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Marco Colonna

Enzo Favata – The Crossing (Niafunken, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Non poteva che intitolarsi così, The Crossing appunto, l’ultimo intenso e denso lavoro di Enzo Favata e del suo gruppo che ha scelto di chiamarsi con lo stesso nome, e non credo per mancanza di fantasia, ma per affinità concettuale con il disco stesso. Si tratta di Pasquale Mirra al vibrafono, marimba midi e Fender Rhodes, Rosa Brunello al Fender Bass, Marco Frattini, batteria e percussioni ed Enzo Favata al sax, theremin, samples e arrangiamenti.
Un altro “caso non fortuito” è che il brano di apertura si intitoli Roots (radici), nell’album che si intitola “Incroci” (Crossing). Qualche volta i titoli sono anche qualcosa di più che didascalie, sono mappe concettuali e questo ne è certamente un caso. Di quali radici parliamo? Di quelle jazz- rock, visto che Roots è un brano di Ian Carr’s Nucleus, grande interprete del genere, o di quelle elettroniche, l’altra componente fondamentale del lavoro? Potremmo rispondere alla fine, dopo aver ascoltato le sei tracce musicali tutte d’un fiato e che sembrano finire in un battibaleno, tanto il disco è ben costruito e intensamente popolato di suggestioni musicali.

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Marco Colonna – Offering. Playing The Music Of John Coltrane (Niafunken/Setola di Maiale, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Vorrei incominciare questo commento al suggestivo lavoro di Marco Colonna, dal titolo Offering. Playing the Music of John Coltrane uscito per Niafunken, con una considerazione molto personale. Ho sempre amato soffermarmi nelle chiese, nella basiliche, nelle cattedrali, ma anche nelle pievi o nelle chiesette di campagna, al di là della mia fede personale, anche per poterne gustare i silenzi. Ognuna ha un suo silenzio particolare, come sapevano John Cage e tantissimi altri grandi compositori e musicisti, anche i silenzi “suonano”. Un tempo nelle chiese si poteva ascoltare praticamente un solo ed unico strumento, l’organo insieme a canti liturgici e gregoriani. Qualcuno poi però ha cominciato ad usare le chiese per i concerti, riconoscendone un luogo anche di “spiritualità” in senso lato e non solo in senso strettamente religioso. Sono comparsi i violini, qualche flauto, persino tromba, trombone e saxofono. Non posso anche qui fare a meno di citare, i tanti concerti della rassegna NovaraJazz di Corrado Beldì e Riccardo Cigolotti che si sono tenuti (e speriamo si tengano ancora), nella grande  basilica di San Gaudenzio, sotto l’imponente e misteriosa Cupola antonelliana, luogo, come confermano i musicisti, dall’acustica eccezionale. 

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Marco Colonna & Alexander Hawkins – Dolphy Underlined (Fundacja Słuchaj Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Per fare certe cose ci vuole coraggio, nella musica, come in tante altre attività. Celebrare un musicista come Eric Allan Dolphy, non richiede solo coraggio, ma anche convinzione di poterlo fare e, naturalmente, occorre avere talento. A dire la verità c’è anche chi si butta a capofitto in una impresa avendone la vocazione, ma non possedendone gli strumenti. Quando chi ha la vocazione, ha anche gli strumenti per farlo (e non parlo degli strumenti musicali, naturalmente), allora il gioco è fatto. È questo il gioco del grande clarinettista Marco Colonna e dello straordinario pianista Alexander Hawkins, capaci di cimentarsi con la memoria di un mostro sacro della musica (non solo del jazz) come Eric Dolphy, anche se questo gioco era altamente pericoloso. Lo è prima di tutto per l’incontenibile ecletticità del musicista e la sua inimitabile originalità, ma il clarinetto basso è anche il pane quotidiano di Marco Colonna e l’idea di rendere omaggio a Dolphy in compagnia di un pianoforte, molto “pensato” come quello di Hawkins, non poteva che essere una soluzione adeguata. Da questo incontro, “Bello come l’incontro di un ferro da stiro e di una macchina da cucire su di un tavolo anatomico” aveva scritto Lautremont, definizione assai adatta alla musica del grande clarinettista americano che potrebbe anche piacere ai nostri due musicisti, scaturisce un disco di eccezionale bellezza, di misurata originalità e di raffinato pregio: “Dolphy Underlined” uscito nello scorso mese di ottobre.


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Marco Colonna – Tania Bruguera @ EJC – Basilica di San Gaudenzio, Teatro Coccia, Novara – 14 settembre 2019

APPUNTI DALL’ EUROPEAN JAZZ CONFERENCE – NOVARA


Articolo di Mario Grella

Con la consueta lungimiranza e disponibilità, le parrocchie unite del centro città hanno concesso ampio spazio alla European Jazz Conference e ai concerti “fringe” che accompagnano i lavori. È il caso del chiostro della Canonica del Duomo, della Basilica di San Gaudenzio, ma anche dell’organo di San Marco fatto provare ieri a Alexander Hawkins in vista di concerti futuri. Del resto è una fiducia ben riposta, sarebbe bastato ascoltare l’esibizione di questa mattina nella Basilica di San Gaudenzio di Marco Colonna “in solo” per dimostrarlo.
Una rarefatta essenza di spiritualità, un momento di intima meditazione dello spirito. In una basilica gremita dei partecipanti ai lavori arrivati da 40 paesi (per i novaresi, evidentemente, non valeva la pensa fare una levataccia di sabato per il jazz).

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