C H I E D O _ A L L A _ P O L V E R E
Franco non sa mangiare.
Riesce a impataccarsi in modo impensabile anche solo addentando un panino. Ricordo che una volta, dopo aver mangiato un trancio di pizza, era talmente imbrattato di pomodoro da sembrare sopravvissuto a un accoltellamento.
Un’altra specialità di Franco è mettere le dita sull’inchiostro fresco. Ne conserva testimonianza il battipenna della mia SG Custom, autografato da Steve Vai. Aveva appena finito di firmarlo quando Franco glielo prese dalle mani e posò il pollice sull’autografo ancora fresco. Vai se ne accorse all’istante: «Hey! It’s wet!». Sulla coda della i è rimasta l’impronta digitale del pollice di Franco, ancora perfettamente visibile.
Fin qui i pregi.
Franco è un chitarrista classico pur non essendo un classico chitarrista: porta i capelli lunghi legati a coda, i baffi e una barba perennemente incolta. Lo presentai a Claudio Lolli prima di un concerto: «Sembra uno spacciatore sudamericano, ma è un maestro di chitarra». Lolli mi rispose: «Si vede». Non ho mai capito se avesse notato le unghie della mano destra di Franco – i chitarristi classici le portano lunghe come quelle di Nosferatu – oppure se avesse semplicemente voluto stare al gioco.

Per la verità, prima o dopo i concerti ai quali abbiamo assistito insieme, siparietti del genere sono capitati più di una volta. In un’occasione andammo a conoscere un famosissimo batterista inglese che, vedendoci arrivare, si nascose dietro una tenda. Io, Franco e l’organizzatore che ci aveva accompagnati pensammo fosse in vena di scherzare e rimanemmo fermi davanti alla tenda a scambiare due chiacchiere per ammazzare il tempo, aspettando che si decidesse a venire fuori. Dopo un quarto d’ora, non sapevamo più che fare.
Fu allora che il batterista sbucò da dietro la tenda, si rivolse a me e disse: «Hablo español casi perfecto». Pensai che fosse un cazzone con un senso dell’umorismo fuori scala e stavo per dargli una pacca sulla spalla, accompagnandola con una battuta altrettanto surreale, quando l’organizzatore mi afferrò il braccio. Mi guardò molto seriamente negli occhi e disse: «Non vuole essere toccato».
Solo dopo capii che quell’uomo aveva tutta una serie di manie e fissazioni che nessuno di noi aveva sospettato e che, col senno di poi, mi sembrano abbastanza riconducibili allo spettro dell’autismo. E questo, almeno per me, spiega come facesse, nonostante l’età, a eseguire per tutta la durata di un concerto pattern ritmici complessi, anche a tempi molto sostenuti, con una precisione più meccanica che umana.
Prima di andarcene, Franco volle fare una foto con lui. Dato il soggetto, mi parve un’idea così bislacca che mi viene da ridere ancora adesso mentre ne scrivo.
Si mise in posa passandogli un braccio sopra la spalla, ma facendo scrupolosamente attenzione a non toccarlo. Scattai.
Nella foto sembra che lo stia abbracciando. In realtà non lo sfiora nemmeno.
Silverio Natali ha pubblicato bestseller sotto lo pseudonimo di Elena Ferrante, inciso le parti vocali di Innuendo al posto di Freddie Mercury e abrogato quarantamila regi decreti. Di queste tre cose, una sola è documentabile.






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