R E C E N S I O N E
Recensione di Stefania D’Egidio
Su quest’album, ahimè, sono di parecchio in ritardo, essendo uscito nel mese di ottobre, ma questo autunno è stato segnato da ritorni importanti e ho faticato a stare dietro a tutto: lo considero una fortuna, vuol dire che c’è tanta roba bella da ascoltare! I fans degli Alice In Chains lo conoscono bene, Jerry Cantrell non ha bisogno di grosse presentazioni: è uno dei chitarristi più iconici e più influenti della scena rock mondiale e per I Want Blood si è permesso il lusso, concesso a pochi eletti, di farsi accompagnare da gente come Duff McKagan (Guns’n’Roses) e Robert Trujillo (Metallica). Coprodotto con Joe Barresi (Tool, QOSA, Melvins), l’album è stato registrato negli Studios di Barresi a Pasadena e, oltre ai già citati musicisti, vede alle batterie Gil Sharone e Mike Bordin (Faith No More).

Preceduto dal singolo Vilified, l’album si presenta energico, roccioso, con nove brani per un totale di 45 minuti di uragano rock. Suoni molto distorti, batterie aggressive, bassi profondi, il tutto a creare una ragnatela che avvolge con la sua potenza: gli unici brani vagamente più melodici sono Echoes of Laughter e It Comes, per il resto astenersi cuori deboli, non è roba per palati sdolcinati. Anche i cori e le voci sono belli pieni, merito, oltre che di Cantrell, anche di Lola Colette e Greg Puciato (Better Lovers, The Dilinger Escape Plan). Che dire degli assoli al fulmicotone, del riff ipnotico di Throw Me A Line, della potenza di Heid Your Tongue, degli intro cupi e misteriosi di Let It Lie (mi sembra di vedere le corde della chitarra vibrare, mentre ascolto) e di It Comes, della scarica elettrica di Off The Rails, con rimandi agli Iron Maiden, della sfrontatezza di I Want Blood ?
Non si vendono trenta milioni di dischi per nulla: Cantrell ha uno stile chitarristico distintivo, fatto tanto di riff potenti e cupi, quanto di melodie intricate, con una voce profonda come pochi. Con gli Alice In Chains ha segnato un’epoca (quella del grunge), ma non disdegna neanche incursioni nel regno del heavy metal e di questo gliene sono grata, visto quanto gli riesce bene. La carriera solista non è stata da meno (ascoltare Boggy Depot, del 1998, o Degradation Trip del 2002, uno dei picchi più alti della sua carriera, seppur figlio di un periodo difficile per la sua vita). I Want Blood ha tutte le carte in regola per diventare un’altra pietra miliare del suo percorso artistico, sperando che nei prossimi mesi venga a spargere un po’ di decibel anche in Italia: fino a marzo, infatti, per vederlo, si dovrà volare negli States.
Tracklist:
01. Vilified
02. Off The Rails
03. Afterglow
04. I Want Blood
05. Echoes of Laughter
06. Throw Me A Line
07. Let it Lie
08. Heid Your Tongue
09. It Comes







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