Alessandro Battistini – Cosmic Sessions (2014 – Club de Musique / IRD)

Postato il Aggiornato il

Cosmic Sessions - Cover

Articolo di Andrea Furlan

Al timone del fantastico vascello illustrato in copertina, Alessandro Battistini, leader e autore dei Mojo Filter, è salpato per un inedito viaggio interstellare alla volta di lidi rimasti ancora inesplorati dall’acclamata rock band bergamasca paladina di un vintage rock dal taglio elettrico e viscerale. I tre ottimi album finora pubblicati dal gruppo e l’intensità dei concerti cui ho avuto modo di assistere, mi avevano fatto apprezzare da subito le sue indiscutibili qualità artistiche e non ho quindi avuto alcun dubbio nell’attendermi grandi cose all’annuncio della sua prima prova solista. L’attesa naturalmente non è stata vana, anzi l’esito si è rivelato superiore all’aspettativa! Mi trovo così a parlare di un disco squisitamente composto, suonato e prodotto, che mi ha catturato sin dal primo ascolto, tanto da lasciarmi a bocca aperta di fronte alla capacità di coinvolgimento di un Battistini particolarmente ispirato. Di sicuro è riuscito a stupirmi nel presentare un lato della sua creatività che non conoscevo e che fortunatamente è venuto alla luce. Mi ha positivamente spiazzato lasciando la via maestra percorsa con i Mojo Filter per avventurarsi lungo quelle strade blu che da sempre forniscono linfa vitale al rock più genuino; una scelta corraggiosa e intelligente che gli ha permesso di allargare la prospettiva del proprio linguaggio.

Le Cosmic Sessions cambiano rotta e spostano la barra in direzione di un folk rock acustico innervato da striature psichedeliche decisamente interessante. Cambia anche l’orizzonte temporale, ora rivolto ai sixities e a una forma musicale che privilegia i toni distesi di una jam vissuta in assoluta scioltezza. Non sono più le sole chitarre elettriche a tenere le fila, ma è tutto l’armamentario di mandolini, banjo, pedal steel e percussioni a offrire una varietà e una ricercatezza strumentale di tutto rilievo da cui emerge con forza e incisività la voce di Battistini, dotata di una notevole gamma espressiva e di una carica tale da essere contagiosa. 

I trenta minuti del disco sono un condensato di felici intuizioni che svelano tante piccole gemme composte in un quadro assolutamente perfetto in cui ogni singolo passaggio strumentale è cesellato con estrema cura. Battistini ha il dono della sintesi: la durata relativamente breve del disco va a tutto vantaggio della qualità dei contenuti e della facilità d’ascolto, un pregio da apprezzare perché questa capacità è una dote non comune. 

Prendete l’iniziale Nothing more to say: un temporale in lontananza fa da sfondo all’entrata della chitarra acustica, l’arpeggio in fingerstyle introduce un canto caldo e profondo accompagnato da un leggero tappeto di percussioni e qualche nota di basso e mandolino dispensate con gran cura cui si aggiungono i cori della brava Francesca Arrigoni; l’intermezzo strumentale concede una breve pausa, poi l’intenso crescendo finale che ti fa fluttuare senza peso nell’aria, liberi di volare! Davvero non c’è molto altro da dire quando l’ascolto di un brano riesce a catalizzare con così tanta intensità l’emotività di un momento magico.
alessandro battistini

Il blues pigro e indolente di Staring at your splendor ci riporta sulla terra, le derive country di Fill my world e Home, in quest’ultima lo splendido cameo dell’americano Jono Manson, aggiungono man mano tasselli al puzzle che si completa con le acide pulsioni psichedeliche di The inner side, chiusa da una bella coda strumentale al piano elettrico, e The wise rabbit, ospite qui la chitarra di Antonio Gramentieri, uno degli episodi che preferisco, quello dalla più ricca trama strumentale, elettrico al punto giusto, concluso dall’urlo lancinante del sax di Craig Dreyer. Chiude il cerchio la cover del classico di Rufus Thomas Walking the dog, un blues deviante e polveroso interpretata con decisione e personalità.

Un plauso alla registrazione, effettuta in presa diretta presso l’Ncore Studio di Lecco da Matteo Tovagliari, che esalta fin nei minimi particolari la resa sonora dell’album, masterizzato nel suo Kitchen Ink Studio a Santa Fè nientemeno che da Jono Manson, e all’artwork realizzato da Ferdinando Lozza, già autore delle copertine dei Mojo Filter. 

Non c’è che dire, sono rimasto affascinato da Cosmic Sessions e dal grande talento che Alessandro Battistini ha dimostrato nel realizzare il suo esordio solista. Non esito a dire che entra di diritto nei miei dischi dell’anno!

Link:

Facebook http://www.facebook.com/alebattistini4
Reverbnation http://www.reverbnation.com/alessandrobattistini
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...