T E A T R O
Articolo di Annalisa Fortin
Appassionato sciatore, Moses Pendleton, a soli 18 anni vince il campionato mondiale di sci di fondo. Si laurea poi in letteratura inglese e dà vita, con Jonatahan Walken, alla compagnia Pilobolus Dance Theatre. In seguito al successo della inedita formula di danza acrobatica del gruppo, vince il Berlin Critics Prize e debutta a Broadway, presentato da Pierre Cardin. Intanto, mentre continua a esibirsi con i Pilobolus, Moses firma in proprio la coreografia per l’Integrale Eric Satie all’Opéra di Parigi e del suo notissimo `a solo’, vestito di bianco, con occhiali neri e bastoncino, dal titolo Momix, ideato per la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Invernali di Lake Placid. Nasce così la sua nuova compagnia, chiamata appunto Momix (1980), per la quale crea numerosi titoli a partire da un’intuizione, da un oggetto o da un dettaglio, che diventano occasioni di giocosi virtuosismi ginnici e di invenzioni fantasiose, sfruttando le potenzialità dinamiche del corpo.
Quando si parla dei Momix, non si può non parlare del suo ideatore, perché solo così si riesce a comprendere davvero cosa sono. Non una compagnia di danzatori, bensì una compagnia di atleti acrobati, che porta in scena, grazie alla genialità di Pendleton, delle vere e proprie “illusioni”, soprattutto attraverso la luce. Intervenendo su di essa i Momix riescono ad ingigantirsi o scomparire, fondersi o raddoppiarsi.
Superati i 43 anni, questa compagnia affronta ancora le sfide della gravità, con il trasformismo dei suoi personaggi che evocano sensazioni e colori sempre nuovi, che affascinano gli occhi del pubblico grazie alla genialità del carismatico direttore artistico.

La loro nuova tournée italiana ha preso il via al Teatro Toniolo di Mestre, con un susseguirsi di repliche tutte sold out.
Back to Momix è uno spettacolo nato dal desiderio di tornare a calcare le scene dopo anni difficili che hanno forzatamente allontanato la compagnia dal suo pubblico, con il desiderio di leggerezza e spensieratezza, peculiarità dei Momix, e uno sguardo sempre teso al futuro. I più significativi estratti dei grandi classici che hanno segnato la storia del gruppo vengono restituiti alle luci del palcoscenico con una nuova e viva intensità.
La genialità di Pendlenton trova massima espressione anche nella realizzazione di costumi talmente ricercati e bizzarri, da creare delle vere e proprie illusioni ottiche, diventando un tutt’uno con gli atleti che li vestono. È il caso, per esempio, di splendidi fiori umanizzati, dai toni vermigli, che si tramutano in stravaganti tutù addosso a delle stupende atlete, per divenire alla fine la seconda pelle di sirene dalle estremità ondeggianti; oppure di una veste fatta a raggiera, enorme, dorata, che ipnotizza lo spettatore con i vortici dell’artista che la indossa: roteando su stessa al limite dell’umano, crea con il magico vestito ruote meravigliose e forme senza fine.

La ricercatezza dell’illusione non preclude però la possibilità di constatare ed apprezzare la preparazione atletica dei componenti della compagnia. Quando alcuni atleti utilizzano una semplice asta per volteggiare in acrobazie inaudite, dove ogni muscolo è richiamato al suo dovere più estremo, non c’è altro trucco oltre alla loro bravura e ai loro corpi: perfetti, precisi, stupendi.
La stessa considerazione vale per l’assolo di una donna con un semplice tavolo. Niente rimane racchiuso nei confini della normalità e il corpo di quella ginnasta diventa un vero e proprio oggetto di fantascienza dai virtuosismi realizzati.
L’apice del sogno si verifica con il teatro stesso che diventa lo sfondo su cui proiettare tutto l’immaginario possibile: un gioco di luci crea un effetto visivo “in negativo” su corpi ricoperti di parole e forme geometriche, corpi che volteggiano con “semplici” rotoli di carta. Ne deriva un effetto suggestivo che ammutolisce il pubblico, rappresentato in gran parte anche da bambini accompagnati dai nonni.
I Momix ancora una volta ammaliano tutte le generazioni.










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