The Fireplaces – Shelter from the storm (Autoproduzione, 2014)

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the fireplaces shelter from the storm - cover

Articolo e fotografie di Antonio Spanò Greco

Mettiamo in chiaro una cosa: qua si parla di puro e sano rock americano! Niente di nuovo e niente di sconvolgente, ma solo onesto, sanguigno e sudato rock, come quello che i componenti della band hanno ascoltato durante il loro sviluppo fisico e musicale, tra latte e frittate al radicchio, vista la loro provenienza dalla provincia padovana.

The Fireplaces sono capitanati dal vulcanico Andrea Scarso, in arte Caterino “Washboard” Riccardi, famoso ai più per la sua comparsata accanto al Boss durante il concerto tenuto a Padova il 31 maggio 2013 quando ha suonato la famosa “Pay me my money down” accompagnando Bruce Springsteen e la E Street Band con il suo asse per lavare e un cucchiaio.

the fire

La copertina dell’album rimanda ai casolari della pianura padana dove ospitalità, pane, salame e buon vino non mancano mai, dove i richiami con la frontiera americana sono immancabili, dove il folk si mischia con il blues, il sudore con la polvere, la stanchezza di una dura giornata passata nei campi con la voglia di ritrovarsi tutti insieme nel cortile davanti al casolare per cantare e suonare alla luna, cosa che neanche l’imminente tempesta riuscirà a impedire. Otto elementi hanno dato vita a Shelter from the storm, oltre a un pugno di amici ospitati durante le registrazioni. Un riparo dalla tempesta caldo, coinvolgente, sano, che ci conforta nei nostri giorni tristi, allo stesso tempo solare e allegro quando ci accompagna nelle nostre giornate serene. Dieci brani incisi tra gennaio e luglio ed editi nel dicembre del 2014. Li ho incontrati sul palco dell’ultimo Buscadero Day dove hanno dato vita a un set esplosivo, carico di vitalità e destato un ottima impressione catturando l’interesse di tutti i presenti. Dieci brani originali, nove dei quali composti da Andrea e uno composto da Carlo Marchiori (voce, chitarra acustica e armonica), sound con innumerevoli rimandi ma allo stesso tempo corposo, originale e ruspante, consolidato da innumerevoli concerti tenuti dal 2009 fino ad ora. Nella loro scheda di presentazione si definiscono un combo padovano, capace di regalare una scoppiettante e per nulla fumosa miscela di proto roots music, dust blues, folk&rock, rhythm&swing hard country e european bluegrass; tutto quanto vero, la verace band veneta, sia che si esibisca in trio o in formazione allargata fino a 16 elementi, sia che suoni in concerti a proprio nome o accompagni artisti di levatura internazionale, riesce a coinvolgere positivamente il pubblico presente. Da citare l’ultima apparizione che li ha visti partecipare, lo scorso 16 gennaio, al famoso Light of Day di Asbury Park e condividere il palco con gli italiani Daniele Tenca, Cesare Carugi e Frank Get e i mostri sacri Bruce Springsteeen e Willie Nile.

the fireplacesI testi di Shelter from the storm sono autobigrafici: Light of candle, è dedicata al vicino di casa di Andrea, (“Come è possibile che una candela che si sta spegnendo lentamente abbia comunque la forza per illuminare la tua strada?”), In flight descrive l’esperienza di Andrea come animatore per giovani disabili (“La sola presunta minor capacità di intendere e di fare – suggerisce Caterino – è in realtà un dono incredibile rivolto a chiunque si rapporti con loro”), in Upstanding Man il nostro Caterino canta “anche se mi metteranno i piedi in testa e cercheranno di farmi cadere, avrò sempre la forza di alzarmi e riprovare a lottare per lasciare il segno”, Thank you è il ringraziamento dedicato all’amore di una donna che l’ha raccolto e salvato da una cocente delusione e gli ha ridato nuove ali per volare. Anche nell’unico brano firmato Marchiori Upon the hill l’autore vuole evidenziare il fatto che prima di parlare di amore verso gli altri bisognerebbe manifestare un profondo e sincero amore verso se stessi. I riferimenti musicali, come detto prima, sono innumerevoli: si passa dalla stoniana Shelter from the stones alla psichedelica Question of priority, dal boogie honk tonk di Power of beauty alla rockeggiante Book your freedom, per concludere con la westcostiana Leap of fight.

In conclusione una gran bell’opera prima che porta alla ribalta del nostrano rock classico una band con un sound che raccoglie a destra e a manca dalla cultura americana, filtrato attraverso le proprie origini e vicissitudini e reso casereccio, energico e rassicurante, gradevole e ammaliante. Da tenere senz’altro in considerazione.

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