R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Stupisce la prolificità artistica di Enrico Pieranunzi che battezza oggi il nuovo album Perspectives. In questi ultimi due anni, il pianista romano ha pubblicato una decina di lavori e Off Topic, dal 2024, si è occupata di lui in almeno due occasioni, leggi qui e qui. Prima ancora di essere un’opera compiuta, Perspectives sembra caratterizzarsi come un luogo di incontro. Non un territorio delimitato da coordinate geografiche, ma una regione interiore nella quale il tempo appare dilatato e la musica si trasforma in uno strumento di osservazione del reale. Del resto, il titolo stesso allude all’idea di uno sguardo plurale, alla possibilità di cogliere la medesima figura da angolazioni differenti, come accade nelle arti figurative o nell’architettura, dove la relazione tra le forme conta almeno quanto le forme stesse. Non un semplice crocevia di individualità, quindi, ma uno spazio di convergenza nel quale quattro musicisti si muovono come viandanti che condividono la medesima mappa, pur seguendo traiettorie differenti. È una riflessione, quella del quartetto, che attraversa l’intera storia del jazz trovando in questo lavoro un’espressione particolarmente compiuta.

Da un lato c’è la grande tradizione afroamericana, con la sua eredità ritmica e improvvisativa. Dall’altro la sensibilità europea, il gusto per la costruzione formale, la predilezione per la sfumatura e per l’ambiguità emotiva. Enrico Pieranunzi ha consacrato decenni di ricerca proprio a questo dialogo, trasformandolo in una vera e propria poetica, mentre il tenor-sassofonista Michele Polga ha sviluppato nel corso degli anni una scrittura capace di coniugare ai massimi livelli rigore compositivo e libertà espressiva. Pieranunzi e Polga rappresentano quindi i principali punti cardinali dell’album ma l’impressione è che il baricentro dell’opera risieda altrove, ad esempio nella capacità di trasformare la totalità delle voci in un unico moto narrativo. L’incontro tra tutti gli elementi del gruppo non produce un compromesso, bensì un’estensione reciproca dello sguardo. In questo senso, Perspectives appare come una sorta di laboratorio sonoro nel quale la materia musicale viene sottoposta a un incessante processo di trasformazione. Si ha quasi l’impressione di assistere ad un lento ma costante modellamento della musica, come se il quartetto stesse scolpendo il silenzio per ricavarne forme, colori e profondità. La necessità di affermare le proprie identità lascia il posto al desiderio di costruire un linguaggio comune. Perspectives nasce esattamente da questa consapevolezza e assume le sembianze di un dialogo ininterrotto, un quaderno di pensieri nel quale ogni annotazione si collega alla successiva attraverso un fitto intreccio di richiami, intuizioni e risonanze interiori. La scrittura, pur complessa e ricca di rimandi, non perde di vista la limpidezza del discorso e la notevole raffinatezza dell’impianto armonico non sacrifica nulla sull’altare dell’immediatezza della comunicazione. Il pianoforte di Enrico Pieranunzi e il sassofono tenore di Michele Polga si collocano dunque al centro di una relazione tra melodie e stili che non ricerca la sintesi a ogni costo ma piuttosto un equilibrio mobile, un continuo aggiustamento delle distanze. Accanto a loro, il contrabbassista danese Thomas Fonnesbæk – già accanto a Pieranunzi in The Real You (2021) – e Mauro Beggio – anche lui con il pianista in Improclassica (2026) agiscono come due straordinari artefici del suono. Il primo scolpisce il registro grave con una profondità quasi tattile, il secondo governa il flusso ritmico attraverso un raffinato gioco di chiaroscuri, trasformando tamburi e piatti in una vera e propria delicata banda cromatica. L’impressione complessiva è quella di assistere a un esercizio di policromie strumentali nel quale la tradizione costituisca l’inesauribile sorgente. Però in questa circostanza si perde l’idea fissa del bebop inteso come repertorio di formule codificate e si afferma invece una concezione più ampia del jazz, capace di attraversare la storia senza restarne prigioniera. Il risultato è tutt’altro che metafisico, in cui la materia sonora conserva un peso specifico, un’aspra intimità nel raccontare le cose del mondo e una concretezza che sembra provenire direttamente dall’esperienza vissuta. Registrato con la consueta attenzione ai dettagli che da decenni contraddistingue la Red Records, Perspectives è molto più di una collaborazione tra artisti affermati. È la dimostrazione di come la maturità non coincida necessariamente con la ricerca della perfezione, ma con la capacità di accettare la fragilità, il dubbio e l’incompletezza come strumenti espressivi. Più che un semplice incontro tra personalità differenti, Perspectives è dunque una meditazione sul significato dell’ascolto e sulla possibilità di abitare il suono come si vive un paesaggio, attraversandolo con passo lento, lasciandosi guidare dalle sue ombre e dalle sue improvvise aperture luminose.

