Letlo Vin – Songs for Takeda (2014 – Autoproduzione)

Postato il Aggiornato il

unnamed

Articolo di Fabio Baio Baietti

Il fratello di un fondista estone con la passione per il cantautorato?
Il dubbio sul nome “nordicamente esotico” dell’Artista, si dissolve come le novembrine nebbie lodigiane.
Pseudonimo importante, Letlo Vin. Sia che lo si voglia leggere come accorata esortazione, sottoforma di anglofono gioco di parole. Sia nel non troppo velato omaggio all’istrionico Nick Cave, da sempre suo punto di riferimento artistico.
Un’”opera prima” più volte riscritta in 4 lunghi anni. Elaborata da un’anima tormentata dalla perdita di un caro amico. Quel “Takeda”, musicista innamorato della cultura giapponese, che aveva deciso di continuare il suo viaggio in un “altrove” lontano dalla vita terrena.

Canzoni che più volte, causa il tormento interiore di Letlo, hanno fatto la spola tra la penna e il cestino. Fino all’ispirazione finale, ai testi viscerali e ai suoni che sgorgano liberi, testimonianza dell’ampio ventaglio di gusti ed ispirazioni del Nostro.
Nel dubbio tra il trovarsi davanti un concept album pretenzioso, quasi “ingessato” nell’emotività “in prima persona” dell’Autore, oppure un’opera capace di creare un legame emozionale con l’ascoltatore è la seconda ipotesi ad imporsi. L’opera è idealmente suddivisa come capitoli di un libro. Troviamo un’introduzione alla depressione del protagonista, la realistica narrazione dei fatti, il finale in cui Letlo Vin riesce finalmente ad elaborare il lutto, distaccandosi emotivamente dalla vicenda, prendendo coscienza di una ritrovata serenità.
Tra liricità ispirata e struttura musicale “melodicamente” affine ad un ampio spettro di generi e riferimenti di qualità sopra la media. Da Johnny Cash che monitora le operazioni, a Cohen, a tutta quella serie di gruppi che, a cavallo del millennio, cavalcavano l’onda di un country dalle tinte dark
“Rusty world’s seeds”, “Roll over my devils” e “Brix” aprono il cd e lo testimoniano. Colpisce soprattutto l’uso della voce. Espressiva, viscerale. Il tutto con l’uso di un inglese lontano anni luce dal “provincialismo fonetico”, essendo il Nostro perfettamente bilingue
“Your Mama saw you there”, “How long were you?” “Friday night” “It won’t last long” “Blue Xmas time” costituiscono il nucleo centrale dell’opera e non fanno mai cadere la tensione. Viene voglia di farsi vicino idealmente a Letlo, accompagnarlo in questa redenzione e provare tenera empatia per Takeda ed il suo dramma interiore.
“Takeda” e “ So far away” sono, rispettivamente, il ricordo amorevole dell’amico e il ritorno alla vita.
“Per “Songs for Takeda”, il mio primo album, non ho attuato nessuna particolare ricerca sonora e tantomeno desiderato essere moderno, originale, trendy” racconta Letlo Vin, il quale aggiunge: “Ho semplicemente suonato quello che sono, che è anche frutto di quello che ho ascoltato. Ho avuto poi la fortuna di incontrare persone che come me suonano esattamente quello che sono, rendendo il tutto ancora più spontaneo“.
Collaborano con Letlo Vin (voce, chitarra acustica, classica ed elettrica, ukulele, tastiere) gli ottimi Gianluca Buoncompagni (basso, ukulele, cajon, stompbox, cori) e Lorenzo Raimondi (chitarra elettrica, ukulele, flauto traverso, cori).
Da sottolineare la pregevole masterizzazione operata da Nick Petersen. Uno che ha lavorato dietro la consolle con artisti di grosso calibro, Bon Iver per citarne uno
Un esordio che lascia decisamente il segno!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...