R E C E N S I O N E
Recensione di Stefania D’Egidio
Dal 29 novembre, data di pubblicazione di Alaska Baby, l’ottavo album in studio di Cesare Cremonini, sto cercando le parole giuste per imbastire una recensione decente e le parole sono importantissime, quando ci si accinge a parlare di un artista del genere, tra i più prolifici della musica italiana, un autore capace di trasformare in versi qualsiasi emozione. Dodici canzoni, una più bella dell’altra, nate dalla penna, oltre che di Cesare, anche di Davide Petrella, gregario di vecchia data del bolognese, una delle tante collaborazioni importanti, messe sul piatto, per confezionare un lavoro che restasse negli annali della sua produzione, a partire da quella con Mike Garson, storico collaboratore di David Bowie, in Dark Room, o i duetti con Elisa, Luca Carboni e Meduza.

Un caleidoscopio di sfumature musicali, fin dall’intro cinematografico della titletrack, con fiati e timpani, o nelle sviolinate di Una Poesia, e, ancora, incursioni nel britpop con il tormentone Ora che non ho più te (bellissimo anche il video !) e la chiusura di pianoforte da brividi in Acrobati.
Quando pensi che Cremonini non possa andare oltre, creando un album più bello del precedente, ecco che lui ti stupisce di nuovo, alzando ulteriormente l’asticella della qualità. Un musicista che non smette mai di sperimentare e, forse, proprio per questo, non stanca mai, il cui punto di forza sta tanto nei versi, accattivanti anche quando parlano di amori finiti o della difficile ricerca della felicità, quanto nelle melodie, ariose, frizzanti, classiche e moderne al contempo. Alaska Baby non è solo un album, ma un viaggio interiore nei propri sentimenti, nelle proprie fragilità (ascoltare Ragazze Facili per credere), nelle proprie emozioni, che Cremonini sa smuovere con i suoi cori straripanti.
Featuring che non si limitano a semplici collaborazioni tra colleghi, ma che appaiono come un incontro di anime: sia Aurore Boreali che San Luca sembrano, infatti, cuciti su misura per Elisa e Luca Carboni, in particolare quest’ultima traccia segna la perfetta chiusura di un cerchio immaginario che, dai portici e dalla basilica di Bologna, ha portato Cesare a girare il mondo alla ricerca di se stesso, per poi tornare al punto di partenza, laddove affondano le proprie radici e si cela la felicità.
Non so se si è capito, ma questo è un album di cui mi sono innamorata fin dal primo ascolto, per il respiro internazionale, per il pop contemporaneo, per i testi, che trasudano emotività, per quella commistione tra suoni elettronici e melodie classiche, che solo un grande artista può concepire, e i numeri sono tutti dalla sua parte: la vetta delle classifiche per Ora che non ho più te, il bagno di folla per il firmacopie, la trepidante attesa per il documentario su Disney + e le prossime tappe del Livetour 2025, molte delle quali già soldout. Non poteva che essere altrimenti: Cremonini sa parlare ai cuori, con il coraggio di chi sa rimettersi in discussione sempre e il risultato è un lavoro che ha la stessa energia di un album di esordio, con il suo carico di amore e di speranza, in un’epoca in cui siamo tutti un pò acrobati in bilico.
Tracklist:
01. Alaska Baby
02. Ora che non ho più te
03. Aurore boreali (feat. Elisa)
04. Ragazze facili
05. Dark Room
06. San Luca (feat. Luca Carboni)
07. Un’alba rosa
08. Streaming
09. Limoni
10. Il mio cuore è già tuo (feat. Meduza)
11. Una poesia
12. Acrobati

Photo © Luigi & Iango


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