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Stefania D’Egidio

False Heads – It’s All There But You’re Dreaming (Lovers Music, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Trentaquattromila followers sono un bel biglietto da visita per una band che sforna il suo album di debutto in un periodo in cui è impossibile andare in tour per promuoverlo e, d’altro canto, forse è anche il momento migliore per essere artisti emergenti: ormai gli album si possono produrre in casa senza troppi problemi, lo fa anche Sir Paul, basta avere gli strumenti musicali, un amplificatore e un software di quelli accessibili a tutti, e per la distribuzione si può anche fare a meno delle major, si pubblica il pezzo sui social e sulle piattaforme di streaming ed il gioco è fatto. Non a caso Instagram si sta rivelando un ottimo alleato nella ricerca di nuova musica da ascoltare, non devo neanche sforzarmi più tanto, merito degli algoritmi che ti entrano nel cervello e già sanno che roba ti piace… Così è stato per i False Heads, trio punkrock londinese composto da Luke Griffiths alla chitarra e voce, Jake Elliott al basso e Barney Nash alla batteria.

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L’Ultimo concerto? evento live, sabato 27 febbraio 2021

L I V E – R E P O R T


Articolo di Stefania D’Egidio

Ci sarà un ultimo concerto o c’è già stato? è il dubbio che attanaglia gli operatori del settore da un anno a questa parte, lasciati dalla nostra classe politica in balia della cattiva sorte, tra promesse disattese di aiuti economici e false speranze di riapertura: l’ennesima dimostrazione che, in Italia, il settore cultura e spettacolo, pur dando da mangiare a migliaia di persone, tra musicisti, tecnici e maestranze varie, sia l’ultima ruota del carro, non una risorsa da cullare e proteggere, bensì un problema da ignorare.
Dopo mesi passati a cercare termometri a infrarossi e dispenser per igienizzanti, sanificazioni selvagge che manco dopo Chernobyl, dopo settimane a scervellarsi su come distanziare le persone, ecco arrivare in autunno il coprifuoco, che costringe gli artisti a esibirsi in orario di aperitivo; giusto il tempo di vedere iniziare il JazzMi e subito un nuovo stop forzato. Cartellino rosso per tutti, buoni e cattivi, live club, cinema, teatri e musei.

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Mario Biondi – Dare (Sony Music, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Il 29 gennaio, giorno successivo al suo cinquantesimo compleanno, è uscito Dare, il dodicesimo album in studio di Mario Biondi, pubblicato da Sony Music in doppio vinile e cd. The Voice ha scelto un titolo bivalente per la sua ultima fatica: Dare, in italiano come far nascere, dare alla luce, o in inglese, come spingersi oltre, osare, quasi a voler omaggiare la sua mission artistica; musicista poliedrico, che ha stupito il mondo intero per il calore della sua voce alla Barry White, tanto da essere soprannominato appunto The Voice negli Stati Uniti, azzardando paragoni scomodi con nomi altisonanti del panorama internazionale. Come da lui stesso dichiarato, era da un po’ che gli frullava in testa di coinvolgere nell’album sia vecchi amici, tipo gli Incognito, High Five Quintet (Fabrizio Bosso, Daniele Scannapieco, Julian Oliver Mazzariello, Pietro Ciancaglini, Lorenzo Tucci), Dodi Battaglia, che le giovani leve del trio Il Volo, mescolando le sue origini jazz e soul con audaci esperimenti e buttando nel calderone anche quattro cover, tra cui una versione stralunata di Strangers in the Night. Copertina di grande impatto con Mario vestito in stile Arcangelo Gabriele, tutto di bianco, portatore di buone novelle con alle spalle il murale dell’artista losangelina Colette Miller.

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Sascha Lange & Dennis Burmeister – Oltre il muro di Berlino (Goodfellas, 2019)

L E T T U R E


Articolo di Stefania D’Egidio

Se avete voglia di riavvolgere il nastro della vostra vita, vi consiglio di leggere questo libro di Sascha Lange e Dennis Burmeister, in particolare se siete stati fans dei Depeche Mode o avete seguito con passione gli anni del post punk e della new wave. La macchina del tempo vi riporterà nella Germania dei primi anni ’80, nella Berlino divisa dal muro: da un lato la Repubblica Federale, dove la vita scorreva normalmente, come nel resto dell’Occidente, dall’altra la Repubblica Democratica, dove anche le cose più banali sembravano montagne da scalare, per via del pesante apparato burocratico e dei rigidi controlli della Stasi. Sembra quasi impossibile nell’epoca in cui tutto si può ottenere con un semplice click, ma allora reperire un disco dei propri idoli era difficile quasi quanto costruire una bomba atomica in casa, vuoi perché gli artisti internazionali erano guardati con diffidenza dal regime, vuoi per i costi proibitivi. Per acquistare un vinile bisognava recarsi in Ungheria e sborsare una somma equivalente a quella spesa per il viaggio e per tre giorni di vitto e alloggio in albergo, così ognuno si arrangiava come poteva, dal reclutare i parenti che vivevano dall’altra parte del muro, alle copie pirata che circolavano nelle scuole.

