1524950_10202990275423873_84170088_nArticolo di Monica Mazzoli

I multisala hanno ucciso i vecchi cinema – più romanticamente detti cinematografi. Il Lumiere, ex-cinema del centro Pisa, vive una seconda  vita. Le poltroncine rosse, comode sono sempre lì, al centro. Ma non c’è più nessuna pellicola, c’è il grande film della vita: un posto che muore e rinasce con la musica dal vivo di domenica pomeriggio – orario insolito per un concerto, in Italia. La musica al pomeriggio – bisogna dirlo – fa molto british e i pisani vogliono fare un po’ gli inglesi con questa idea malsana, ma non più di tanto: concerti alle sei di domenica.

Qualche settimana fa era toccato ai Perturbazione, domenica 13 gennaio è stato il turno dei Diaframma, storico gruppo della new wave fiorentina. I concerti di Federico Fiumani & Co – Lorenzo Moretto (batteria), Edoardo Daidone (new entry – chitarra) e Luca Cantasano (basso) – sono passionari, incendiari ed adrenalinici. Nei piccoli club il pubblico poga e suda insieme ai musicisti. Al Lumiere questa situazione è improponibile, il palco è rialzato ed è difficile che si stabilisca un contatto viscerale, carnale con la platea pagante. Nonostante questa barriera – che potremmo chiamare logistica – Fiumani riesce a convincere e coinvolgere i fan affezionati e gli spettatori casuali, della domenica per l’appunto – tra cui anche alcuni bambini di quattro – sette anni.

La scaletta per l’occasione è breve e tiratissima, non c’è tempo di tirare il fiato tra un brano e l’altro, i grandi classici (Siberia, Elena, Amsterdam, Blu Petrolio, Libra) volano via in un attimo, quasi non te ne accorgi. Fiumani macina concerti su concerti, ma la forza, la rabbia è quella di sempre, dei vent’anni. Chi vive della propria passione è un eterno giovane e Fiumani un po’ lo è, con il suo ciuffo che si muove e si ribella al futuro, che non gli appartiene. I Diaframma sono proiettati in questo maledetto presente, che a tanti non piace, ma che pochi vogliono cambiare. Con la sua Telecaster, Fiumani sale sul palco, accompagnato da validi musicisti e dà l’anima, quasi a voler sputar sangue, quel grumo – forse invisibile – di “attitudine punk” presente a ogni concerto diaframmatico. Lo spirito post-punk resiste alla nuova formula del quartetto, il suono d’insieme diventa più corposo e più vario e forse più rock (Diamante Grezzo, Io sto con te ma amo un’altra), ma la violenza espressiva rimane un tratto essenziale della “poetica” live dei Diaframma.

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