniele De Rosa) e in quelle struggenti di ‘Sanguepolvere’ (rabbioso tributo al dolore delle genti emiliane sotto le scosse di un terremoto impossibile da relegare nel cassetto dei ricordi e già title track di un mini cd dell’anno scorso) che sembra auto-ispirarsi all’ormai vetusta ‘Ora o mai più’. ‘E’ Natale in Maghreb’, apparente out-take tratta dalla sessioni di ‘Dalla periferia dell’anima’, segna il commiato all’insegna della poesia, dell’impegno e della sensibilità.
Rex, intanto, continua a scodinzolare in quel prato. Si è fatto buio ma la via di casa è sempre praticabile. Sarà strano ma, alla fine, basta davvero poco per trovare il percorso giusto: per questo, infatti, non servono una cometa, il padrino giusto e neppure un passaporto straniero.

Tracklist:
01)      Magico
02)      Chi guiderà
03)      Rido
04)      Torno a casa
05)      Hai ucciso tutti i miei eroi
06)      Promesse
07)      Non mi alzo
08)      Rocco & Fanny
09)      Tiramola
10)      Nella nebbia
11)      Sanguepolvere
12)      E’ nato in Maghreb

 

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