R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

Siano il 9 poi il 4 infine il 3
La disposizione apotropaica
Dei semi che conducono a Betelgeuse
(Cosmogonia di Faustroll)

Stoicheia è il titolo della registrazione della performance svolta il 2 settembre 2024 nel giardino di Villa Casana all’interno dell’Archivio Storico Olivetti in occasione del Open Papyrus Jazz Festival di Ivrea, da parte di Massimo Barbiero, Markus Stockhausen e Roberta Tirassa.
La registrazione se funziona molto bene per quanto riguarda l’ascolto, è mutila della visione delle improvvisazioni della danzatrice. Per fortuna online si possono vedere alcuni minuti dell’esibizione e della poetica performance del trio. Possiamo così assaporare il senso di quello che voleva essere l’interazione tra la musica e la danza.

Ascolto e interplay sono fondamentali in questo progetto, anche se possiamo solo immaginare come abbiamo interagito i due musicisti con la ballerina. Un corpo che risuona e vibra in consonanza con il suono che la circonda e la raggiunge.    

Performance musicale e di danza all'Open Papyrus Jazz Festival, con un pubblico seduto che osserva e una danzatrice in primo piano mentre due musicisti suonano strumenti. L'atmosfera è intima e contemplativa, immersa in un ambiente naturale.

Di tutto il tondo sia un quadrato smussato
Avvolto in mussola e organza
Il senso più profondo di questa lieta danza
(Cantiga patafisica)

Le sei composizioni portano molto lontano e alludono agli elementi e a un corrispettivo stato d’animo, ad esempio Terra-Felicità, Acqua-Illusione, Fuoco-Disillusione. Sarebbe interessante conoscere la ragione del loro abbinamento da parte degli artisti.
Un mare magnum in cui la forma liquida dei brani ci fa affondare placidamente in un ascolto che potrebbe letteralmente proseguire per ore, continuando a cullarci in un moto senza fine.

Dolcemente veniamo sospinti dalle elaborazioni elettroniche del suono della tromba di Markus Stockhausen, davvero un maestro nel calibrare al meglio il suono acustico e quello sintetico del proprio strumento. Le percussioni di Massimo Barbiero sono un vero e proprio affresco. I battiti e le sonorizzazioni provenienti dal suo set di strumenti hanno l’indubbio fascino di una piccola orchestra. Le pulsazioni che produce offrono al nostro udito magiche e immaginifiche suggestioni.

La terra vera e propria,
la terra pura si libra nel cielo limpido,
dove son gli astri,
in quella parte chiamata etere
(Fedone, Platone)

Aristotele indica i quattro elementi che fondano ogni cosa del creato: terra, acqua, aria e fuoco, e li chiama stoicheia.
Non è un caso che il titolo dell’album alluda a un moto, che da milioni di anni è sempre il medesimo e che genera al contempo tutto ciò che ci circonda.
Nelle intenzioni del trio c’è quindi la rappresentazione di un processo sonoro e quindi fisico del quale facciamo parte da prima della nostra venuta al mondo.
Il suono prodotto è quindi senza fine, può procedere per un tempo inesauribile, come onde del mare che da sempre mantengono inalterato il proprio moto.

L’esperienza che abbiamo vissuto, grazie agli ascolti ripetuti di questo album, è il prodursi di una specie di stato meditativo (trance ci pare eccessivo come termine), in cui la mente ha allentato la presa sui pensieri.
Che cosa possiamo chiedere di più alla musica, se non di portarci via da noi stessi, abbracciando sensazioni positive e che ci rasserenano?  

Tracklist:
Danza del silenzio (Acquario) (51:18)
01. Vento (Introduzione) 7:19
02. Terra (Felicità) 8:58
03. Acqua (Illusione) 12:02
04. Fuoco (Disillusione) 11:10
05. Etere (Abbandonare) 5:16
06. Vento (Finale) 6:28

Photo © Carlo Mogavero

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