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Stefania D’Egidio

Black Label Society @ Alcatraz, Milano – 19 giugno 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio

Dopo Zakk Wylde posso davvero dire di aver visto cose che voi umani non potete immaginare; domenica 19 all’Alcatraz di Milano è arrivato un extraterrestre, senza dubbio tra i dieci migliori chitarristi al mondo, uno che sarebbe in grado di suonare lo strumento anche bendato e con le mani legate, e non è venuto da solo, si è portato dietro tutta la brigata dei Black Label Society (John DeServio al basso, Jeff Fabb alla batteria e Dario Lorina alla chitarra) per presentare il loro ultimo lavoro Doom Crew, pubblicato nel novembre 2021.

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Sampa The Great @ Circolo Magnolia, Milano – 16 giugno 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio

Di lei si sa davvero poco in Italia, se non che è una rapper australiana, originaria dello Zambia. Dopo aver studiato negli States per due anni, si trasferisce in Australia, la sua carriera inizia ufficialmente nel 2015, quando collabora con il cantautore Wallace per la canzone Beauty, nell’ottobre dello stesso anno esce il suo primo lavoro, The Great Mixtape, per l’etichetta Melbourne Wondercore Island, prodotto da Godriguez, da cui viene estratto il singolo Female. Nei due anni successivi sforna diversi brani tra cui Everybody’s Hero insieme alla cantante inglese Estelle. Il nuovo mixtape arriva nel 2018, Birds and the BEE9, prodotto da Sensible JSilentjay e Kwesi Darko, e con esso conquista la critica specializzata e si aggiudica l’Australian Music Prize. Nel 2019, Sampa The Great torna con l’album The Return e ottiene due nomination agli ARIA Music Awards, vincendone uno. Successivamente è nominata agli APRA Music Awards e nel marzo 2020 vince l’Australian Music Prize per la seconda volta, diventando la prima artista in assoluto a vincere tale riconoscimento due volte. Il suo sound spazia dall’hip hop al soul e al jazz, passando da sonorità gospel e reggae con un approccio altamente spirituale, facendo confluire nei suoi brani le tradizioni della sua terra d’origine. La cantante, classe ‘93, ha collaborato con artisti del calibro di Ecco VandalSteam DownDenzel Curry. Mi capita sotto gli occhi guardando il programma estivo del Circolo Magnolia e, incuriosita, vado a cercarmela su youtube, in cima alla lista mi compare il video di Final Form: è un colpo al cuore perchè io sono tra quelli che non si sono mai ripresi dalla separazione dei Fugees e che, a distanza di oltre venti anni, non sono ancora riusciti a vedere Lauryn Hill nelle sue rare apparizioni in Europa. Chiedo subito l’accredito per l’evento ed eccomi qui a raccontarvi di una bellissima serata di musica.

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Fontaines D.C. @ Circolo Magnolia, Milano – 08 giugno 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio

Inutile girarci attorno, i Fontaines D.C. sono il gruppo del momento: chi è stato al Magnolia mercoledì sera può testimoniare che la coda delle auto, già un’ora prima dell’apertura dei cancelli, arrivava quasi alla ruota panoramica di Segrate, nonostante il temporale in corso. Del resto sia l’ultimo album Skinty Fia che A Hero’s Death sono stati un successo di pubblico e critica; tanto carismatici quanto cupi, i cinque irlandesi possono vantare un seguito transgenerazionale, dagli adolescenti in delirio fino agli ultrasessantenni e, vi giuro, ne avevo un paio accanto a me che, rispolverate le t-shirt dei Joy Division, hanno cantato tutti i brani in scaletta, dal primo all’ultimo.

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Algiers @ Biko, Milano – 12 maggio 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio

La serata era iniziata proprio male perché arrivata al Biko mi accorgo che, nella fretta, avevo montato un fondo di bottiglia al posto del solito obiettivo e, si sa, nell’atmosfera intima dei club underground le luci devono essere rigorosamente basse: dopo mesi di inattività, penso tra me e me, ci si mette pure la sfiga… Un’oretta di attesa che mi sembra infinita, durante la quale il circolo va riempiendosi piano piano, con gente venuta anche da fuori, a riprova che questa band merita di brutto, non a caso avevo deciso di chiedere l’accredito perché ne ero rimasta folgorata al primo ascolto, per la maestria degli Algiers nel mescolare generi diversi, dall’industrial al punk, fino al free jazz e per la capacità del loro frontman, Franklin James Fischer di scrivere testi incendiari.

