R E C E N S I O N E
Recensione di Alessandro Tacconi
Quante storie si possono raccontare attraverso una melodia, un brano strumentale? A volte basta un accordo perfino per affermare che sei in… disaccordo. Quanta musica occorre per narrare la complessità di un’epoca che porta con sé cambiamenti radicali nell’essere umano?
Sociologi e psicologi (non citiamo gli “psicoanalisti” noti di casa nostra che riempiono saloni e teatri con fiumane di adepti annuenti e veneranti!) assemblano saggi spesso e volentieri “copiaincollando” concetti altrui. Questi volumi li chiamo “sallage”: saggio “+” collage.
Alla fine, una volta letti, mi ritrovo a pensare: tutto molto sensato, tutto molto giusto, tutto molto… POCO! Perché non esiste una formula univoca per descrivere questo nuovo tipo di essere umano, nonostante i sapienti dottori sembrino affermare il contrario.
L’ultimo pregevolissimo album dei Pericopes + 1, Good Morning World, argomenta, brano dopo brano, della complessità politica, sociale e (meta)umana dell’individuo.

Chi meglio di Pier Paolo Pasolini intervistato da Enzo Biagi, che denuncia l’impossibilità di esprimersi davvero liberamente, per aprire il brano interlude: oratio? Un collage di voci che denuncia il rapporto problematico tra la sedicente democrazia e la libertà di pensiero ed espressione personale.
A questo segue la lunga e lirica riflessione sul “martire per eccellenza” del giornalismo degli ultimi anni: Assange. Special guest per questa traccia la contrabbassista Rosa Brunello, che aggiunge corpo alla melodia un po’ dolente della prima parte suonata dal sax di Emiliano Vernizzi, autore della maggior parte delle composizioni dell’album, e dal pianoforte di Claudio Vignali, mentre Ruben Bellavia intesse soprattutto con le spazzole degli ostinati alla batteria. Nella seconda parte, il mood cambia leggermente aprendosi a uno sguardo un pochino più lieve. Ignoriamo se l’autore abbia composto il pezzo dopo il 24 giugno, giorno in cui Julian Assange è stato liberato e ha potuto riabbracciare la propria famiglia.
La complessità di questo progetto, che ci racconta dell’essere umano e del suo rapporto con la dimensione virtuale, la gustiamo nel linguaggio mutaforma del trio, che non si preclude alcun genere e valica di continuo quello che ha appena utilizzato.
Good Morning World parla tutte le lingue della nostro tempo e lo si capisce dai titoli di alcuni brani, dove la tecnologia, per forza di cose, non può essere messa da parte: Logout, Rue Sedaine Métavers o The Dawn of Algo-Rhythm. D’altro canto rileviamo come il trio utilizzi in modo assai misurato l’elettronica e non diventi parte preponderante del loro lavoro.
Definire il genere dei Pericopes sarebbe incasellarlo in un tempo e in uno spazio, ma le dimensioni che vogliono annullare sono proprio queste. La sfida è andare oltre tutto ciò che chiamiamo musica elettronica o contemporanea, rock-jazz, musica etnica o jazz contemporaneo.
Il punto è un altro: i brani sono davvero molto ispirati, rappresentano una continua sorpresa, spingono al limite le possibilità compositive e interpretative dei nostri. Questo è ciò che conta. Non ci stupisce il plauso unanime al lavoro di questi raffinati e colti musicisti, ottenuto nel corso degli anni da parte dei colleghi e della critica musicale.
Ogni brano meriterebbe una riflessione a sé. Cosmic Nirvana, ad esempio, ci delizia col suono del violino dell’ospite Anaïs Drago. Nelle intenzioni dei nostri, dovremmo trovare forme di felicità lontane da paludati conformismi. Questo dovrebbe essere anche un ammonimento per i loro colleghi che talvolta si accontentano di quello che suonano “perché piace al pubblico”. Il duetto indiavolato nel finale tra il sax e il violino ci lascia esausti ed elettrizzati.
Dal momento che è la prima cosa che ci accoglie quando prendiamo in mano l’album, allora parliamo della copertina: una donna meccanica in dolce attesa. Immagine intrigante e inquietante al tempo stesso. È stata realizzata dal fotografo Claudio Allia e racconta di quanto non possiamo più essere solo le ingenue creature in carne e ossa di pochi decenni fa, perché siamo già oltre: una mescolanza di animalità, divinità (auto)creatrice e corpo-macchina.
In chiusura dell’album, il brano Good Morning World propone il loop della frase in inglese, tedesco, italiano e francese pronunciata dal computer HAL 9000 nel film 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick: “Noi siamo, senza possibili eccezioni di sorta, a prova di errore e incapaci di sbagliare”. Dove la voce robotica afferma sé stessa con fredda e lucida logica, il trio replica con una gioiosa melodia e un energico vitale dinamismo.
E sia così nei secoli dei secoli!
Tracklist:
01. Logout
02. Cosmic Nirvana
03. interlude: piano
04. Liturgico
05. Rue Sedaine Métavers
06. interlude: oratio
07. Assange
08. The Dawn of Algo-Rhythm
09. Good Morning World
Photo © Roberto Cifarelli






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