R E C E N S I O N E


Recensione di Sabrina Tolve

Nel panorama musicale italiano, pochi artisti riescono a coniugare la tradizione con la contemporaneità in modo autentico e innovativo. La Niña, pseudonimo di Carola Moccia, lo fa con una naturalezza che sa di rito antico e di avanguardia sonora. Il suo nuovo album, Furèsta, attraversa le radici e le metamorfosi della musica napoletana, un’opera che rimescola passato e futuro, popolare e sperimentale, con una visione artistica forte e coesa.
Nata a Napoli, La Niña ha costruito un percorso musicale che attinge dalle sonorità partenopee per portarle in una dimensione nuova, mescolandole con elementi elettronici, percussioni tribali e un cantato che oscilla tra melodia e spoken word. Dopo aver guadagnato notorietà con progetti precedenti e collaborazioni di rilievo, la sua partecipazione a Sanremo 2024 al fianco di BigMama, Gaia e Sissi ha segnato un punto di svolta nella sua carriera, mettendola sotto i riflettori nazionali. Furèsta arriva come la conferma di un’identità musicale solida e raffinata, un album che parla una lingua arcaica e modernissima al tempo stesso.

Il disco si apre con Guapparìa, un omaggio alla tradizione reinterpretata in chiave contemporanea. Il brano rivisita il concetto del guappo, figura mitica della cultura napoletana, trasportandolo in un contesto sonoro stratificato dove il passato non viene imitato, ma riscritto con nuovi codici. Segue ‘O ballo d’ ‘e ‘mpennate che è un inno alla vitalità popolare. Le percussioni incalzanti e i cori evocano le feste di piazza, mentre la struttura del pezzo segue un crescendo che trascina l’ascoltatore in un vortice di energia primordiale. Arriva Ahi!, che introduce una nota più malinconica e riflessiva. Qui La Niña esplora il dolore e la resilienza attraverso un arrangiamento essenziale che mette in risalto la forza evocativa della sua voce. Oinè invece rappresenta la dimensione più sperimentale dell’album. L’elettronica si intreccia con strumenti acustici, creando un’atmosfera sospesa tra sogno e incubo, tra passato remoto e futuro ipotetico. Le succede Tremm’ (feat. KUKII), una delle due collaborazioni di questo interessantissimo disco. Il brano, ispirato alla tammurriata, si veste di sonorità distorte e percussioni ossessive che evocano un terremoto interiore ed esteriore. La presenza della cantante e produttrice egiziana-iraniana KUKII aggiunge un ulteriore strato di contaminazione culturale che ha e riprende a piene le radici del Mediterraneo. Si passa poi a Chiena ‘e scippe, un ritratto urbano di Napoli, tra caos, bellezza e contraddizioni. Il ritmo serrato e le immagini evocative costruiscono una narrazione che è al tempo stesso un atto d’amore e un’analisi critica della città. Torna la tradizione in Mammama’ che ha la forma del lamento, con un testo che richiama il pianto e la supplica. La voce della Niña diventa quasi uno strumento di dolore che oscilla tra dolcezza e disperazione. Figlia d’ ‘a Tempesta diventa così ancora più potente, nella sua incarnazione di tempesta stessa. Il brano è un manifesto di resilienza e forza, con sonorità impattanti e un’interpretazione intensa. Chiudono l’album Sanghe (feat. Abdullah Miniawy) e Pica Pica: se il primo brano porta l’ascoltatore in una dimensione ancora più globale e il cantato evocativo dell’artista egiziano Abdullah Miniawy si intreccia con la vocalità viscerale di La Niña, il secondo è una sorta di rito liberatorio. Il ritmo incalzante e la struttura aperta suggeriscono una festa rituale, un congedo che lascia nell’aria un’energia vibrante.

Furèsta è un album che riesce nell’impresa di far dialogare antico e moderno senza forzature, mantenendo viva la memoria musicale di Napoli e portandola in territori inesplorati. La Niña si conferma un’artista capace di raccontare storie e atmosfere con una voce unica, radicata nella sua terra ma aperta alle influenze globali. Ogni brano del disco aggiunge un tassello a questo mosaico, in cui la sperimentazione non è mai fine a se stessa, ma sempre funzionale alla narrazione. L’uso della lingua napoletana diventa una scelta estetica e politica, un modo per riaffermare un’identità senza chiudersi nel folclore. Furèsta varca epoche, culture e sensibilità, dimostrando che la tradizione è qualcosa di vivo e in continua trasformazione.

Tracklist:
01. Guapparìa
02. ‘O ballo d’ ‘e ‘mpennate
03. Ahi!
04. Oinè
05. Tremm’ (feat. KUKII)
06. Chiena ‘e scippe
07. Mammama’
08. Figlia d’ ‘a Tempesta
09. Sanghe (feat. Abdullah Miniawy)
10. Pica Pica

Una risposta a “La Niña – Furèsta (BMG, 2025)”

  1. […] una performance musicale e danzante carica di indignazione, di grinta, valori e coraggio. L’album Furesta, i ritmi napoletani e spagnoleggianti, le nacchere, i tamburelli e il calore del sud, tutto questo […]

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