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Udo Dirkschneider – My Way (Atomic Fire, 2022)

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Recensione di Stefania D’Egidio

Quello che ad una prima occhiata potrebbe sembrare un tranquillo nonnetto di provincia è in realtà uno dei maggiori rappresentanti del metal teutonico: all’anagrafe Udo da Wuppertal conta ben settanta candeline e non ha nessuna intenzione di appendere il microfono al chiodo; cofondatore nel 1968 del gruppo The Accept, anche dopo il primo scioglimento della band, si è sempre lanciato a capofitto nei progetti paralleli come gli U.D.O. e i Dirkschneider. Fulminato all’età di dodici anni da un album dei Beatles, abbandonati poi per i rivali Rolling Stones, più vicini per temperamento alle sue inclinazioni, da allora non ha mai lasciato il mondo della musica. Voce particolarissima la sua, come ce ne sono poche nel panorama heavy metal e hard rock (forse la più somigliante è quella di Brian Johnson), gracchiante, ma al tempo stesso potente, tanto da essere insignito da Metal Hammer Germania del prestigioso premio Maximum Metal nel 2016, per aver contribuito alla diffusione del genere musicale, niente male per uno come lui che, agli inizi di carriera veniva sbeffeggiato per una pronuncia non proprio impeccabile. Se il suo fisico ha subito i fisiologici cambiamenti legati al trascorrere del tempo, la voce è rimasta invece quella di sempre e l’ultima uscita discografica, My Way, per l’etichetta Atomic Fire (la stessa di Helloween, Opeth, Meshuggah, ecc…) ne è una prova lampante.

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Faz Waltz – On The Ball (Spaghetti Town/Surfin’ Ki, 2022)

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Recensione di Stefania D’Egidio

Qualcuno ha detto che il rock’n’roll non cancella i problemi, ma ti consente di ballarci sopra: ecco, i Faz Waltz sono il gruppo giusto per scacciare dalla mente i pensieri negativi; nati nel 2007 dalla mente di Faz La Rocca, voce, chitarra e piano, il trio di Cantù vede al basso Diego Angelini e alla batteria Marco Galimberti. Tra le realtà più belle dell’underground italiano, la band ha già otto album alle spalle e centinaia di concerti in giro per l’Europa e negli States, con la partecipazione, nel maggio 2019, ad una serata evento al Punk Rock Bowling di Las Vegas in compagnia di grossi nomi del calibro di The Hives, Rancid, The Specials, Descendents, Damned e Undertones. Se conoscete la stazione radio americana SiriusXm forse vi sarà capitato di sentirli perchè Dj Rodney Bingenheimer è uno che di buona musica se ne intende eccome, essendo stato il primo a scoprire gente come Ramones, Blondie, Sex Pistols, Joan Jett e Guns’n’Roses, in Italia li avrete visti invece nei locali di Milano e hinterland o in apertura ai Dropkick Murphys a Pisa nel 2015.

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Red Hot Chili Peppers – Unlimited Love (Warner Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Stefania D’Egidio

