Chi m’ha visto – di Alessandro Pondi (2017)

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Articolo di Eleonora Montesanti

Abbiamo visto in anteprima il film di Alessandro Pondi con Pierfrancesco Favino e Giuseppe Fiorello, in uscita nelle sale italiane giovedì 28 settembre. Senza anticiparvi troppo, vi consigliamo perché andarlo a vedere.

Mario Piccione (Beppe Fiorello) è un chitarrista eccellente, tant’è che collabora con i più grandi artisti della musica pop italiana – da Jovanotti a Elisa, passando per Max Pezzali, J Ax e Gianni Morandi – ma, come purtroppo spesso capita, quasi nessuno sa chi è. E’ un po’ il destino di lavorare con persone di grande fama, quello di non avere mai i riflettori puntati addosso, giusto?
Come se non bastasse, poi, ogni volta che Martino torna nel suo luogo d’origine, un paesino sperduto dell’entroterra pugliese dove (nonostante i paesaggi mozzafiato) non accade mai niente, tutti i suoi compaesani lo scherniscono con frasi del tipo: “Ma quando ti trovi un lavoro vero?”
Martino, però, vorrebbe solamente poter suonare la sua musica. E, a un certo punto, quand’è all’apice della frustrazione, ha un’idea: con l’aiuto del suo migliore amico Peppino, un rozzo “cow-boy” di paese le cui uniche vere passioni sono le donne e la sambuca con la mosca, mette in atto la propria sparizione per attirare l’attenzione su di sé, non pensando troppo alle conseguenze di questo atto così definitivo.

Si tratta di una commedia molto riuscita: la trama unisce tutti gli aspetti di una realtà in cui è più importante l’apparenza rispetto all’essenza, li smaschera e li schernisce. C’è una sorta di ironia di fondo che prende posizione riguardo a questo atteggiamento così nocivo, soprattutto nei confronti della musica e della cultura in generale.

Di seguito le parole del regista Alessandro Pondi:
“…con questo film abbiamo voluto raccontare proprio questo, una storia sul grande inganno dei media e sulla ricerca del successo da parte di chi ha davvero talento, ma non ha la forza e la caparbietà di sgomitare ed imporsi per arrivare in prima fila.
E allora, in un mondo dove è importante esserci, quindi apparire, anche il non esserci, dunque sparire, diventa improvvisamente una valida alternativa per accendere un riflettore su di sé e far sentire al mondo intero di cosa si è realmente capaci.”

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