Marilyn Manson – The Pale Emperor (Cooking Vinyl, 2015)

Postato il Aggiornato il

marilyn manson front

Articolo di Roberto Basilico

Il nuovo album di Marilyn Manson, The pale emperor, prende il titolo da un libro regalatogli dall’amico Johnny Depp intitolato Eliogabalo: Manson ne trae spunto e si identifica nell’imperatore Costantinus The Pale.
Già dalla prima canzone, intitolata Killing strangers, troviamo un Manson con una marcia in più rispetto ai lavori precedenti; percorrendo tutto l’album, infatti, si percepisce la presenza costante di sonorità rock – gothic – blues, con le quali sembra raccontare di essere tornato da un lontanto passato, pronto a catapultare gli ascoltatori nella sua cupezza universale.

Il singolo Deep six colpisce subito l’orecchio dell’ascoltatore con il six six six tanto caro a Manson, destinato appunto a rimanere a lungo nella testa di chi vi si imbatte; per non parlare poi di Slave only dreams to be king, brano in cui il reverendo ci accompagna nei suoi sogni, chiamando a raccolta gli dei nella sua anima con la voce calda e graffiante, oppure di The devil beneath my feet, dove quel fervore sotto ai piedi ha le sembianze di un lucifero pronto a farci scalpitare.
Scalpitiamo per salire su una nave da guerra e per non disperderci negli abissi, come accade in Warship my wreck, un brano completamente basato su un blues incalzante, riguardo al quale lo stesso Marylin Manson dice: “è sporco, come lo sporco che ho sotto le unghie, come qualcuno che ha scavato una fossa”. E tutto questo, in effetti, si sente.


Visti i continui riferimenti, Los Angeles probabilmente ha dato i natali a questo album, durante un viaggio in macchina verso le tenebre, con la voce di Manson che raggiunge vette inesplorate, come appunto in Third day of a seven day binge o in The Mephistopheles of Los Angeles, un pezzo con una linea melodica trascinante che si rivolge a Lazzaro per dirgli che anche lui risorgerà, magari come è stato per la fenice di Birds of hell awaiting, che rinasce col suo canto mentre brucia all’inferno.
Non mancano pezzi glam in questo album, come Cupid carries a gun – che si compone di una rappresentazione degna di un copione cinematografico – e nemmeno brani cadenzati e sospesi tra angeli e demoni, come Odds of even.
Inoltre ci pensano le bonus track – comprese nella versione deluxe – a confermare l’immensità di questo album: Day 3, Fated faithful fatal e Fall of the house of death (chitarra e voce, come sedersi attorno a un fuoco, in un bosco avvolto dall’oscurità).
In generale, dunque, questo è un disco oscuro che sembra provenire dal passato, precisamente dalla Los Angeles degli anni ottanta, quella fatta di wave-gothic e rock-blues, e ci accompagna oltre gli orizzonti, nel suo mondo sporco e cupo, ma in grado di sorprenderci ancora una volta.

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