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James Senese – Napoli Centrale – JazzMi @ Teatro Dal Verme Milano, 24 Ottobre 2020

L I V E – R E P O R T


Articolo di Stefania D’Egidio

Per festeggiare i cinquantanni di carriera James Senese avrebbe meritato un Teatro Dal Verme stracolmo, ma si sa, mala tempora currunt, la pandemia ha reso necessario il distanziamento del pubblico e così ci si deve accontentare anche di una sala piena a metà. “Pochi ma buoni”, come si suol dire, ci sono i fedelissimi, quelli di una certa età, eppure anche tanti giovani in questa serata insolita, che offre per cena un bel concerto dal sapore agrodolce: da un lato la consapevolezza di essere di fronte a un mostro sacro della musica italiana, dall’altro la tristezza di sapere che probabilmente sarà l’ultimo spettacolo a cui si assisterà in questo sciagurato 2020. Il nuovo DPCM incombe infatti sulle nostre teste come una spada di Damocle: sono necessari sacrifici, dicono… peccato che a pagare sia sempre il settore della cultura, nonostante una macchina organizzativa perfetta del JazzMi; misurazione della temperatura all’ingresso? fatta, igienizzazione delle mani? anche, i posti sono distanziati, le mascherine le abbiamo, mancano solo gli attori principali, che arrivano sul palco poco dopo le 20.00.

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The Pretenders – Hate For Sale (BMG, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Correva l’anno 1978 quando si formò il gruppo anglo-statunitense The Pretenders. Chrissie Hynde, allora giornalista per la rivista musicale NME, aveva già tentato l’avventura con altri due gruppi che avevano avuto vita breve. Il successo arriva per la nuova formazione già nel ’79 con il primo album omonimo e si consolida nel ’82 con il secondo, poi la cattiva sorte si abbatte su di loro e perdono due membri per overdose; la Hynde non si dà per vinta, recupera un altro chitarrista, un bassista e va avanti per la sua strada, sfornando prima Learning to Crawl, nel ’84, poi un paio di singoli di successo, frutto della collaborazione con il gruppo reggae UB40. Nel ’86 la svolta pop con Get Close, non molto apprezzata dai fans storici, nonostante la bellissima Don’t Get me Wrong, il singolo che mi fece innamorare del gruppo quando ero appena una ragazzina che passava i pomeriggi davanti a una piccola radio Grunding, in attesa dei suoi idoli. Che ne possono sapere i Millennials di quando cercavamo disperatamente di registrare su nastro le canzoni, sperando che gli speakers non ci parlassero sopra? Altri tempi…

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Neil Young – Homegrown (Reprise, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Inutile dire che siamo al cospetto di uno dei più grandi cantautori viventi, oltre ad essere un chitarrista di un altro pianeta: ne so qualcosa io che, pur di vederlo, nel 2016 mi sono sparata non so quante ore in piedi sotto un sole assassino, rischiando anche di farmi sequestrare la reflex dalla security, ma questa è un’altra storia…
Tutto ciò che ha fatto è entrato più o meno nella leggenda e non poteva essere altrimenti per Homegrown, concepito tra il 1974 e il 1975, registrato in analogico come si usava allora, ma mai venuto alla luce fino a qualche giorno fa, il 19 giugno, tanto che sembrava destinato a restare una chimera.

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Ritmo Tribale – La Rivoluzione Del Giorno Prima (Bagana/Pirames, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Sono stati protagonisti assoluti della scena underground rock degli anni ’90 e sono vivi e vegeti, tornando a distanza di 21 anni con un nuovo album, La Rivoluzione del Giorno Prima, pubblicato il 17 aprile da Bagana/Pirames International, sotto la regia di Marco Tondini, nel cui studio hanno registrato, e di Enrico La Falce per il mixaggio.
Ripresentarsi dopo un così lungo periodo potrebbe sembrare agli occhi di qualcuno un azzardo, ma i Tribali hanno sempre suonato per il puro piacere di suonare e non per compiacere il pubblico, così dopo alcuni live, si sono ritrovati a provare brani e, uno tira l’altro, ne è venuto fuori un nuovo lavoro.

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Faz Waltz – Rebel Kick (Spaghetty Town/ Contra Rec/ Surfin’ Ki, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Siete depressi perché dovrete convivere con la ricrescita dei capelli bianchi fino al primo giugno o perché i vostri affetti stabili sono dall’altra parte d’Italia? Il rimedio giusto allora è l’ultimo album dei Faz Waltz, uscito lo scorso 20 aprile per Spaghetti Town Records; al diavolo il virus, le dirette di Conte, la collezione di autocertificazioni e lo smart working: con Rebel Kicks potrete gettare gli ultimi due mesi di non vita nel cesso e passare poco meno di trenta minuti a ballare sul divano.
Il power trio made in Cantù, formato da Faz La Rocca alla voce, chitarra e piano, Diego Angelini al basso e Marco Galimberti alla batteria, ha una lunga storia di concerti in giro per il mondo e inaugura questo tredicesimo anno di vita con un lavoro, il settimo in studio, che equivale ad un candelotto dinamitardo, all’insegna di quel glamrock e hardrock che, da sempre, influenzano le sonorità della band.

 

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