Paul Valéry – Cahiers (o cinquantuno anni di osservazioni)

Postato il Aggiornato il

Ed egli si interrogava nell’universo della propria sostanza spirituale meravigliosamente pura, in cui tutte le idee vivevano egualmente distanti l’una dall’altra e da lui stesso, e in una tale perfezione d’armonia e prontezza delle loro corrispondenze che si sarebbe detto che avrebbe potuto svanire, e il sistema, scintillante come un diadema, sussistere per sé solo della loro necessità simultanea nella sua sublime pienezza.

E per tutta un’eternità, egli non smise di conoscere e di non capire.[1]

paul valery

Articolo di Sabrina Tolve

No. Non vi stupite. Non sto dicendo baggianate.

Per cinquantuno anni, tutte le mattine dall’alba alle otto del mattino, Paul Valéry[2] restava chino sui suoi quaderni, a scrivere, ad annotare, a osservare. Duecentosessantuno quaderni, ventisettemila pagine. Un’opera immensa, che tocca le più varie sfumature della vita e della sua percezione.

Perché, di fatto, quello che Valéry tenta di fare è un’analisi reale della mente e del modo in cui la mente percepisce e comprende l’esistenza.

Una follia. Forse solo una folgorazione, che lo spinse ad aumentare la precisione della sua  comprensione del mondo, mettendosi, però, al servizio d’ognuno.

Nella dicotomia poesia – filosofia (e non venite a dirmi che le due cose non si somigliano),  c’è una presa di consapevolezza riguardo ai procedimenti della mente, sia per quel che concerne l’intuizione, che  la razionalità logica di certe sensazioni.

Rifiutando ogni teoria che potesse spiegare meccanicamente la sensibilità del corpo, Valéry afferma che i sensi ricevono e chiedono, che la sensazione è un inizio, un passo verso il linguaggio d’ognuno. Perché la sensazione non è semplicemente una risposta a stimoli esterni: ognuna è assoluta e unica nel suo esistere. Ed è per questo che è così difficile descrivere i sentimenti e le azioni che da essi derivano.

Nasce, a questo punto, una fragilità propria dell’uomo, cui Valéry si approccia quasi con sdegno.  Il risentimento che ne segue è estrinsecato con una sorta di delusione, per cui l’uomo non potrà cambiare il suo destino: può solo analizzarlo. Ed è come se, improvvisamente, il cerchio si chiudesse, e tutto tornasse al suo posto.

Rifiuto dei meccanicismi, analisi, riflessione. Solo in questo modo, l’uomo può prendere pienamente consapevolezza di sé. Perché, di fatto, l’uomo è felice d’ignorare, e cerca rimedi e sollievi superficiali, senza punto andare a fondo.

Racchiudendo in sé passi dedicati all’amore, al corpo, al sogno, alla musica, alla pittura, i Cahiers di Valéry sono essenziali al resto della sua opera. Sono un perno necessario al dominio ch’egli tenta d’avere sull’istante e sulla sua epoca (un’epoca in cui fece visita a Mussolini, in cui si schierò a favore della dittatura di Salazar, dicendo, poi, che un uomo intelligente non può sentirsi parte d’un partito; paradossi dell’estro).

Cahiers nascono come necessari alla comprensione dell’Essere, inteso come universalità. L’Io diventa un mondo intero, un universo di cui l’uomo stesso ha paura, poiché presente ed assente allo stesso tempo. L’Io non conosce. È la coscienza che conosce e agisce sull’uomo.

Qualcuno troverà nei suoi scritti solo sofismi. A parer mio, quello che è necessario comprendere di Valéry è che egli tentò di sostituire il cervello al cuore, cercando attraverso la scrittura un’autorealizzazione di se stesso, una creazione e un ritrovarsi mediante le parole – poetiche, soprattutto –, le uniche in grado di esplicare concetti nascosti ai più.

Valéry provò con tutte le sue forze a penetrare l’essenza tragica del mondo.

A voi l’ardua sentenza.

autografo valéry nei cahiers

[1]    P. Valéry, Opere complete,  pag.339, ed. Guanda, Parma, 1960

[2]    Ambroise Paul Toussaint Valéry (Sète, 30 ottobre 1871 – Parigi, 20 luglio 1945) fu un poeta e uno scrittore francese, ma a me piace dire italo – corso. Prendiamoci quel che è nostro.

Se non sai chi sia Paul Valèry, che tu possa…! non lo dico.
Ma puoi rimediare leggendo qualcosa, non ti pare?
Se non te la senti di leggere i Cahiers o i Quaderni – editi in cinque volumi da Adelphi, nel 1985 – puoi leggere:

      a) la pagina di Wikipedia, che non fa mai male;

      b) Il cimitero marino (un’opera poetica scritta dall’autore nel 1920). La trovi su internet, ma è meglio se tu comprassi il libello.

      c) La serata con il signor Teste (romanzo del 1895), utile a comprendere il punto di vista di Valéry su numerosi aspetti dell’esistenza, poi appuntati e approfonditi nei Cahiers.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...