Agnes Obel @ Parco Ciani – Lugano CH – 27 Luglio 2014

Postato il Aggiornato il

01Testo e immagini sonore di Thomas Maspes

Si può essere all’altezza di giudicare una partita di calcio avendo visto solo il primo tempo? È questa la domanda che mi sono posto dopo aver assistito al concerto che Agnes Obel ha tenuto in terra svizzera, nella splendida cornice del parco Ciani di Lugano. Domanda più che legittima, vista la durata esigua della sua performance, non più di cinquanta minuti, che per un’artista che ha due dischi all’attivo è davvero un tempo risibile (per non dire quasi offensivo nei confronti del pubblico pagante).

Che il talento non le manchi è un dato di fatto innegabile. Le sue composizioni malinconiche ma al tempo stesso anche intensamente sensuali, acquistano un’incisività maggiore dal vivo rispetto alle registrazioni fatte in studio, e anche la sua presenza, un tutt’uno con il suo pianoforte, è parsa in grado di catalizzare tutta l’attenzione degli spettatori su di sé. Accompagnata da una violinista e una violoncellista, ha intervallato brani tratti dal suo primo e bellissimo lavoro “Philharmonics” uscito nel 2010 a quelli del suo ultimo disco “Aventine” pubblicato l’anno scorso.

Nata e cresciuta a Copenhagen, ha sviluppato fin da piccola una grande passione per il pianoforte, sostenuta dalla madre anch’essa pianista classica. Nelle sue canzoni si agitano gli spettri di autori geniali quali Debussy o Eric Satie. Per quanto riguarda invece la musica più moderna, le sue muse ispiratrici sono sempre state Joni Mitchell e P.J. Harvey. 

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Ma è proprio durante l’esecuzione di un brano tratto dal suo primo disco (“Louretta”) e che io considero molto vicino allo stile compositivo di un certo Yann Tiersen, che qualcosa va storto e tutto cambia. La cantante lo presenta come un brano che si porta dietro da quando era bambina , una delle prime canzoni in assoluto che ha mai composto. Ne esegue circa un minuto, poi si interrompe all’improvviso dicendo che basta, non la vuole più suonare. E’ quasi come se quella canzone avesse risvegliato in lei dei ricordi così pesanti da sopportare, che la malinconia prende totalmente il sopravvento negando così ogni possibilità di continuare lo show. A dire la verità dopo una scambio veloce di battute con le altre due musiciste (anch’esse piuttosto sorprese, per non dire esterrefatte, proprio come tutto il pubblico), prova a ricaricarsi con un’altra canzone dal ritmo più sostenuto, ma è purtroppo l’ultimo atto prima della sua veloce dipartita. Il pubblico pensa si tratti solo di una pausa, applaude per circa cinque minuti senza sosta, ma lei ha già deciso che non tornerà più su quel palco.

Un concerto dunque che vale come il primo tempo di una partita di calcio. Per capire quanto e se potrà durare nel tempo questo bell’angelo dai capelli lunghi e biondi e dall’anima assai tormentata, dovremmo attendere che il secondo venga giocato, qui o su un altro campo, sperando che con il passare del tempo possa far maturare accanto al suo talento così straordinario anche un briciolo di professionalità in più.

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