Giovanna Carone Mirko Signorile – Mirazh (Digressione music, 2014)

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Mirazh copertina

Articolo di Thea Ter

Mirazh, è il terzo cd di Giovanna Carone e Mirko Signorile pubblicato da Digressione Music, dopo Betàm Soul e Far Libe. Il Farlibe Duo, appunto, pur essendo di diversissima estrazione (una cantante barocca e un pianista jazz) ha trovato un’oasi comune su cui costruire una preziosissima città dell’anima nella musica yiddish.
I precedenti lavori avevano attinto alla tradizione di quest’ultima, rielaborandola e reinterpretandola alla luce delle sensibilità dei due artisti, con qualche nuova produzione. Questo nuovo lavoro, Mirazh (Miraggio), invece, è un concept di composizioni originali, che partono dalla comune disposizione affinata nei lavori precedenti, per creare qualcosa di completamente nuovo.
L’operazione è complessa, sofisticata e pone alla base suggestioni tratte da Le città invisibili di Italo Calvino, al cui Marco Polo fa da controcanto il più antico viaggio (un secolo prima) verso oriente di Beniamino da Tudela. Questi era un ebreo spagnolo, che annotò in un diario (Il libro dei viaggi) il racconto delle sue peregrinazioni verso la Terra Santa, addirittura verso Baghdad e ancora oltre: per lui la via verso l’Oriente partiva da Trani, Bari, Otranto, le località pugliesi da cui ci si imbarcava per la Terra Santa, quella Puglia che è anche il luogo di permanenze e di partenze sia dei due artisti e che dei due autori dei testi, Luca Basso e Marisa Ines Romano (Kileyode).
Questo disco sembrerebbe un racconto di viaggi più o meno immaginari, o meglio il racconto dei racconti di quei viaggi, delle loro sensazioni, delle loro impressioni, delle loro emozioni, e quindi ciascun brano sembra riportare sensazioni di sensazioni, impressioni di impressioni, emozioni di emozioni. Ma, come spesso accade per i viaggi, si tratta soprattutto di un itinerario nell’immaginario (d’altronde il titolo del lavoro è proprio Mirazh, miraggio), in luoghi che non sono che specchio dell’anima, in cui potersi ritrovare: “Dove mi / porta il sentiero? / In me stesso, / dice il cuore, / a casa, / lo so” (Mirazh).

Passato e presente come ricordo, afflato, itinerario, immaginazione, ma anche futuro come desiderio, aspirazione, proiezione convivono perfettamente nella musica di Mirko Signorile, ispiratissimo anche questa volta, anche quando è il canto d’altri che deve immaginare, proprio come uno scrittore che nel suo testo deve dare voce ai personaggi e renderli credibili attraverso i dialoghi. La malinconia, il ricordo la nostalgia, la curiosità, la sorpresa, il gioco, la scoperta, il sempre-presente e il dove dell’altrove sono rese di volta in volta con grande poesia e sentimento, con l’enorme libertà che il jazz come forma mentis genera, ma anche con la smeraldina e sognante precisione della voce di Giovanna Carone. Il piano di Signorile e la voce della Carone sembrano essere l’uno il prolungamento dell’altra e viceversa. La cantante, come nei lavori precedenti, è a suo agio con tale naturalezza nell’interpretare in italiano e in yiddish i belli e non facili versi di Giuseppe Luca Basso e Marisa Ines Romano (Kileyode); in alcuni casi si tratta di vero e proprio virtuosismo vocale come in Eufemia Bazar o di scherzo sornione come in Vi a shpil: Ipazia (Come in un gioco: Ippazia), che contiene inserti di pugliese approfittando di sonorità non dissimili.

Mirazh ultima di copertina

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