There Will Be Blood – Horns (Ghost Records, 2016)

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Articolo di Roberto Bianchi

I There Will Be Blood sono un trio della provincia di Varese in attività dal 2009. Suonano un graffiante Blues Rock di forte impatto, che si ispira alle radici del Mississippi, ma allarga i propri orizzonti e si evolve verso molteplici sonorità.
Nei lavori precedenti, Wherever You Go ( 2011) e Without (2013), ci hanno proposto una serie di brani asciutti, strutturati con suoni che ricordano il maestro Hound Dog Taylor, i primi Black Keys, ed i Black Rebel Motorcycle Circle. Riff Taglienti, chitarre che si inseguono sostenute da una muscolosa ritmica e ritornelli seduttivi.
A quasi tre anni di distanza da Without i ragazzi pubblicano il terzo capitolo Horns, che prosegue e conclude il discorso narrativo concettuale dei precedenti album. Al centro del racconto c’è sempre il Viaggiatore Solitario che, alla disperata ricerca della redenzione della propria anima, incontra durante il proprio cammino ogni tipo di ostacolo, in un mondo popolato da mostri, magie, miracoli, vendette e catastrofi .
Musicalmente il nuovo lavoro è molto piu articolato: la chitarra solista di Riccardo Giacomin, la slide di Davide “Kowalsky” Pacioretti e la batteria di Mattia Castiglioni si uniscono ad armonica, piano, tastiere, sax, trombe e tromboni per comporre un tappeto sonoro molto più ampio che pur partendo dal gritty blues, si estende a sonorità funky, soul, rock, roots, gospel e country & western.

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Si ricomincia dal Blues! Burn Your Halo è ipnoticamente ritmica, l’armonica di Marco Pandolfi accompagna magistralmente i suoni delle due chitarre sostenute dalla voce di Davide, che è meno ruvida rispetto ai dischi precedenti. La sorprendente Fire si addentra nel territorio Funky-Rock-Soul, con un’ottima sezione di fiati composta da Massimo Marcer alla tromba, Paolo Celoria al Sax e Luciano Macchia al trombone. Inaspettato anche l’intermezzo gospel di Blind Wandering sostenuto dalle voci e dalla ritmica delle mani.
Undertow ci trasporta nella dimensione Stones con grandi riff ed il piano di Pandolfi in bella evidenza. Mismatch, Turn Your Back, Short Breath e Lust  sono ottimi esempi di Garage Blues, più vicini ai precedenti lavori. In Reviver ritorna l’armonica ed i suoni creano un’ atmosfera molto cinematografica. Ride in apertura ricorda vocalmente i Police, per poi aprirsi in armonie morriconiane e virare nel finale in direzione rock, molto intensa!
Atipica la title track Horns dove compare anche il synth, atmosfera tribale e voce sussurrata; è un brano d’avanguardia, difficilmente etichettabile. Conclude l’album Til death do us part, che riporta a casa il Viaggiatore senza nome; traccia molto ritmata, ritornello vocale e cori in primo piano, chitarre pulite e la tromba di Massimo Marcer che aggiunge un bel tocco tex-mex.
Un buon lavoro, costruito con cura da una band in grande crescita, che ha avuto il coraggio di  uscire dagli schemi precedenti, proponendoci un’intrigante miscela di suoni e generi.
Nota interessante per musicofili raffinati: il disco uscirà anche in vinile!

Tracklist:
01. Burn Your Halo
02. Fire
03. Blind Wandering
04. Undertow
05. Mismatch
06. Reviver
07. Ride
08. Turn your Back
09. Horns
10. Short Breath
11. Lust
12. Til Death Do Us Part

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Ho avuto modo di incontrare Davide e Riccardo, con i quali ho fatto una piacevole chiacchierata, esplorando il loro percorso artistico e raccogliendo parecchie curiosità che meritano un articolo a parte. Colgo l’occasione per anticipare alcune interessanti informazioni.
I ragazzi sono molto determinati, e guidati da una grande passione, figlia di una cultura musicale tramandata (Riccardo) e una crescita in mezzo a centinaia di libri (Davide).
Le basi musicali sono generalmente proposte da Riccardo e poi elaborate da tutti, con la supervisione ritmica di Mattia. I Testi sono di Davide che scrive pensando in Inglese.
Tra pochi giorni il trio partirà per un breve tour in Norvegia, dove sono molto apprezzati, tanto che la casa discografica Norvegese si è occupata della stampa del loro nuovo disco in Vinile.
Nel brano Undertow c’è un ottimo intervento pianistico di Massimo Marcer, che ha suonato per la prima volta quello strumento in sala d’incisione.
I ragazzi stanno lavorando per organizzare qualche concerto con la partecipazione degli ospiti presenti sul disco.
Il sopranome “Kowalsky” di Davide deriva dal protagonista del film Vanishing Point (Punto Zero), una sorta di Easy Rider automobilistico sorretto da un’ottima colonna sonora rock.
I loro dischi preferiti sono: Led Zeppelin 2 (Davide), Exile On Main St. dei Rolling Stones (Riccardo), In Utero dei Nirvana (Mattia).
E’ stato un piacere conoscerli, oltre che ascoltarli.

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