The Blind Catfish – The King of the River (Autoproduzione, 2015)

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the blind catfish king of the river

Articolo di Antonio Spanò Greco

Vede la luce in questi giorni il primo lavoro in studio di The Blind Catfish, gruppo emiliano di sei elementi formatasi nel 2012 dall’incontro tra Marco Maretti, armonicista di Carpi, con Piero Pivetti (voce ed ex leader dei BackBeat) e il chitarrista rock Luca Fragomeni. Per i Blind questo primo lavoro è “un omaggio agli artisti del passato strepitosi ed unici che hanno comunicato prima di noi la magia del blues”. L’obiettivo di The King of the River è quello di rendere più brioso e vivace un genere considerato di nicchia e renderlo fruibile a un pubblico più giovane e vasto.

Le intenzioni sono buone e i risultati pure: album decisamente rock-blues di vecchio stampo con contaminazioni country, roots e pop come nella cover finale della famosa Billy Jean di Michael Jackson, molto intimistica, giocata su arpeggio di chitarra, armonica e tempi rallentati. L’accostamento sempre ricorrente tra il Mississippi e il Po, il richiamo ad Alan Lomax non sono casuali, la splendida copertina, il nome del gruppo e il titolo dell’album sono richiami che, dal grande fiume italiano, portano dritti all’immensa distesa d’acqua americana che ha visto nascere il blues, genere che ancora adesso influenza buona parte della musica moderna. Sempre nelle loro parole “così come Caronte (figura letteraria e dannata) è il re dell’infernale fiume, così il pescegatto (da cui prende il nome la band) è il re fra tutti i pesci del Po”. Completano l’organico Mauro Muzzioli al basso, Luca Manicardi alla batteria e Elisabetta Sacchetti alle voci. Dal 2012 ad oggi la band ha partecipato a diversi festival blues, quali il Blues Made in Italy a Cerea e il South Italy Blues Connection a Matera e tenuto una serie di concerti con il bluesman britannico d’origine, ma ormai italiano d’adozione, Rowland Jones, amalgamando al meglio la loro intesa e presentandosi ben affiatati al primo appuntamento discografico.

Undici tracce portano alla luce la grande passione della band per il rock-blues sanguigno e immediato, cosi come indica il brano di apertura Tool, potente e avvolgente alla maniera degli ZZ Top, in evidenza l’armonica di Marco a dare spessore; segue The ballad of the lonely sock ritmo accattivante, atmosfere retrò e refrain che entra subito in circolo (da questo brano è tratto anche il primo videoclip), The king of the river, blues lento e ipnotico magistralmente suonato, l’armonica e la chitarra ci portano dritti negli stati del sud; la seguente Belong to you rallenta i ritmi, una ballata country pop Nashville dipendente e ben costruita; Red pants panda riporta la band alle sonorità usuali, ritmo alla Rolling Stones prima maniera, gran lavoro della chitarra di Luca e Marco all’armonica che ricama a dovere; la seguente Finding Emily mi ricorda un altro gruppo degli anni ‘70 che mischiava blues e rock in maniera originale, i californiani Canned Heat. Qui i Blind Catfish attualizzano i vecchi insegnamenti e portano nuova linfa al genere; Lead you calma gli animi, riaffiorano le tinte country forse non proprio in tema con quanto proposto finora; la seguente Seamonkey riaccende la luce rock-blues con venature soul incalzanti e sporche quanto basta; Late night with the cat non concede cadute di ritmo, probabilmente dal vivo sarà una delle più richieste. Bananapalooza precede la finale Billy Jean: francamente entrambe le trovo un po’ estranee al contesto, dopo aver molto apprezzato i brani in cui rock e blues si mischiano e creano suoni sporchi, avvolgenti, roots e ricercati. Forse in questa veste i Blind Catfish danno il meglio di sè o forse e quello che io prediligo.

Un album insomma a due facce, il lato sporco, crudo, bluesy, con brani ritmati e pieni di rimandi ai gruppi anni ‘70, filtrati dalle diverse personalità musicali del gruppo, e il lato pulito, rappresentato da canzoni country pop ben costruite e ben suonate. Sarà molto interessante scoprire dal vivo quale delle due facce prenderà il sopravvento e come si evolverà il loro sound. Intanto non possiamo che far loro i complimenti e augurargli un roseo futuro.

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