Fin dall’iniziale Siren’s Lounge, Pieranunzi disegna un territorio in penombra, un valzer che procede con discrezione e che trova la propria forza nell’approssimazione al silenzio. Il fraseggio di Polga si insinua tra scorci naturali e linee armoniche di squisita eleganza, mentre il pianoforte dissemina scampoli sonori che rimandano tanto all’impressionismo europeo quanto alla grande lezione del jazz americano. La breve introduzione pianistica è l’ideale piattaforma sonora sulla quale Polga fa scivolare la sua voce melodica di misurata essenzialità, Si nota da subito il bell’intreccio ritmico tra la cavata del contrabbasso e l’effetto piuma della delicata percussione di Beggio. Segue l’assolo di Pieranunzi, armonicamente in parte devoto all’uso dei block chords alla Bill Evans. Con Back and Forth, composizione di Polga, l’atmosfera muta improvvisamente. La scrittura si fa più mobile sulla scia di un hard bop che appartiene alla tradizione più pura del jazz. Il quartetto mette in scena un fenomenale incrocio di accenti, sospensioni e ripartenze. Il sax esprime molta più luce ed energia che non nel brano precedente e fraseggia con assoluta scioltezza rivelando una voce puntuta, capace di mantenere intatta la tensione narrativa senza indulgere in alcuna forma di esibizionismo. Il pianoforte affronta con piglio risoluto un panorama molto caro allo stesso Pieranunzi, mentre Beggio interviene con una serie di stacchi innescati con giusta foga. Next to You rappresenta uno dei vertici emotivi dell’intero lavoro. La composizione di Polga scritta in forma di ballad – mi ricorda nella cadenza melodica Naima di John Coltrane – inserisce un dialogo fra sax e pianoforte che assume il carattere di una conversazione sommessa, sorretta dalla presenza costante di Fonnesbæk, il cui contrabbasso sembra agire come una forza controllata proveniente da un mondo ctonio. È qui che emerge con maggiore chiarezza il lento modellamento della musica, la pazienza con cui il quartetto lascia sedimentare le idee fino a conferirgli una forma compiuta. Siamo in presenza di una perfezione formale ad altissimi livelli di qualità. La composizione che dà il titolo all’album, ad opera di Pieranunzi, sembra costituire invece la dichiarazione d’intenti dell’intero progetto. Perspectives diventa così una riflessione sul mutare delle angolazioni, sulla possibilità di osservare il medesimo paesaggio da punti di vista differenti e a conferma di questo si ascoltino le identiche frasi ripetute inizialmente dal pianoforte e dal sax, che poi diventano base di un educato colloquio a distanza tra i due strumenti. Pieranunzi intreccia rigore formale e libertà improvvisativa, dimostrando ancora una volta come la sua poetica continui a nutrirsi di una feconda contaminazione tra cultura europea e tradizione afroamericana. Ottimo l’assolo di contrabbasso, addirittura regale la sontuosa espressività dei momenti in relativa solitudine di sax e pianoforte. L’emotiva Molto Ancora, dedicata da Pieranunzi a Luca Flores, possiede il tono raccolto di una meditazione privata. In queste pagine emerge un dolente esistenzialismo che rifugge ogni enfasi e si manifesta attraverso una scrittura di straordinaria delicatezza. Il dialogo tra pianoforte e sassofono assume i contorni di un’antica pratica di spagiria: separare, ricomporre, purificare la materia musicale per restituirla in una forma nuova e più luminosa. Un’operazione alchemica all’insegna del gusto melodico, senza eccessi retorici, a cui partecipa in assolo anche Fonnesbæk. Con Gi, elaborata su una base ritmica latineggiante, riaffiora invece una maggiore e diffusa irrequietezza. Una certa spigolosità di scrittura viene assorbita e restituita dall’intero quartetto con una naturalezza sorprendente, a dimostrazione di come l’interplay costituisca un valido punto di forza dell’album. Possiamo inoltre apprezzare la qualità dei tre assoli presenti, rispettivamente prima al contrabbasso, poi al sax e infine al pianoforte. A chiudere il percorso arriva Song for an August Evening, nella quale riconosciamo la mano più cantabile di Pieranunzi, una pagina di malinconica bellezza dove la musica si ritrae progressivamente in una dimensione raccolta, quasi domestica, lasciando emergere il lato più profondo dell’animo di questo artista.   

Una tra le qualità che restano dopo l’ascolto di questo album non è tanto il ricordo di un assolo, di una particolare soluzione armonica o dell’ennesima esplicitazione di un virtuosismo, quanto la sensazione di avere assistito a un esercizio di responsabilità artistica. In Perspectives, la prospettiva evocata dal titolo, potrebbe stare a significare che ogni punto di osservazione sia, in fondo, soltanto una porzione del paesaggio e che la verità della musica risieda nella somma delle sue infinite sfumature. Per questa ragione, Perspectives non si limita a raccontare il jazz contemporaneo, ma prova a restituirne il significato più profondo, quello di un’arte, cioè, che continua a interrogare il tempo, a custodire la fragilità delle emozioni e a trasformare il dialogo in una forma di conoscenza.

Tracklist:
01. Siren’s Lounge (5:41)
02. Back And Forth (3:59)
03. Next To You (6:59)
04. Perspectives (5:44)
05. Molto Ancora (6:51)
06. Gi (5:32)
07. Song For An August Evening (5:33)

Photo 1 © Roberto Cifarelli, 2 © Paola Tieppo


Riccardo Talamazzi è un insopportabile vecchiaccio che vuol sempre aver ragione su tutti e tutto. Va avvicinato con le dovute cautele perché morde. E non ama essere contraddetto.

Rispondi

In evidenza

Scopri di più da Off Topic Magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere