R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Mi piace molto l’espressione che usa Marco Colonna, “incrociare i tubi”; la usa per definire la sua collaborazione con Christian Muela e il suo didjeridoo, per la realizzazione di questo prezioso manufatto discografico che si intitola Fibre. (per chi non lo sapesse, il didjeridoo è uno strumento ligneo a fiato, di origine aborigena, tipico dell’Australia settentrionale). Il disco, prodotto dall’etichetta Keep on Didijn Records, lo potete facilmente trovare su Bandcamp.


Era facile immaginare che il dialogo tra i clarinetti di Marco Colonna e questo strumento ancestrale avrebbe potuto raggiungere risultati piuttosto interessanti e, con questo spirito, ho affrontato l’ascolto, anche divertito dai titoli bizzarri che i musicisti hanno voluto dare ai pezzi: il misterioso Vitiurrrk Walk, ma anche i molto più domestici Pizza e fichi, Moka, Uscita 12 (centrale del latte), Supermercato vuoto, Animali della periferia, Trattore e cesoie, ma anche Mr Tinkle watch him self on Tv, Focus, From sketches (digital influences).

Così abbiamo nominato tutte le tracce il cui ascolto, a mio modo di vedere, deve però essere considerato come una cosa sola, tanto è fitta la dialettica tra i due strumenti che sono giustapposti senza alcuna prevalenza dell’uno sull’altro. Cosa c’è di “bello” (per quanto possa valere un termine così versatile)? Ebbene io credo che in queste composizioni, il risultato dell’esperimento (poiché amiamo definirla musica sperimentale o jazz di ricerca ecc.) sia l’esperimento stesso. La musica, pur con i suoi fondamenti matematici e quindi in gran parte scientifici, non ha gli stessi presupposti e le stesse conclusioni della ricerca scientifica: il risultato può anche non esserci o non essere tangibile, ma la ricerca stessa è la corroborazione di quel risultato.

Per scomodare Hegel, potremmo dire che “la verità è il movimento della verità stessa” e queste poche righe sono scritte a vantaggio di chi è sempre alla ricerca di una “spiegazione”. Per gli altri, tra i quali mi colloco beatamente anch’io, basta ascoltare. Con in più una indicazione operativa, che non vorrei apparisse supponente, ma doverosamente necessaria: ascoltare significa “dedicarsi all’ascolto”, interiorizzare i suoni, ricercarne i percorsi, notarne le impennate, godere del prendere forma di un ritmo, apprezzarne il suo irregolare sviluppo e la sua asimmetria, percepirne le “fibre”.

Ascoltare il jazz contemporaneo (se proprio vogliamo dare una definizione limitativa) significa dedicarsi all’esercizio di rieducazione del proprio orecchio e aprire, conseguentemente, la propria anima a nuovi mondi che, proprio perché ci parlano attraverso un’arte asemantica come la musica, riescono a restituirci “un senso” delle cose del mondo. Adesso provate a farlo questo esercizio, insieme a due straordinari ricercatori. Il clarinetto di Marco e il didjeridoo di Christian sembrano l’incontro di due piccoli universi: uno ancestrale e tribale, l’altro codificato e ribelle, un mondo primigenio ed uno civile, uno bucolico ed uno urbano. Il risultato non è pacificante, ma inquieto e tonificante: “È musica che canta di luoghi in cui non siamo mai stati, ed in cui siamo capitati insieme…” mi ha detto Marco Colonna, ma non si tratta solo della Centrale del latte o del Supermercato a cui fanno riferimento i titoli, non solo quindi di luoghi fisici che possono esser stati fonte di ispirazione, ma anche di luoghi dell’anima e delle anime. Altrimenti che musica è? L’altra la trovate anche a Sanremo… 

Marco Colonna: Clarinetto basso,
Christian Muela: Didjeridoo

Tracklist:
01. Vitiurrrk Walk

02. Pizza e fichi
03. Moka
04. Uscita 12 (centrale del latte)
05. Supermercato vuoto
06. Animali della Periferia
07. Trattore e cesoie
08. Mr Tinckle Watching him self on TV
09. Focus
10. From sketches (digital influences)

Fibre su Bandcamp

Photo 1 © Alex Carpentieri

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