Stearica – Fertile (Monotreme Records, 2015)

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Articolo di Antonio Spanò Greco

Con la stessa curiosità che mi accompagna da diversi lustri sia nel negozio di vinili, dove passavo intere giornate a rovistare negli scaffali, che nella rete internet, vengo a conoscenza di artisti che, complice una copertina accattivante, la stranezza del nome del gruppo e un titolo evocativo, altrimenti resterebbero a me sconosciuti. Scopro così che il gruppo proveniente da Torino è sulle scene dagli ultimi anni di fine millennio e ha debuttato nel 2008 con “Oltre” seguito un paio di anni dopo da un lavoro firmato insieme ai giapponesi Acid Mothers Temple (testimonianza di un tour mondiale condotto in simbiosi dai due gruppi), che per ben due volte sono apparsi nella compilation del magazine The Wire e che questo secondo lavoro dal titolo “Fertile” è molto bello. Lavoro corposo, quasi un’ora di musica strumentale: chiamatela musica d’avanguardia, post rock, noise, underground, hardcore o come cavolo volete ma Francesco Carlucci alle chitarre, basso e synth, Davide Compagnoni alla batteria, percussioni e samples, e Luca Paiardi al basso, riescono a tenere tese le orecchie dell’ascoltatore dal primo all’ultimo brano e, ascolto dopo ascolto, si apprezzano gli arrangiamenti, gli inserti, i cambi di ritmo, le accelerate e le frenate di pezzi che definire cinematograficamente adattabili è dir poco; ogni brano è una pennellata decisa sulla tela dei nostri pensieri, una fucilata diretta ai nostri desideri, un uppercut secco e preciso alle nostre certezze. Come spesso succede gli Stearica sono più conosciuti all’estero che nel nostro paese, vantano collaborazioni importanti come Nomeansno, Girls Against Boys, Dalek e Coliseum, hanno suonato in lungo e in largo in tutta Europa e non solo: in “Fertile” possono vantare la presenza di Scott McCloud dei Girls Against Boys (voce in ”Amreeka“), Ryan Patterson dei Coliseum (voce in ”Nur“) e del sassofonista Colin Stetson, noto per aver lavorato con Tom Waits, Arcade Fire, David Byrne, Lou Reed, The National, Tv On The Radio e Bon Iver. Da citare l’autore della copertina l’albanese Moisi Guga e la sonorizzazione del film Der Golem commissionato dal Museo Nazionale del Cinema.

stearica

I nove brani che compongono Fertile sono ispirati alle piazze della Primavera Araba e agli Indignados di Barcellona, movimenti popolari molto distanti tra loro ma accomunati dall’aver riversato sulle strade una moltitudine di persone, pur culturalmente e socialmente diverse, stanche dei soprusi del potere. Nove brani, dicevo, per un ora di musica potente, evocativa, crepuscolare, possente, sognante e grezza. Grande creatività, doti musicali notevoli, arrangiamenti accattivanti e produzione attenta fanno di “Fertile” un ottimo lavoro che potrà piacere a varie tipologie di appassionati tante solo le influenze e i richiami espressi. “Delta” è il brano di apertura e anche il primo video tratto dal disco, brano potente, ritmato e ipnotico che corre a mille tra le paludi e i meandri della mente per cercare una ragione, un perché del vivere. “Halite” dall’incedere ossessivo, sembra non finire mai, che rappresenti l’odierno frenetico stile di vita? Finale da cardiopalma, i ritmi aumento vertiginosamente, ci fermeremo prima o poi. “Bes”, terza traccia, mi ricorda gli indimenticabili Area, ma qui gli Stearica creano con il passare dei secondi un muro di suono potente e indistruttibile a difesa degli attacchi esterni: provate voi a disintegrarlo. “Geber” potrebbe essere la colonna sonora per un viaggio nella grigia e sempre piovosa città di Gotham, corse a perdifiato tra grattacieli tutti uguali, strade sempre bagnate e cuori ricoperti da una corazza d’acciaio ma fragili dentro. In “Nur” la confusione e il disordine cresce, ma la speranza non scema, anche nei momenti peggiori la fiammella ci guida per cercare una via d’uscita, ammesso ci sia! In “Tigris” le nebbie e le ossessioni sembrano che si diradino e si allontanino, ma solo per poco perché tutto alla fine sembra ritorcersi contro come prima, forse più di prima. Segue con le sue atmosfere rarefatte e orientaleggianti “Siqlum” chiusa da una moderna tarantella psycho punk inarrestabile; “Amreeka” dilata i suoni, le percezioni creano suoni suggestivi e immagini fantasiose, forse il brano più solare e intrigante dell’intero album, mentre gli 11 minuti e 43 secondi della finale “Shah mat” ci riportano sì agli Area ma anche a certe sonorità post rock in cui jazz, musica elettronica, dub, noise e rock si mischiano continuamente per creare suoni originali e surreali. Ottimo lavoro Stearica, il prossimo appuntamento è a un vostro live. Assolutamente da non perdere!

Tracklist:
01. Delta
02. Halite
03. Bes
04. Geber
05. Nur
06. Tigris
07. Siqlum
08. Amreeka
09. Shah Mat

 

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