The Big Blue House – (A-Z Blues, 2018)

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Articolo di Antonio Spanò Greco

Se il 2018 inizia con album di questo genere, il blues italiano, sono sicuro, potrà darci tante soddisfazioni.

Il nostro è un sound elettrico, rock-blues, che cerca fortemente di rispettare la tradizione dei più grandi, pur esprimendo un blues moderno e creativo”; così risponde Danilo Staglianò, voce e chitarrista della The Big Blue House, alla mia domanda di presentare la band con parole sue. Il gruppo, quartetto classico, è composto inoltre da Luca Bernetti al basso, da Andrea Berti alla batteria e da Sandro Scarselli al piano elettrico e hammond. Binne My è il loro secondo album che segue l’esordio Do it del 2016.

Continua Danilo “il nome della band sta a significare l’unione delle nostre esperienze raccolte in passato sotto una ‘grande casa blu’. Così facendo possiamo creare quello che si può ascoltare nei due album da noi incisi”. Gruppo formatosi nel 2014 a Torrita di Siena, nota località per il suo festival blues che nel 2016 ha ospitato la finale dell’European Blues Challenge; nel 2016 sono tra i tre vincitori del contest Obiettivo BluesIn assicurandosi l’esibizione sul palco del Pistoia Blues Festival del 2016 e l’inserimento di un loro brano nella compilation “Pistoia Next Generetion vol. 2”. “Il titolo del nostro album Binne My in afrikaans significa ‘dentro me’ e la scelta di questa lingua sta, per noi, a dire che siamo alla ricerca di una crescita interiore come uomini e musicisti; tema portante dell’album in generale” continua Danilo per presentare questo eccellente lavoro e prosegue “la nascita dei pezzi si sviluppa così: io molto spesso presento un riff o quantomeno l’idea base, sia testo che musica, sulla quale creare il brano e a differenza del primo, poi tutti i componenti della band partecipano attivamente”. Tre testi sono di Luca Bernetti ed alcuni spunti fondamentali sono idee di Andrea e Sandro. Tutto questo, in sala prove, ha reso possibile la creazione dell’album. Anche se mi sembrava scontato o quasi, come mia abitudine quando chiacchiero con i musicisti domando i tre dischi fondamentali e gli ultimi ascolti recenti. Danilo così mi ha risposto “I miei tre dischi fondamentali per la mia crescita sono: Texas Flood di Stevie Ray Vaughan, una vera e propria folgorazione! Hard Again di Muddy Waters, la legge elettrica! E per finire non ho un terzo specifico, ma il nome B.B. King può bastare? Adesso invece sto ascoltando molto il nuovo blues e quantomeno come il blues si sta evolvendo, e mi fa impazzire! Vale a dire Doyle Bramhall II, Jonny Lang e Gary Clark Jr. non disdegnando l’ascolto di musicisti italiani quali Davide Lipari, Maurizio Pugno, Linda Valori e Luca Giordano per citare i primi nomi che mi sono venuti in mente”.

Insomma, ha detto tutto Danilo o quasi, Binne My è proprio un bellissimo e interessante lavoro di rock blues che anche se deve molto alla tradizione, ai maestri e alle leggende del passato suona maledettamente fresco e attuale, una iniezione generosa di nuova linfa al genere e una corposa, seducente e valida dimostrazione che in Italia il blues si sta rigenerando creando continuamente nuovi talenti e sfornando lavori sempre più validi e importanti. 45 minuti suddivisi in otto brani originali dove echeggiano sì le guide spirituali ma la band ha già una sua precisa impronta, un groove e un affiatamento degno dei maestri. Le note scorrono senza momenti di stanca passando dalla iniziale Liar dal riff ossessivo, scelta come video e singolo, a Moments Of Rain dove l’hammond di Sandro duetta e crea pregiati fraseggi con Danilo; da Black Eyes, lento e ipnotico, che ci avvolge e solleva da terra a Playing This Tune quasi un funky rock spigliato e generoso, è incredibile come suoni così pulita e sicura la chitarra di Danilo mentre la band riesce a non perdere un colpo; da The Middle Passage, la Pride and Joy della band toscana, oserei dire con tutte le differenze ma anche le affinità del caso, a Binne My un bellissimo brano d’atmosfera impreziosito dalla presenza di Maurizio Pugno uno dei migliori chitarristi in circolazione che accompagna abitualmente Linda Valori e bluesman stranieri; da I’m Not A Sale, dichiarazione d’indipendenza musicale su un tappeto sonoro energico e trascinante alla conclusiva To Live This World dove l’ospite Gianluca Meconcelli alle percussioni e ai piatti dà al brano quel tocco di afro e internazionalità che rende il tutto ancora più godibile.

Gli elogi a questa seconda prova dei TBBH non mancano e il cd è ormai fisso nel mio stereo; meritano sicuramente la vostra attenzione e sono certo che in futuro non ci deluderanno.

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