Serazzi & La Cucina – Á la carte (2014 – Volume! records)

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Articolo di Eleonora Montesanti

Paolo Serazzi è un artista eclettico: suona il pianoforte e la chitarra, è un cantante e compositore, a volte arrangiatore e interprete di canzoni di ogni genere ed epoca, si occupa anche di colonne sonore per la televisione, il cinema e soprattutto il teatro. A questa personalità già di per sé pregna di sfumature per quanto riguarda questo ultimo disco, intitolato Á la carte, bisogna aggiungerci anche i sapori de La Cucina: un ensemble di fiati e percussioni che rendono le undici tracce frizzanti e variegate.

La coralità infatti è la caratteristica comune a tutte le canzoni, la quale, unita alla positività di fondo dei contenuti, rende questo disco un insieme festoso di ironia, racconti, suoni e sensazioni.

Si comincia da una rumba che dona alla musica il potere di spazzare via inferni e crepacci, passando poi a Con un salto, brano con un tappeto sonoro molto ricco e stratificato – a tratti onomatopeico – e che si ispira al racconto La distanza dalla luna di Italo Calvino, valorizzando il linguaggio già ricercato e particolare di tutti i testi di Serazzi.
Non mancano delicati episodi cantautorali, come la malinconica Mundo mejor o Il silenzio in noi, dove vige un minimalismo melodico funzionale per sottolineare il messaggio del testo: un invito a lasciarsi sorprendere, a tornare bambini e ogni tanto a rinunciare alla logica. Sonorità simili riguardano anche Finalmente, una vera e propria narrazione sulla bellezza della natura che torna ad avere la meglio sul progresso, principale causa di nervosismo dell’umanità. Come per magia le montagne sovrastano i palazzoni, i campi di fragole riaffiorano dall’asfalto, un lago emerge dove fino a ieri c’erano auto parcheggiate in quadrupla fila; di fronte a ciò tutti sono felici, respirano, ballano gioiosamente e riscoprono quali sono i veri valori dell’esistenza.

Serazzi e la sua Cucina però non si soffermano mai troppo su uno stile; infatti subito dopo ci si imbatte in Balkan, brano dall’atmosfera zingaresca tipica delle canzoni dei Modena City Ramblers e ci regalano anche un prezioso momento funky che esplode nei fiati e nelle sonorità gioiose di Se ritorni qui.
L’ultima parte di Á la carte comprende pezzi composti originariamente per il teatro, dunque costruiti su immagini, rumori, dialoghi ed onomatopee. La più brillante ed originale è Il portiere Fosco, ossia la vicenda di un calciatore che arreda e si trasferisce in una porta da calcio, in attesa di un rigore che arriverà soltanto quando il protagonista sarà ormai anziano e non riuscirà a respingere il tiro, ma a pararlo ci penserà un vecchio lampadario rococò.
L’onore di chiudere questo disco spetta a Nove ore, introdotta dal ticchettio di un orologio a cui pian piano si aggiungono le percussioni, il pianoforte e una vocalità sperimentale ed echeggiante che ricorda vagamente Eugenio Finardi soprattutto nelle strofe e si conclude nell’apice del multiplo linguaggio musicale, assaggi di beatbox compresi.
In sostanza Á la carte è un lavoro appassionato e appassionante che ci accompagna in un calmo vortice ricco di figure e metafore appoggiate su una varietà di stili e registri che ci fanno tuffare in esperienze emotive differenti.
Un momento di semplicità e allegria che tutti ogni tanto dovrebbero concedersi.


Tracklist:

Come una rumba
Con un salto
Il silenzio in noi
Balkan
Finalmente
Mundo mejor
Se ritorni qui
Io e il mio amico Attilio
Laundrette soap
Il portiere Fosco
Nove ore

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