R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Così com’è stato nel caso dell’ultimo lavoro di Enrico Rava, Fearless Five (2024) – vedi qui – anche il pianista stellato Enrico Pieranunzi sceglie di farsi parte di un gruppo di giovanissimi musicisti, l’Aldo Di Caterino Ensemble, coinvolto nella musica elegante e spregiudicata dettata dal flauto del loro leader in questo album dal titolo emblematico di Heroes. Riguardo questo flautista ricordo che seguendo le sue tracce si può risalire non solo alla sua appartenenza alla Big Band del Pentagramma di cui Off Topic ha recentemente parlato – leggi qui – ma anche e direi soprattutto al suo precedente album Amorè (2023), registrato in duo con la chitarra di Nando Di Modugno, battezzato sempre da Abeat Records. Di Caterino sembra essere un flautista puro, a dire il vero uno dei non molti musicisti che si dedica, almeno nel jazz, alla pratica esclusiva di questo strumento. La sonorità del flauto traverso è di solito piuttosto eterea e morbida ma il suono può essere indurito, più o meno come faceva Roland Kirk – che tanto influenzò Ian Anderson nel rock – vocalizzando sulla boccola dello strumento stesso e ottenendo perciò sfumature più aggressive. Può sembrare strano, in effetti, che il flauto sia stato meno considerato dai jazzisti rispetto, ad esempio, ai fiati più risonanti come il sax e la tromba. Questioni di scelte timbriche o di riflessioni psicologiche individuali, ma se m’affido all’immediatezza dei ricordi personali, non mi vengono alla mente molti nomi storici, se non ad esempio quelli di Herbie Mann ed Hermeto Pascoal, in compagnia di polistrumentisti come Eric Dolphy o Charles Lloyd.

Tuttavia Off Topic si è da poco occupata della flautista statunitense Nicole Mitchell che in compagnia di Ballakè Sissoko ha pubblicato recentemente il sostanzioso album Bamako Chicago Sound System – leggi qui. Tutto questo per ribadire come sia infrequente poter ascoltare una combinazione di questo calibro tra uno dei migliori pianisti jazz al mondo – Off Topic ha scritto parecchio riguardo a Pieranunzi, chi vuole dia pure una lettura qui, ancora qui e anche quie un già affermato flautista di soli ventisei anni come il pugliese Di Caterino, in compagnia del contrabbasso di Carlo Bavetta, già comparso sotto la nostra lente con l’HarpBeat Trio – vedi qui – e il ventiquattrenne Cesare Mangiocavallo alla batteria. La presenza di Pieranunzi offre, evidentemente, una solidità strutturale non di poco conto alla musica dell’ensemble, tenendo presente che il pianista romano compare come autore nella metà dei brani di Heroes e questo è sicuramente una prova del suo intenso coinvolgimento all’interno del gruppo. Ciononostante la presenza di Pieranunzi non vuole calamitare l’attenzione dell’ascoltatore prevalentemente attorno a sé, lasciando giusti spazi non solo al flauto di Di Caterino ma riuscendo a far respirare tangibilmente la ritmica, sempre vigile e discretamente posizionata alle spalle dei due strumenti portanti. Piuttosto sono sorpreso dall’abilità e dalla comunicatività del flautista, a volte decisamente suggestivo per una certa aria di saudade – già peraltro ben riscontrata nel precedente Amorèche avvolge il suo suono. Qui pare affrontare quasi con spavalda sicurezza sia gli intensi momenti fraseggianti che le aperture più carezzevoli nei brani maggiormente intimisti. La musica proposta è varia, frizzante e si ascolta fluidamente senza sforzo. Si avverte come il piacere di suonare abbia, in questo contesto, una valenza superiore rispetto all’esigenza d’intellettualizzarne la progettualità, mantenendo una sensazione condivisibile di freschezza e spontaneità costantemente percepibile per tutto l’album. Si passa da un hard-bop piuttosto tradizionale a qualche dimensione più rilassata che s’avvicina alla ballad e che contiene influssi provenienti da studi classici. Del resto, leggendo la biografia di Di Caterino e avendo presenti le incursioni e le riletture di autori di musica classica da parte di Pieranunzi – da Faurè a Debussy, da Scarlatti a Gershwin – ciò non dovrebbe certo stupirci. Tutto questo avviene in modo naturale e con grande senso dell’equilibrio, merito in parte anche della qualità veramente audiophile dell’incisione proposta da Abeat, sempre attenta nella cura delle realizzazioni sonore.


