Andrea Amati – Via di scampo (Autoprodotto, 2014)

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Articolo di Luca Franceschini.

Diciamo subito che Andrea Amati, almeno per il momento, non è stato favorito dal proprio nome. Esiste infatti un suo omonimo che fa esattamente lo stesso mestiere e che ha scritto per artisti di grido come Francesco Renga, Emma Marrone, Nek, Marco Masini ed altri che adesso mi sfuggono.
Una sfortuna, perché in un’epoca in cui si dipende sempre più dai risultati di ricerca di Google  e sempre meno dalle informazioni che incameriamo nella nostra mente, avere un collega più famoso che porta il tuo stesso nome, non è proprio un elemento che potrebbe favorirti la carriera.
L’Andrea Amati di cui parliamo qui è nato e vive a Santarcangelo di Romagna, un bellissimo borgo medievale a pochi chilometri da Rimini, canta e scrive benissimo ed ha da pochi mesi pubblicato “Via di scampo“, un disco che ha saputo conquistarmi piuttosto in fretta, prima ancora di sentirlo, se devo proprio dirla tutta.
Ho già parlato di Andrea, infatti, forse i più attenti tra voi se lo ricorderanno: a metà marzo aveva aperto il secondo concerto con cui i Miami & The Groovers avevano presentato il loro nuovo disco, nella cornice del Teatro Comunale di Cesenatico.
Non conoscevo per nulla lui e la sua musica, anche perché “Via di scampo” era forse appena uscito. Ci ha messo una canzone o poco più a catalizzare totalmente la mia attenzione ma ho purtroppo impiegato molto più tempo per riuscire ad ascoltare interamente l’album.
Oggi che sono finalmente riuscito a farlo, devo dire che questo disco d’esordio ha confermato pienamente le promesse di quel breve set di quasi primavera.
Andrea Amati scrive bene, mi sembra di averlo già detto: musicalmente debitore a molti dei grandi nomi della nostra tradizione, da De Gregori a Fossati, da Dalla a De Andrè, con qualche rassomiglianza anche col Van De Sfroos più “impegnato” e meno scanzonato, le dieci canzoni che costituiscono il suo biglietto da visita sono un insieme di tutte queste influenze, senza che nessuna sia per forza ben riconoscibile, e sono contraddistinte da un gusto melodico davvero senza precedenti. Ci sono temi musicali azzeccatissimi, ritornelli che ti si stampano in testa in un nanosecondo, atmosfere che vanno dalla ballata malinconica al pezzo di sapore folk.

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Si parte con “La resistenza”, un brano dall’intento programmatico, costruito sul pianoforte, con chitarra, basso e batteria che entrano dalla seconda strofa. Era quello con cui Andrea aveva aperto il suo concerto di marzo e mi aveva già molto colpito allora.
“Costruisco le mie frasi per raccontare la mia crisi, dimmi che le sentirai” canta nei versi di apertura ed è un po’ già tutto il senso del lavoro: questa “via di scampo” che dà il titolo al disco non appare infatti come un tentativo di fuga, come la rinuncia alla lotta per rifugiarsi in una posizione di comodo; si tratta di resistere, ma si resiste semplicemente vivendo, cercando una luce e pregando “che ogni passo sia una nuova stagione”.
Così fuggire significa, paradossalmente, rimanere al proprio posto, fare quello che bisogna fare, amare chi bisogna amare, in modo che questo diventi soprattutto un disco di speranza.
Già con la successiva “La primavera”, l’atmosfera spensierata da festa popolare ben rispecchia lo stato d’animo di chi ci dice che “Non voglio più guardare il mondo e rimanere in attesa di una vita da buttare”. Un bellissimo momento, impreziosito ancor di più dai fiati che si tuffano in una linea melodica davvero trascinante.
Triste e più tradizionalmente cantautorale è invece “L’ultimo lampione”, che ancora una volta raccoglie coraggiosamente la sfida del vivere (“Mi sento derubato del coraggio, unico guanto per prendere il domani. E il pallone che avevo non c’è più, siamo noi che continuiamo a rotolare. La tua mano mi scalda e mi dà forza, sono tante le gioie che ti vorrei regalare.”).
Poi c’è “La strada”, altro brano fortemente rappresentativo, uno di quelli che, scommettiamo, rimarrà nelle setlist anche quando di dischi ne saranno usciti molti altri. È un pezzo ritmato, dalle sonorità folk, che dietro al suo titolo forse un po’ abusato nasconde la gioia di fare il musicista e di incontrare sempre “chilometri di occhi, storie a colorare la strada”.

“Calvario d’estate” ha un bel violino a disegnarne la linea melodica ed è un altro brano dal potenziale commerciale notevole, assieme a “Baciami adesso”, che è forse l’episodio più coinvolgente dell’intero lavoro, un brano che già durante l’esecuzione piano e voce in quel di Cesenatico aveva fatto battere le mani a tutto il teatro. In potenza è un vero e proprio hit single, complice anche un’atmosfera più leggera rispetto ai pezzi precedenti, ma non per questo superficiale.
“La tua bocca” si muove tra De André e Bubola, con un bel tappeto di archi e gli echi stilnovisti del ritornello (“La tua bocca è una voragine che mi inghiotte poco a poco, le tue labbra caramelle per il bambino che ti aspetta, che scalcia dentro me”.), mentre “La ragazza e i ghiacciai” è una tenera dichiarazione d’amore tra violino e pianoforte, dove l’eco del cantautore genovese non sembra ancora del tutto spento.
“Santarcangelo” porta il nome del paese dove Andrea è nato e dove tuttora vive ed è anche la cornice dove si muove quello che sembra il drammatico racconto di un amore finito.
Come il brano di apertura, “Mio nonno” chiude il disco con pianoforte e voce: la vita come un viaggio su una nave, il cui capitano è un interlocutore a cui possiamo rivolgerci. Lo aveva fatto anche Gaber, tra gli altri, ma il suo era un brano intriso di divertito cinismo. Qui i toni sono calmi e commossi, col ricordo del nonno che affiora discretamente tra i versi e sembra dirci che, in fondo in fondo, vivere è un dono troppo bello e affascinante per accettare passivamente di affondare.
“Via di scampo” non dura nemmeno quaranta minuti ma lascia un segno profondo nell’ascoltatore, tanto che ricominciare da capo sarà di fatto un gesto obbligato.
Andrea Amati è giovane ma ha imparato già da subito a scrivere pezzi belli e veri, che raccontano la vita con passione e sanno andare dritti al cuore. Sempre ne “La resistenza” dice di aspettare quel giorno in cui “sarò capace di amare senza chiedere niente in cambio”. Un proposito desiderabile ma difficile, forse addirittura impossibile. C’è comunque tutta la vita davanti per provarci e siamo certi che altri dischi arriveranno a raccontare l’avventura di Andrea.
Nel frattempo, chi ne avesse l’occasione, vada a sentirlo dal vivo, visto che ora sta girando con una band al proprio seguito: dicono che ne valga davvero la pena…
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