I N T E R V I S T A


Articolo di Nicola Barin

In occasione della rassegna Voci di donne, proposta dall’Associazione culturale Mantovana 4’33” di Matteo Gabutti, abbiamo intervistato la pianista Francesca Tandoi che si esibirà, con il suo trio, il 4 Novembre al Teatro Bibiena di Mantova.

Ci racconti brevemente qual è stato il percorso musicale che ti ha portato al jazz?
Ho amato il jazz prima ancora di amare la musica. È una storia che racconto spesso, ma non mi stancherò mai di farlo. Quando ero una bambina ascoltai per caso del jazz alla radio e ne rimasi completamente affascinata. Presi la radio in mano, andai da mia mamma e le chiesi: “Che musica è questa? Io amo questa musica!”. Lei mi rispose: “Questo è il jazz”.
Non suonavo ancora nessuno strumento, ma in quel momento decisi che avrei voluto diventare una pianista jazz. Da lì è iniziato tutto: ho intrapreso un percorso accademico, prima classico e poi jazzistico. Dopo il liceo mi sono trasferita all’Aia per studiare al Royal Conservatory of The Hague, dove ho completato la mia formazione. Lì si sono aperte molte porte che mi hanno portato alla carriera internazionale che sto vivendo oggi.

Qual è il tuo rapporto con l’improvvisazione?
L’improvvisazione è per me una parte essenziale della musica, anzi, della vita stessa. È il momento in cui mi sento più libera, quando posso esprimermi senza filtri e comunicare con gli altri musicisti in tempo reale. È il cuore del jazz, ma anche il motivo per cui non potrei suonare altro. Ogni improvvisazione è unica, irripetibile, e rappresenta la mia verità in quel preciso istante.

Quali sono le tue influenze musicali?
Le mie influenze sono tante e molto varie. Il jazz è sicuramente la musica che ho ascoltato di più, ma all’interno di questo linguaggio c’è un mondo vastissimo. Ho sempre cercato di spaziare dalle origini del jazz alle forme più moderne.
Ascolto e amo anche molta musica classica: Ravel, Debussy, Chopin — che ho studiato a lungo e a cui sono molto legata. E poi non nego la mia passione per la canzone d’autore: sono una grande fan di Claudio Baglioni, che considero il cantautore italiano più interessante e raffinato.
Per quanto riguarda il jazz, i pianisti che mi hanno formata e ispirata sono tantissimi: Keith Jarrett, Bill Evans, Chick Corea, Oscar Peterson, Bud Powell, Phineas Newborn, Gene Harris… ma anche molti altri musicisti di strumenti diversi, che nel tempo hanno lasciato un segno nel mio modo di suonare.

Come sei giunta all’attuale piano trio con Matheus Nicolaiewsky e Sander Smeets?
Il nostro trio esiste da dieci anni: quest’anno abbiamo festeggiato il nostro decimo anniversario, e ne siamo davvero orgogliosi. È una collaborazione che è diventata una grande amicizia. Abbiamo iniziato quando eravamo giovani studenti pieni di sogni, e per un periodo abbiamo persino vissuto insieme in una casa di studenti: facevamo le prove nella mia cameretta, con la tastiera, sognando di poter un giorno suonare in giro per il mondo.
Dieci anni dopo, guardando il nostro percorso, provo una grande emozione. Siamo cresciuti insieme, ma la complicità e l’entusiasmo sono rimasti gli stessi. Ogni tour è una festa, sul palco e fuori dal palco. È anche un trio internazionale: Matheus è brasiliano, Sander olandese, io italiana. Questa diversità culturale arricchisce moltissimo la nostra musica, e ognuno di noi porta la propria sensibilità nel suono comune.

Nell’album Bop Web due brani, Pink Walker e Right On, si discostano dal bebop per esplorare l’ambiguità tonale cara a McCoy Tyner. Puoi parlarcene?
In Bop Web ci sono molte mie composizioni originali, e ognuna riflette un aspetto diverso del mio linguaggio. Pink Walker e Right On, in particolare, sono brani ispirati anche all’armonia quartale e al suono di McCoy Tyner.
Ho sempre ascoltato tanta musica e inevitabilmente questo si riflette nella scrittura: amo sperimentare e non fermarmi a un solo stile. Ho scelto il titolo Bop Web perché rappresentava bene quella fase del mio percorso, ma non mi limito al bebop — mi piace muovermi liberamente tra diverse sonorità.
The Pink Walker è nata a sei mani, durante una prova con il trio: un momento di pura ispirazione collettiva. Right On, invece, è nata in modo più immediato, quasi d’istinto, scritta in un momento di grande spontaneità.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Sto per registrare un nuovo disco, che sarà molto diverso dai precedenti. Sarà con una formazione inedita, che per ora preferisco non svelare, ma rappresenterà un lato diverso della mia personalità artistica.
Nei miei progetti futuri c’è la voglia di dare più spazio alla Francesca compositrice, di concentrarmi maggiormente sulla mia musica originale e di approfondire la mia voce come autrice. Sarà un passo importante e presto ne saprete di più!

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