R E C E N S I O N E

Recensione di Stefania D’Egidio

Avevo perso le loro tracce nel lontano 2007, quando mi arrovellavo per imparare Autumn Song con la mia chitarra, da allora blackout completo, eppure i Manic Street Preachers sono tra i gruppi inglesi più rappresentativi di fine millennio, passati dalle origini punk ad un rock alternativo a forte connotazione politica. Formatisi nel 1986 a Blackwood in Galles, hanno vissuto in pieno gli scioperi dei minatori e le proteste contro il governo inglese da cui hanno poi tratto ispirazione per la loro posizione socialista, l’atteggiamento irriverente e, a tratti, oltraggioso. Il prossimo anno festeggeranno il loro quarantesimo anniversario, niente male per una band le cui uniche aspirazioni in principio erano pubblicare un album che avesse più successo di Appetite For Destruction, dei loro idoli Guns’n’Roses, e fare tre serate da headliner allo stadio Wembley; eppure sono ancora qui, nella formazione con James Dean Bradfield alla voce e chitarra, Sean Moore alla batteria e Nicky Wire al basso, freschi di pubblicazione, il 14 febbraio, del quindicesimo album in studio, Critical Thinking. Non è stato tutto rose e fiori per loro, nonostante il successo degli esordi con la Sony, che li portò a contendersi lo scettro di migliore gruppo inglese con gli Oasis dei burrascosi fratelli Gallagher.

Un debutto fulminante quasi dappertutto, tranne che negli States, complice l’esplosione del movimento grunge, che distolse l’attenzione di media e pubblico, un rapporto di amore e odio con la stampa (ascoltare You Love Us per credere) e i problemi mentali dell’ex membro Richie Edwards, autore di gran parte dei loro testi, che lo portarono fino all’automutilazione, all’anoressia e all’alcoolismo, per poi sparire nel nulla nel 1995. Ad un passo dallo scioglimento, fu proprio la famiglia di Edwards a convincere i Manics ad andare avanti e l’album successivo fu un successo di critica e di vendite: abbandonate le uniformi militari adottarono uno stile più sobrio, facendosi comunque portavoce della working class inglese: l’album del ’98, This Is My Truth Tell Me Yours, proseguendo quanto intrapreso precedentemente, li fa esplodere anche in Italia, sia con il singolo If You Tolerate This Your Children Will Be Next, dedicato alla guerra civile spagnola, ispirato tanto dal capolavoro di George Orwell, Omaggio alla Catalogna, quanto da Spanish Bomb di The Clash, che con la malinconica ballad The Everlasting. Ma ai Manics il circuito rock mainstream è sempre stato stretto, tanto da adottare negli anni successivi una serie di scelte controproducenti, dal punto di vista commerciale, come pubblicare singoli senza promuoverne l’uscita, suonare alla corte di Fidel Castro, sfornare album lunghissimi e sperimentali, come Know Your Enemy, e tutto ciò ha fatto sì che sparissero dalla programmazione radiofonica per parecchi anni, almeno qui da noi.


Critical Thinking arriva in realtà a soli quattro anni di distanza dal precedente, disponibile in formato LP, CD, cassetta e versione limitata in vinile con due brani inediti, tra cui un remix di Decline & Fall a cura di Steve Wilson. Già tutte esaurite le date del tour in programma ad aprile e maggio nel Regno Unito, a dimostrazione di quanto sia solida la loro fan base. La cover di questa quindicesima fatica in studio è l’emblema della band, una foto in bianco e nero, con una marcata deviazione dalla strada tracciata, e l’album, in effetti, contiene una grossa novità, la prima volta alla voce per il bassista e paroliere Nicky Wire, accompagnato per l’occasione da Lana McDonagh in Hiding in Plain Sight, bellissimo pezzo ispirato da un verso della poetessa Anne Sexton, che contrappone una timorosa nostalgia di mezza età ad una melodia rock’n’roll anni ’70.


Colpiscono soprattutto i testi di Critical Thinking, con idee contrastanti che si scontrano e si mescolano alle melodie dirette e coinvolgenti, con una dialettica che cerca di trovare un percorso di risoluzione e una musica dalle note effervescenti, a tratti persino euforica. Ogni canzone è un microcosmo, una inevitabile ricerca di se stessi. Apre la titletrack, dal suono rude e diretto, con chitarra graffiante e basso profondo, a seguire l’allegra Decline & Fall, tre minuti abbondanti a ritmo sostenuto, così come la terza traccia Brushstrokes of Reunion.


Bellissimo l’intro di chitarra di People Ruin Paintings, dal sapore un pò malinconico, ma con un assolo accattivante sul finale. La successiva Dear Stephen è costruita su una ritmica acustica, impreziosita da arpeggi in elettrica e con un ritornello assai orecchiabile, che arriva veloce al cuore. Il punto forte sta proprio nelle melodie ariose, foriere di allegria, ma al contempo capaci di rievocare i fasti di un certo rock d’oltremanica degli anni ’80, in primis The Smiths, ascoltate Being Baptised ad esempio, ma anche The Pretenders, nella ballad My Brave Friend. Stesso mood nei successivi tre pezzi fino a OneManMilitia, che dà un nuovo slancio per il gran finale con quei power chords che rimandano alle origini punk del gruppo.


Critical Thinking è in definitiva un album convincente, che piacerà tanto ai fans della prima ora quanto ai millenials desiderosi di scoprire il sound inglese di fine anni ’80, dimostrando che i Manics, nonostante tutto, non hanno ancora perso il sacro fuoco della rabbia.

Tracklist:
01. Critical Thinking (03:01)
02. Decline & Fall (03:42)
03. Brushstrokes of Reunion (03:35)
04. Hiding in Plain Sight (03:34)
05. People Ruin Paintings (04:22)
06. Dear Stephen (03:31)
07. Being Baptised (04:02)
08. My Brave Friend (03:23)
09. Out Of Time Revival (02:55)
10. Deleted Scenes (03:23)
11. Late Day Peaks (03:14)
12. OneManMilitia (02:53)

Photocredits © Alex Lake Twoshortdays

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