Layne Staley. Alle porte della voce proibita.

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Articolo e illustrazione di Mauro Savino.

Dio non fermò la mano del padre di Layne Staley quando lo sacrificò sull’altare della lontananza e dell’addio. Anti-Edipo di Kirkland, Washington, Staley cercò suo padre per tutta la vita e non lo trovò, come Dean Moriarty, ma senza Route 66. Non fu la sola cosa che cercò. Non fu la sola che perse. Alice allo specchio. Alice incatenata. E vide, Staley, che la poesia poteva diventare musica è la musica voce. Mentre si uccideva.

Non c’è nulla da emulare nella vita di Staley, ma ognuno sta con la morte a modo suo. Spesso si separa l’uomo dall’artista per salvare il secondo dal primo e dare al suo messaggio una portata universale. Si tratta di un escamotage per non dire che la forma non salva il contenuto. Michelangelo non avrebbe teorizzato l'”incompiuto” senza il tormento degli ultimi anni. E Staley non avrebbe scritto quello che ha scritto senza l’eroina. L’arte è un’esperienza individuale, drammatica, sanguigna e carnale. Non una favola estetica. Si può togliere l’artista. È vero. Ma uno come Staley è dentro quello che canta e quello che canta è la sua vita in decomposizione. La poesia è il prodotto finito di una cronaca interiore. Oggi la poesia langue perché la cronaca è sociale, non individuale. La Seattle dei primi anni ’90 era immunizzata dalla globalizzazione e poté produrre più di qualche disadattato di talento. Nel bene e nel male, individui. Ci si interessa al caso Staley: ma è la musica che conta, non la droga. La poesia, non l’eroina! Falso. La poesia è l’umano, l’umano la poesia. La generalizzazione può darsi solo riflettendo sul significato universale di alcune esperienze. Ma volti, occhi, braccia coperte, clausure, demoni, non possono non riflettersi nello specchio in cui discerniamo i contorni della voce proibita. Non vi si può entrare. Appartiene solo a chi la possiede e ne è posseduto. Alle sue porte troverete Staley. Riverso da due settimane in una stanza. Morto. L’eroina gli ha tolto tutto: amore, denti, reni, cuore. Anche la voce. Per questo, dopo averlo ascoltato, si tace.

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