Mora & Bronski – 50/50 (Busker/A-Z Bues, 2018)

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Articolo di Antonio Spanò Greco

Terzo capitolo del duo Fabio Mora e Fabio “Bronski” Ferraboschi rispettivamente voce e basso del gruppo rock I Rio in arte, per questa avventura musicale, Mora & Bronski. 16 brani, 8 inediti e 8 cover, da qui deriva il titolo dato all’album, che spaziano dal blues del Delta al cajun della Louisiana, dal country al folk finanche alla canzone d’autore italiana e alla musica tradizionale regionale. Rispetto ai precedenti lavori la proposta del duo non cambia ma viene ampliata cercando, nonostante i diversi stili proposti, di mantenere un’identità e uno stile originale con suoni molto roots graffianti e minimali in questo disco per la prima volta con l’aggiunta di inserti elettronici e percussivi “programming” a sostegno del tessuto armonico ritmico. Il risultato è interessante e a tratti affascinante soprattutto nei brani originali cantati in italiano e in dialetto dove il duo da sfogo alle proprie passioni e visioni.

Preceduto dal singolo radiofonico e dal video Spaghetti blues, 50/50 ospita alcuni guest d’eccezione come Fabrizio Poggi, armonicista recentemente nominato ai Grammy Awards tra i Best Traditional Blues Album in coppia con Guy Davis, presente in Keep it to yourself cover di Sonny Boy Williamson qui reggaetizzata e quasi irriconoscibile, ma intrigante e ballabile. Altri ospiti sono la folksinger statunitense Deborah Kooperman, famosa per la sua collaborazione con Francesco Guccini, che suona la chitarra e canta in This train is bound for glory storica canzone di Woody Guthrie, personaggio che la stessa Deborah conobbe durante la sua infanzia nello stato di New York perché era un amico di famiglia. Lorenz Zadro, ospite alla chitarra in Anarcos, brano a firma Bronski, elettro psyco blues ballad e ipnotica, e in Appuntamento al buio sempre del Ferraboschi, filastrocca d’amore semplice e avvolgente. Max Lazzarin al piano nella cover del mai dimenticato Fats Domino The fat man, e non poteva essere diversamente, pochi in Italia sanno suonare il piano come Max, mentre insieme alla socia Stephanie Ocean Ghizzoni (ricordate i Bayou Moonshiners?) sono presenti nel brano che chiude l’album Vudumanti (veglia di mezzanotte) brano di Mora, nudo e crudo gospel, tetro blues sporco e sognante. Pietro Marcotti all’armonica appare nella già citata Appuntamento al buio, in Carezze all’ossigeno martellante blues e in Neve e cenere lento e surreale. Ultimo ospite Arlo Zenzeni che suona il violino in The backdoor  (La porte d’en arriere) cover di D.L. Menard artista soprannominato l’Hank Williams del cajun. Oltre al già citato Spaghetti blues, forse il brano simbolo dell’intero lavoro perché in sé raccoglie tutte le proposte musicali offerte da 50/50, sono da menzionare una See my jumper hangin’out the line secca, nuda e cruda versione del brano a firma R.L. Burnside, un vero monumento del blues del Delta elettrificato e Jolie Louise di D. Lanois artista che piace molto al duo perché anche nel cd precedente era presente una sua canzone. Pistol packin’ mama di Al Dexter è un omaggio al country, No potho reposare è un canto della tradizione popolare sarda, canzone scritta nel 1920 dal compositore Giuseppe Rachel sulle parole della anonima poesia, scritta nel 1915, dall’avvocato sarulese Salvatore Sini; Più giù brano a firma Mora è un blues misterioso e circolare con un bel giro di chitarra mentre Mezzanera, scritta dal socio, è un bel brano, un po’ particolare per gli arrangiamenti e lo svolgimento del brano ma comunque non dispiace.

Per concludere possiamo dire che il duo Mora & Bronski in questo terzo lavoro, pur mantenendo le proprie caratteristiche nel senso della varietà delle proposte musicali offerte, cerca di alzare l’asticella e di dare un senso comune, un proprio marchio di fabbrica alla musica proposta, operazione riuscita sia nei propri brani che nelle cover con sonorità ridotte all’osso e di immediata presa. Se i primi due lavori possono essere letti come un libero sfogo, un diversivo, un trovare un motivo per divertirsi seguendo i propri miti, questo terzo lavoro è fatto maledettamente bene e qualitativamente importante per il panorama musicale blues italiano.

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