Si parte con una composizione di Di Caterino, Travel to the Other Side. Colpisce un attacco jazzistico con l’impronta ritmica dettata dal pianoforte che suggerisce una sensazione tensiva, sovrapponendosi occasionalmente in sincrono al tema urbano ma leggero del flauto. Pieranunzi accende la miccia dell’hard- bop con uno dei suoi vetriolici fraseggi. Di Caterino si porta poi all’assolo ma non viene mai lasciato senza l’assistenza dialogante continua del pianoforte. C’è spazio per un passaggio in quasi solitudine prima di Bavetta e poi dell’ottimo Mangiocavallo. Unlocked Waltz appartiene a certe corde più nascoste di Pieranunzi, pescando tra operetta e suggestioni viennesi con un ¾ tematico assolutamente delizioso e ovviamente uncool nel suo spazio danzante. Il pianoforte si riappropria della melodia portante, sulla quale eserciterà parte dell’improvvisazione, seguito dal flauto e dal contrabbasso. Un brano che dimostra l’estro un po’ anarcoide di Pieranunzi, capace di passare da un clima musicale ad un altro con estrema semplicità. L’attesa di un Balcone porta invece la firma di Bavetta e ci accompagna tra le braccia di una classica ballad, dove tutto si svolge in una sorta di atmosfera sottovetro. E qui bisogna annotare la bellezza di questa aria flautata dal sabor brasiliano che Di Caterino affronta con un senso della misura rimarchevole. L’ottima melodia di Bavetta viene interpretata al meglio, quindi, da un flauto totalmente eufonico e dal discorrere pacato che esso instaura insieme al pianoforte. Stretch è invece un interessante brano di Mangiocavallo, probabilmente il frammento più avantgarde di Heroes. All’insegna di suoni disorientanti e conturbanti, questo brano fa l’effetto di un bengala scoppiettante, annunciandosi con un sincrono tra piano e flauto nello svolgersi di un tema tutt’altro che prevedibile. Segue la cornucopia di accordi e di note portate da Pieranunzi mentre Di Caterino letteralmente volteggia fino alla convulsione improvvisativa e collettiva che chiude i giochi. Chick Remembered si snoda lungo una struttura latineggiante e forse potrebbe essere inteso come un omaggio postumo a Chick Corea – ma non ne trovo menzione nelle note stampa – soprattutto nella turgida pronuncia jazz che si ascolta durante l’assolo di Pieranunzi, quasi contrastante rispetto al flauto dall’abito sudamericano. Da rilevare la poderosa macchina ritmica, onnipresente attestazione della spumeggiante attività del contrabbasso e, particolarmente in questo brano, della batteria. Pensaci un Po’, così come il pezzo precedente, esce firmato da Pieranunzi. Inizia come una ballad caratterizzata da un languore quasi mediterraneo per poi prendere quota abbarbicandosi attorno alle note soffiate del flauto per poi trasformarsi in un mid-tempo che è un vero e proprio collage di temi e immagini sonore. La malinconia di fondo è quasi il risultato della ricerca di quell’attimo fuggente all’origine dell’ispirazione del brano, la resa collettiva è di alta classe e impegna tutti gli strumentisti allo stesso livello, con Bavetta che intercala un intermezzo solistico al contrabbasso. Di notevole caratura tecnica è il dai e vai tra flauto e piano, in particolar modo verso i passaggi finali, dove diventa complicato capire qual è lo strumento principale e chi accompagna. Aldo’s Tune s’innesca con una sequenza di rivolti pianistici in un tema, anche piuttosto orecchiabile, levitato a mezz’aria dal flauto. Sulla sapiente architettura operata da Pieranunzi s’avventura il sobrio peregrinare di Di Caterino mentre la base ritmica resta sempre sotto l’egida latina. La tastiera di pianoforte lampeggia di passaggi be-bop di notevole fattura fino a quando il flauto riprende il tema principale sulla netta chiusura strumentale. Se un’Altra Volta un Giorno, una composizione del pianista, riprende il ritmo valzerino già introdotto in Unlocked Waltz, segno della ricerca d’una certa semplicità immersa in sentimenti più classicheggianti. Si tratta comunque di un brano che sembra volteggiare in assenza di gravità e ben si adatta alle volute sonore del flauto di Di Caterino, così come al pianismo privo di ombre di Pieranunzi.

Heroes è un album condotto con una lettura piuttosto lieve e tutto sommato disinvolta sia da parte del flauto che del pianoforte. La punteggiatura percussiva, insieme al contrabbasso, regala quella piacevole e moderata esuberanza, priva di atteggiamenti enfatici, che ne tratteggia in larga parte il garbo espositivo. La vera sorpresa è nella personalità artistica di un giovane come Di Caterino che, passando dalla chiave completamente intimista del suo precedente lavoro Amorè ad un gruppo che suona jazz come il suo ensemble, dimostra tutta l’autorevolezza necessaria, non solo per sostenere il nerbo di questa musica ma anche per misurarsi a tu per tu con un grosso calibro come Pieranunzi.

Tracklist:
01. Travel to the other side 

02. Unlocked Waltz
03. L’attesa da un balcone 
04. Stretch
05. Chick remembered
06. Pensaci un po’
07. Aldo’s tune
08. Se un’altra volta un giorno

Photo © Roberto Cifarelli

Una risposta a “Aldo Di Caterino Ensemble & Enrico Pieranunzi – Heroes (Abeat Records, 2024)”

  1. […] – ne abbiamo parlato da poco riguardo al recente Heroes di Aldo Di Caterino con Pieranunzi, vedi qui – e infine Matteo Rebulla alla batteria, Andreoli viene così a porsi sull’omologo piano […]

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