Il 1 aprile è uscito il dodicesimo album in studio dei RHCP, a distanza di sei anni dal precedente The Gateway, registrato a Malibù con il ritorno alla chitarra di John Frusciante, al posto di Josh Klinghoffer, e del produttore Rick Rubin, con cui avevano firmato i più grandi successi della loro discografia. L’album è stato preceduto, tra febbraio e marzo, dall’uscita di quattro singoli (Black Summer, accompagnato anche da un bel video diretto da Deborah Chow, Poster Child, Not The One e These Are The Ways). Il rientro nel gruppo di Frusciante ha reso tutto più semplice, a detta di Flea, con la musica che scorreva da sola in studio e la ritrovata alchimia dei primi tempi. Unlimited Love è bello lungo, ma poteva andare anche peggio visto che quando i quattro si sono ritrovati a jammare, alla fine della pandemia, le tracce su cui lavorare erano addirittura cento, ridotte poi a cinquanta canzoni, il che fa pensare all’uscita imminente di altri lavori; ben diciassette pezzi (nell’edizione giapponese uno in più), di cui alcuni oltre i cinque minuti, frutto di un’intenso e accurato lavoro di arrangiamento, come raccontato da Kiedis in persona. Ogni brano è una sfaccettatura dei quattro musicisti, che riflette la loro visione dell’universo e il loro desiderio di essere una luce nel mondo, che unisca le persone; un titolo che conferma la ritrovata armonia tra i componenti della band, che si sono lasciati alle spalle le incomprensioni del passato, legate ad un eccesso di competitività, che li portava spesso a discutere tra di loro.

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Cypress Hill – Back in Black (BMG, 2022)

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Recensione di Stefania D’Egidio

Le leggende del hip pop latino, i Cypress Hill, tra i più rappresentativi e premiati gruppi degli anni ’90, sono tornate lo scorso 18 marzo con il decimo album in studio, Back in Black. Molti di noi li ricordano per il famoso singolo Insane In The Brain, in cui B-Real e Sen Dog si alternano sopra un break beat incalzante e ballabile, ma è con il successivo arrivo di Eric Bobo alle percussioni e grazie alla partecipazione ad eventi live, come il Lollapalooza Tour, che cominciano a scalare le classifiche R&B e pop. Considerati tra i pionieri del crossover, per le contaminazioni rock, reggae e punk dei loro brani, hanno finito per conquistare una più larga fetta di pubblico, apprezzati non solo dagli amanti del hip pop, ma anche dai metallari (celebri le collaborazioni con Tim Armstrong dei Rancid e gruppi quali Prodigy, Mobb Deep e The Alchemist). Dopo essersi presi una pausa tra il 2005 e il 2009, in cui i vari componenti si sono dedicati a progetti solisti, nel 2009 hanno di nuovo incrociato le loro strade, sfornando nel 2010 Rise Up, nel 2018 l’acclamato Elephant On Acid e, finalmente, Back in Black.

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Ghost – Impera (Loma Vista Recording, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Stefania D’Egidio

La storia dei Ghost è un grande guazzabuglio, a partire dalla formazione, nata nel 2006 a Linkoping, in Svezia, da componenti di altre band, rimasti anonimi fino al 2015, e fattasi strada nel panorama metal a suon di Grammis e incentrando la propria immagine su un look eccentrico, di ispirazione ecclesiastica, che prevede musicisti dal volto coperto, denominati Nameless Ghouls, più un cantante, denominato Papa, che virtualmente abdica ad ogni album, sostituito da uno più giovane. Quest’aura di mistero è durata fino a quando alcuni membri si sono rivelati al pubblico, citando in causa Papa Emeritus e svelando così anche la sua identità, al secolo Tobias Forge, che, per tutta risposta, dichiarava di essere in realtà l’unico compositore della band, fatta eccezione per un paio di tracce scritte da Martin Pesner, ex chitarrista ritmico della band: come a dire…”non vi do manco un soldo!” Anche il nome stesso del gruppo ha subito un’evoluzione nel tempo perché all’inizio si facevano chiamare Ghost B.C., per via di beghe legali negli U.S.A., insomma se, dal lato musicale, hanno inanellato una serie di successi negli ultimi sedici anni, dal lato gestionale hanno navigato in acque ben poco tranquille. Comunque, archiviate le pratiche relative al vile denaro, eccoli riaffacciarsi in questo 2022 con un album nuovo di zecca, Impera, il quinto per la precisione, pubblicato lo scorso 11 marzo per Loma Vista Recording, prodotto da Klas Ahlund (Teddybears, Madonna, Kate Perry, Kylie Minogue, Britney Spears) e mixato da Andy Wallace, quello di Walk This Way, della premiata ditta Run DMC/Aerosmith, già collaboratore di Slayer, Cult, Springsteen, Nirvana, Sepultura, ecc… con la collaborazione in studio di Fredrik Akesson, chitarrista degli Opeth.

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