Paletti – Qui e ora (Sugar music, 2015)

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Articolo di Roberto Basilico

Paletti ritorna con un nuovo album dal titolo Qui e ora, come a voler dire: questo sono io adesso, vi voglio trasportare in questo disco dai suoni vintage 80, in quegli anni di frizzante creatività, dove la musica colorava la vita, come queste canzoni, che sono secchi di vernice sul grigio dei muri che ci circondano portando tristezza e dolore.
Qui e ora, aperta dalle corde di un piano, lascia spazio al synth presente in tutto l’album ed è trascinata da ritmi accattivanti che ti smuovono dentro come luci intermittenti. Le sonorità, abbracciando il passato, ricordano come le esperienze di vita cambino ognuno di noi, nel bene e nel male.
L’album, pubblicato dalla Sugar di Caterina Caselli e registrato tra Milano e Berlino, regala un Paletti che, pescando a ritroso nel mondo musicale, ci riporta melodie pop abbinate a testi attuali, con una buona dose d’ ironia che lo contraddistingue, come in My darling. La canzone descrive il rapporto tra due persone, paragonandolo ad un percorso fatto di scale che ti portano in alto per poi farti cadere a terra. Cantata con humor inglese, pone al centro del racconto una scena di gelosia grottesca e abominevole.
Il disco tratta anche argomenti dai risvolti sociali come il multiculturalismo proposto in Barabba. Il pezzo descrive quelle persone che sono contro chi è diverso da loro, spalleggiate in questo atteggiamento dal clima intransigente del nostro paese in cui spiccano l’ignoranza e la povertà di valori umani. Ci parla di una nazione in cui la fortuna di condurre una vita dignitosa a volte è una condizione che non si può scegliere, ricordando anche come le situazioni personali possono precipitare all’improvviso.

Avere te, cantata in stile Battisti, con l’amata che è un traguardo del cuore da perseguire senza sostanze strane o piani militari, cattura da subito con il suo ritmo cadenzato e fa pensare che in fondo l’amore è un mistero a volte più semplice di quanto possa sembrare. Così come La La Lah, invita a vivere con consapevolezza tutto ciò che si fa, a lasciarsi andare nella musica e nel canto di una canzone per trovare quella forza interiore necessaria contro le calamità della vita. In Get me high, la voce di Paletti supportata dalla batteria, come in una marcia porta nel suo mondo fatto di testi che rimangono dentro, di suoni tipici degli anni 80 con chitarre, vocalità piena, pianoforti e cori.
Nel brano I miei pensieri, si racconta di come sarebbe bello non fare più parte di essi, magari provando a ripulirsi di tutto quello che sappiamo. Iniziare da capo come un foglio bianco da riempire di nuovo, in fondo quello che siamo lo ritroveremo nel lungo libro della vita scritto dal tempo.
Com’è difficile cambiare le proprie abitudini alimentate negli anni, quando come ora viviamo senza nessuna Certezza del domani. La gravita è un’illusione che svanisce durante la giornata, quindi, per non perdere tempo, meglio ricorrere a soluzioni come assumere Valeriana e marijuana. Possiamo placare così stati d’animo alterati da voci giornaliere di chi non capisce e logora i nostri nervi già fragili, descritti nel video con parole, luci intermittenti e suoni che fanno breccia dentro.
Il suono del silenzio narra che a volte staccare la spina da questa vita cosi caotica e veloce è anche rimanere in silenzio con noi stessi. Quella clessidra che si trova sulla copertina dell’album rappresenta l’importanza del tempo e gli effetti che il suo trascorrere ha su di noi.
Paletti, con questo disco, mi ha fatto tornare a quelle feste in casa tanto in voga in quegli anni, mi sono trovato a pensare come sarebbe stato bello ballare con queste canzoni, invitando sguardi timidi a farmi compagnia, immersi nel suono che viaggia nello spazio dei ricordi che vivono in noi.

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