R E C E N S I O N E


Recensione di Stefania D’Egidio

Il ritorno dei Tears For Fears, a due anni dal precedente The Tipping Point, è stato, per forza di cose, un po’ oscurato da quello successivo di The Cure: pochi giorni infatti separano le due uscite discografiche, la prima del 25 ottobre, la seconda del 31 ottobre, con due titoli che somigliano anche. Se per Robert Smith e soci però si tratta di un intero album di inediti, nel caso del duo le nuove tracce in studio sono solo quattro a cui si aggiungono altri 18 brani storici registrati durante il tour del 2023 a Franklin, nel Tennessee. La curiosità sta nel fatto che, comunque, Songs For A Nervous Planet rappresenta il primo album live ufficiale della band, ripercorrendo la loro carriera dai successi degli anni ’80 (dalla bellissima Everybody Wants To Rule The World, il cui video è impresso nella mia memoria di bambina di dieci anni, a Shout e Mad World, per citarne solo alcuni) ai pezzi più recenti di The Tipping Point, come No Small Thing e Break The Man.

Mea culpa, mea maxima culpa, li avevo persi di visita negli anni ’90, qualche anno fa una fugace apparizione al Forum di Assago per cui avevo tentato invano di trovare i biglietti, polverizzati in un nanosecondo, e poi nulla più, mi era persino sfuggita la pubblicazione di The Tipping Point nel 2022. Meno famosi rispetto ai coetanei Duran Duran e Spandau Ballet, già ad inizio carriera il duo Orzabal-Smith attirava le attenzioni di un pubblico più maturo, per la loro capacità di sfornare melodie complesse, che mischiavano suoni synth-pop a sfumature jazz e rock, ma soprattutto per la profondità dei testi, in piena sintonia con il nome scelto per la band, ispirato alle teorie dello psicologo Arthur Janov, quello della “terapia primale”, che liberava i traumi infantili repressi con il pianto e il rilascio emotivo. A detta di Orzabal, Songs For A Nervous Planet potrebbe sembrare un album in lavorazione da 40 anni, con le nuove tracce (Say Goodbye To Mum And Dad, Emily Said, Astronaut e The Girl That I Call Home) che aggiungono nuove tessere al mosaico di una già ricca carriera.


Quello che colpisce fin da subito è il contrasto tra la profondità dei temi trattati (amore, solitudine, disagio psicologico e desiderio di evasione) e la gioiosità delle melodie: chi mi conosce sa che le mie recensioni nascono in auto, mentre mi sposto per lavoro da una parte all’altra della Lombardia, e quest’album stamattina mi ha trasmesso un buon umore per tutta la durata del viaggio; nonostante sia frutto di un periodo di grande dolore per Orzabal, tra la malattia e la perdita della moglie, riesce comunque a infondere un messaggio di speranza e di rinascita, con testi che toccano corde emotive universali. C’è il tema della lotta interiore, in My Demons, ma anche quello della volontà di andare avanti, in No Small Thing, lasciandoci intravedere una luce in fondo al tunnel. Dal punto di vista strumentale, invece, melodie ariose, seppur ricche e complesse, con assoli di chitarra incisivi e con un non so che di beatlesiana memoria (ascoltate Emily Said, se non mi credete!).


Sembra che Orzabal e Smith abbiano così ritrovato l’intesa di sempre, come se gli ultimi tre decenni non fossero mai passati. Per chi fosse interessato, oltre all’album, esiste anche il film dello show al FirstBank Quarry di Franklin, dal titolo Tears For Fears Live (A Tipping Point Film) di cui vi mostro un piccolo frammento: niente male per dei ragazzi con appena 43 anni di carriera alle spalle!


Tracklist:
01.Say Goodbye To Mum And Dad
02.The Girl That I Call Home
03.Emily Said
04.Astronaut
05.No Small Thing
06.The Tipping Point
07.Everybody Wants To Rule To World
08.Secret World
09.Sowing The Seeds Of Love
10.Long, Long, Long Time
11.Break The Man
12.My Demons
13.Rivers Of Mercy
14.Mad World
15.Suffer The Children
16.Woman In Chains
17.Bad Man’s Song
18.Pale Shelter
19.Break It Down Again
20.Head Over Heels
21.Change
22.Shout

Photo © Chapman Baehler

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