Nicolò Carnesi – Ho una galassia nell’armadio (2014 – Malintenti/Edel)

Postato il Aggiornato il

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Articolo di Eleonora Montesanti

Per descrivere questo disco viene spontaneo iniziare da una citazione di uno dei personaggi che più lo hanno influenzato, Albert Einstein: Tutto è determinato da forze sulle quali non abbiamo alcun controllo. Vale per l’insetto come per gli astri. Esseri umani, vegetali o polvere cosmica, tutti danziamo al ritmo di una musica misteriosa, suonata in lontananza da un pifferaio invisibile.
Ho una galassia nell’armadio, infatti, è un album in bilico tra fisica e inadeguatezza, tra matematica e smarrimento, tra cosmologia e debolezza.

Nelle storie di vita racchiuse nelle undici tracce coesiste un dualismo di fondo tra quotidianità e teoremi scientifici nei quali, nonostante la loro precisione, non si trovano risposte ma una spinta per resistere alla rassegnazione, poiché quando qualcosa di universale è custodito nella nostra intimità, per assurdo tutto appare meno complesso, i nostri problemi si sgonfiano e non sentiamo il bisogno di controllarli ad ogni costo.
Ogni canzone ha vicissitudini narrative e musicali a sé, ma il filo conduttore è cucito sui contrasti e sulle alternanze che equilibrano la molteplicità stilistica di questo progetto e sull’importanza dei percorsi molto più che dei risultati.
Le sonorità sono diverse rispetto al primo disco Gli eroi non escono il sabato: sono più ampie e mature, c’è un maggiore utilizzo dell’elettronica e dei synth che creano sfumature che sembrano posizionate apposta per sfuggire. Un solo ascolto infatti non è sufficiente per cogliere l’innumerevole quantità di dettagli microscopici ed ispirazioni macroscopiche (vedi new vawe, british pop e tradizione italiana anni ’80, folk-pop, garage rock) che rendono Ho una galassia nell’armadio un album non tanto basato sulla forza di alcuni singoli, bensì su ascolti complessivi. Le tracce sono tutte fluide e nessuna prevarica sulle altre, in questo – sempre in qualche modo collegandoci all’onnipresenza dei dualismi – il cantautore riesce a trasformare l’eterogeneità stilistica in omogeneità percettiva. Inoltre Nicolò suona quasi tutto da solo (con la preziosa collaborazione in regia di Tommaso Colliva), ad eccezione di inserti mirati: gli ospiti spaziano tra grandi personalità quali Roberto Angelini, Antonio Di Martino, i Selton e Rodrigo D’Erasmo.
Il disco si apre con la title track, dove con un paracadute di piombo sulle spalle ci catapultiamo volontariamente nell’ignoto galattico, poiché nel nostro mondo siamo sempre troppo connessi a causa della condizione di perenne reperibilità a cui ci costringono i social network, è quasi impossibile perdersi qualcosa e per questo non ci sorprendiamo più. Parallela a questa tematica è Illuminati, con un cantato alla Rino Gaetano ma con una base melodica che non potrebbe essere più diversa, nella quale il ritornello recita: innamoriamoci senza toccarci e chiedendosi poi come mai tutto va a puttane. Il messaggio è che i social network danno l’illusione di creare rapporti senza fare fatica, senza condividere esperienze reali, ma rimanendo seduti dietro ad uno schermo, dove tra l’altro chiunque ha la possibilità di crearsi una personalità a proprio piacimento.
Il disegno ha un incipit che profuma di Joy Division e si scioglie rapidamente su due modi opposti nell’affrontare una relazione. Il primo è propositivo: il protagonista cerca di disegnare con tutti i mezzi che ha a disposizione quello che manca. La seconda strofa invece è dominata dall’arrendevolezza: tutto si cancella, perché nonostante gli sforzi non riesce a forzare gli eventi. Solo togliendo contorni, cornici e barriere si può volare.
Anche L’ultima fermata e Numeri sono canzoni d’amore. L’ultima fermata è costruita sulla semplicità di voce, tastiere e batteria ed è una canzone che, tra citazioni colte e cinematografiche, racconta di una storia che finisce e dell’inadeguatezza che ne consegue. La seconda rappresenta l’apice del gioco di alternanze e dicotomie su cui è basato tutto l’album. Si appoggia su approcci alla vita divergenti, riassumibili in due concetti matematicamente opposti (positività e negatività); al contrario delle scienze esatte, però, le relazioni non sono semplici equazioni, ci sono troppe dinamiche e variabili, per questo i conti non tornano mai, i risultati non hanno a che fare con noi.
La grande fuga di Alberto è ambientato ai giorni nostri nella testa di un Albert Einstein che si barcamena tra insicurezza e genialità. Ogni concetto prima di esistere è solo una folle idea nella testa di qualcuno; per concretizzarlo bisogna necessariamente ribaltare ogni prospettiva, fuggire dalla realtà e scavare nella creatività, non limitandosi a cercare risposte immediate nell’apparenza.
La canzone che meglio racchiude la poetica di Nicolò Carnesi è Proverbiale, un mix complementare tra riferimenti esterofili alla Phoenix e cantautorali alla Battiato, che narra in maniera molto cinica della mancanza di autenticità nei rapporti umani, perché siamo tutti disposti a vendere i nostri sentimenti al miglior offerente e non siamo in grado di curarci degli altri senza desiderare qualcosa in cambio: tutto ha un prezzo.
Il disco si chiude con la consapevolezza malinconica di La rotazione, singolo scritto a New York che ha anticipato l’uscita di Ho una galassia nell’armadio. E’ il momento di tirare le somme e di dare un senso alle nostre domande: non troveremo mai ciò che cerchiamo, ma l’essenziale è stata la ricerca in sé, perché ci ha fatto vivere. E’ stato bello sperare nelle risposte, anche se non le abbiamo trovate.

Ma ci resta il viaggio…

 

TRACKLIST

01)     Ho una galassia nell’armadio
02)     Il disegno
03)     L’ultima fermata
04)     La grande fuga di Alberto
05)     Numeri
06)     Proverbiale
07)     Cassandra
08)     Illuminati
09)     Gli eroi non escono il sabato
10)     La rotazione

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