Live report e immagini sonore di Monica Alabianca Sala

Sono passati vent’anni dal periodo in cui i Folkabbestia mi fecero innamorare con l’uscita del loro primo album intitolato “Breve saggio filosofico sul senso della vita”, parlare di loro dovrebbe essermi semplice, ma in realtà non lo è affatto. Rivederli è sempre un miscuglio di emozioni, ricordi, danze e ritornelli cantati a braccia alzate, o alla ricerca di un contatto col quale condividere momenti di euforia, mani che battono e tengono il tempo insieme a perfetti sconosciuti che ti ritrovi accanto e che nel tempo massimo di due brani diventano le persone con le quali passi alcune delle serate più divertenti della tua vita.

È andata più o meno così anche venerdì sera allo Hi Folks! di Vittuone, certo, con più moderazione, con il compito di documentare il concerto, qualche scatto e appunto questa “complicata” recensione, che per alleggerirmi un po’ il peso di certe responsabilità preferirei chiamare “raccolta di pensieri personali sulla serata”. I ragazzi salgono sul palco intorno alle 23, si presentano in una formazione rivisitata, manca il violino del simpatico menestrello Osvaldo Laviosa, lo storico batterista Nicola De Liso è sostituito egregiamente da Alessandro Morelli e sorpresa delle sorprese, dopo un lungo periodo lontano dal palco, riprende possesso della fisarmonica il grandissimo Michele Sansone che coi Folka ha condiviso gli inizi e diversi anni a venire fino al 2003.

Danno il via al concerto con “Canzone d’amore” un brano contenuto nel loro primo album e a seguire, in omaggio alle terre d’Irlanda, “Marie’s wedding” per poi continuare con “Le vie del Folk” marchio di fabbrica immancabile in tutte le loro esibizioni. Il pubblico è ancora in fase di studio, li osserva, incuriosiscono, ma ancora prevale una certa timidezza ad alzarsi dalle comode sedute per partecipare attivamente alla festa. Purtroppo succede un inconveniente, si rompe il pedale della batteria, ma diventa anche il pretesto per l’aggiunta di “Amando Armando” alla già lunga scaletta prevista per ripercorrere i tanti anni di concerti su e giù per l’Italia e in diverse manifestazioni in tutta Europa.

Sistemato in tempi rapidissimi il pedale, i ragazzi ripartono ancora più carichi e da qui in avanti è un susseguirsi di ballate e tarantelle, c’è posto per tutto, si spazia dal folk più tradizionale, ai suoni balcanici o irlandesi, fino all’inconfondibile ritmo dei canti della terra di Puglia, patria d’origine di questi artisti. Anche i testi sono un continuo alternarsi di storie a racconti surreali, situazioni tra il certo e l’improbabile, personaggi bizzarri come Cicce Pe, si dà spazio alla disavventura della lumaca Luciana, ai struggenti canti legati alla tradizione popolare come in “Tammuriata a mare nero” e alla ben augurante “Tarantella della Buona ventura”. Si canta con dolcezza e si parla d’innamorati, di amori belli-belli, descritti ne “Il sabato nel villaggio” e ne “La civetta”. “Nel circo ungherese” anche la donna barbuta e il nano di Bucarest possono essere liberi di vivere la loro storia insieme e diventare dei protagonisti.

Cosa volete che vi dica, sarà tutto questo parlar d’amore, sarà il calore tipico della gente del sud che ci coinvolge dal palco, o il sole che magicamente sono riusciti a portare anche in terra padana dopo giorni vestiti d’autunno, saranno questi ritmi incessanti, l’inconfondibile suono della fisarmonica… il fatto è che anche il pubblico ha ormai da tempo occupato l’area sottopalco ed è coinvolto in danze e cori urlanti al punto che sembra davvero di essere finiti “Alla festa di Gigin”. Siamo a due ore piene di concerto e quasi in dirittura di arrivo, è il momento di metterci tutti in cerchio, unire i nostri mignoli e danzare insieme su “Memorie di Breiz”, ed è sempre commovente vedere la magia che riesce a trasmettere una semplice canzone unendo per qualche minuto persone fino a poco prima estranee fra loro.

Vent’anni fa questi giovani ragazzi si presentavano con capelli lunghi, pantaloni e canotte dai colori sgargianti, quasi carnevaleschi, rasta…  in “U frikkettone” in realtà cantavano di non volerlo più essere frikkettoni. Li guardo ora, il loro look è cambiato, un po’ come per tutti sono arrivati gli anni della laurea, l’amore della vita, i figli, il lavoro, i trasferimenti, ma sono convinta che oggi come allora sono e saranno sempre i più grandi frikkettoni che abbia mai conosciuto e che continueranno a professare a vita che “Non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice”.

La serata si conclude, sono contenta, artisti e pubblico soddisfatti, ho scoperto un locale molto carino e bella gente, ma è ora dei saluti e del rientro, vi lascio con un arrivederci a presto lungo “Le vie del folk”.

Allo Hi Folks! hanno suonato:

Lorenzo Mannarini voce/chitarra
Checco Fiore basso
Michele Sansone fisarmonica
Alessandro Morelli batteria

La scaletta della serata è stata:

Canzone d’amore
Marie’s wedding
Le vie del folk
Amando Armando
La baraonda
Tarantella della buona ventura
Stayla Lollo Manna
La festa di Gigin
Il castello ottagonale
Alla Luciana
Alla manifestazione
Un hora sola ti vorrei
La civetta
Dumbala dumba
Il sabato nel villaggio
Azzurro
Girano le pale
Nel circo ungherese
U frikkettone
Breve saggio filosofico sul senso della vita
Tammuriata a mare nero
Fuga in fa
Cicce pe
Vulesse addeventare nu brigante
Memorie di Breizh

Curiosità: nel 2003 I Folkabbestia sono entrati nel Guinness dei primati per aver suonato a Milano, per 30 ore consecutive, il brano “Stayla Lollo Manna” tratto dal loro album “Se la rosa non si chiamerebbe rosa”.