R E C E N S I O N E
Recensione di Lucio Vecchio
Il jazz è contaminazione e la contaminazione è la linfa vitale di questa musica in continuo divenire, che tiene insieme il passato delle sue origini con spinte moderne che la trasformano, adeguandola ai tempi. Questa continua trasformazione avviene più spesso attraverso cambiamenti di forma, armonia, melodia, ritmo ma anche attraverso l’introduzione di strumenti musicali presi in prestito da altri generi, che diventano essi stessi un veicolo timbrico per scoprire sonorità che conducono su nuove strade inesplorate.
È quello che prova (e riesce) a fare HarpBeat Trio, composto da Ottavia Rinaldi all’arpa, Carlo Bavetta al contrabbasso e Andrea Varolo alla batteria, con il nuovo disco Krónos uscito su etichetta AlfaMusic.



Il tentativo è quello di portare all’interno di una visione jazzistica le sonorità della musica mediterranea utilizzando uno degli strumenti più classici e particolari di sempre: l’arpa.
È da parecchi anni che l’arpa fa capolino nel jazz. Potremmo citare ad esempio artisti come Alice Coltrane, Park Stickney, Iro Haarla o il colombiano Edmar Castaneda.
“Krónos è un tempo fatto di colori, di isola e di vulcano, di vento e di anima, di pulsioni incontrollabili, di metafore, di lontananza e intensità. È il tempo che ho dedicato alle mie composizioni, alla ricerca di un suono intimo e personale, velato di malinconia, che si fa espressione profonda ed interiore del mio vissuto, dei miei ascolti e dell’imprescindibile background classico. Ogni singolo brano dell’album affonda le radici nella mia terra, la Sicilia.” – dice Ottavia Rinaldi
In Krónos si respira l’aria della Sicilia ma anche della Grecia e del Mediterraneo in un cocktail di sonorità moderne e antiche. Il disco contiene sette brani originali composti da Ottavia Rinaldi e un arrangiamento di Like Someone in Love un brano composto nel 1944 da Jimmy Van Heusen con i testi di Johnny Burke, che riprende la versione uscita 1993 come quinta traccia del disco Debut di Björk.
Le composizioni si snodano fra nostalgia e mito, con l’antico che si trasforma in contemporaneo come accade ad esempio in Ariadne dove il contrabbasso di Carlo Bavetta diventa protagonista. Oppure nella struggente Ciatu, dolcissima parola siciliana che significa respiro, lieve soffio vitale, che traccia la danza di un’anima che abbandona il corpo nel Valzer e si nasconde dagli addii, reputandoli una presuntuosa forma di saluto. E il valzer, non quello della metrica in tre quarti, ma quello del tormento interiore viene rappresentato in maniera puntuale ne Il Valzer Delle Anime dove la voce e l’arpa di Ottavia prendono la forma della tensione emotiva che scuote il sentire interiore passando dalla calma alla frenesia, stati d’animo che cambiano repentinamente in chi sa provare emozioni. La title track Krónos, celebra il padre di Zeus che da custode implacabile del tempo gioca a rincorrere Kairós il “momento giusto” per tramutarsi in istante di meraviglia, lampo improvviso nel consueto buio della notte. Quello Che Ho Di Te è uno splendido brano carico di energia in cui la batteria di Andrea Varolo sottolinea l’intensità della forza attrattiva che scatta quando si raggiunge l’intesa amorosa e in ognuno dei partener rimane qualcosa dell’altro il che conduce ad una trasformazione personale che si conclude con una maturazione personale che rafforza l’unione.
A conti fatti possiamo affermare che il tentativo è riuscito: Krónos è effettivamente pervaso dai colori, e oserei dire anche dai sapori, di una Sicilia a metà strada fra oriente e occidente.
Tracklist:
01. Krónos A Metà
02. Il Nascondino Degli Addii
03. Sin T.
04. Quello Che Ho Di Te
05. Like Someone In Love
06. Ariadne
07. Il Valzer Delle Anime
08. Ciatu


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