Strade blu – Anomalia di Romagna

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Los Lobos2

Articolo di Andrea Amati

Tutta colpa del blues. E dell’armonica a bocca.
Tornando a casa da Modigliana, piccolo paese vicino a Faenza, Emilia Romagna, penso al blues e all’armonica di Andy J Forest e a cosa hanno provocato.
Chissà se l’americano è consapevole di aver fatto nascere, involontariamente, uno dei Festival itineranti più lunghi, variegati, e interessanti del nostro paese.


Sono in strada, dicevamo…
In una insolitamente nuvolosa mattina d’Agosto infatti ho incontrato Antonio Gramentieri (musicista sublime e mente dei Sacri Cuori oltre che persona gentilissima) e Andrea Bernabei, i due ideatori e curatori del Festival Strade Blu, in piedi e in crescita da (quasi) 15 anni!
Fermatevi e pensate a cosa fosse la musica (quasi) 15 anni fa e capirete quanto la loro sia una vera e propria impresa!
Sembra passata un’era geologica, dal 2002, musicalmente parlando… Ed è effettivamente così.
Ebbene, nel 2002, si cerca di trovare una data (forse per riempire un day off) a Andy J Forest, talentoso bluesman a stelle e strisce, e si sceglie proprio… Modigliana, provincia di Forlì-Cesena!
La cosa non scontata è che Modigliana risponde pure bene in termini di presenze ed entusiasmo. Il dado è inevitabilmente tratto nelle ambiziose menti dei due giovanotti sopra citati.
Perché non alziamo il tiro? Perché non pensiamo a qualcosa da organizzare in modo stabile a Modigliana, qualcosa che ci rappresenti e che noi, musicisti ancora forse non del tutto a fuoco, vorremmo ascoltare nel nostro paese?
E da qui parte il miracolo “Strade Blu”, “festival di generi” come ama definirlo lo stesso Gramentieri.

Calexico

Con tutto il rispetto per le serate da comitato turistico con quel cantante che è davvero uguale a Freddy Mercury (“si è pure fatto costruire una dentiera speciale per avere i denti identici!”, si dice in giro) o con il roboante nome (ex) di successo che arriva in paese il giorno prima di una data identica, e magari gratuita, a 50 km di distanza, “Strade Blu” si caratterizza sin da subito per la presenza di un’idea musicale precisa:
– raccogliere la varietà di stili che rispondono al nome di roots music, folk, blues… Insomma c’è un minimo comune denominatore nelle scelte con un giusto spazio per le doverose eccezioni.
Ricapitoliamo.
Un festival roots/folk/blues/alternative (che ci sta sempre, quasi ai livelli di “indipendente”!) a Modigliana?!?
Sì, esatto.
I modiglianesi (spero di non sbagliare) rispondono bene, inizialmente, così come le istituzioni che ne colgono le potenzialità al punto che il giochino ci mette poco a diventare grande, troppo grande per la sola Modigliana, e necessita di idee nuove e ancor più ambiziose per non implodere rischiando di diventare vittima sacrificale di ristoratori che lamentano la presenza di un concerto in una piazzetta che non coincide con l’ubicazione del proprio ristorante o di problemi simili.
E l’idea arriva presto, naturalmente.
Chi ha detto che un Festival “di generi” debba durare qualche giorno e avere un unico epicentro?!?
Antonio e Andrea non l’hanno mai detto e mai pensato, a giudicare dai fatti.
Infatti “Strade Blu”, dopo i primi anni, inizia ad allargarsi, a coinvolgere tantissimi paesi e si contano concerti fatti in almeno 40 città diverse in questi anni.

Sacri Cuori

Ne parlano le persone appassionate, ne parlano i giornali e le riviste specializzate, gira voce tra gli artisti… Nell’entroterra romagnolo sta succedendo qualcosa di bello!
Antonio e Andrea sono consapevoli dell’anomalia che hanno messo in piedi ma ne parlano in modo sereno e naturalissimo.
Rilassati e sorridenti, accettano di buon grado di parlare di Strade Blu e si percepisce quanto siano contenti e legittimamente orgogliosi di ciò che il Festival è diventato in questi anni.

Si potrebbe definire una “linea blu tra i folklori”, il Festival che avete costruito.
Antonio “Linea blu tra i paesi, aggiungerei. E’ un festival di generi che unisce tanti e vari territori, paesi e città della Romagna non balneare, luoghi in cui non si capita per caso; c’è stato un crescente numero di concerti, sono aumentate le città coinvolte, nel corso degli anni, e sono state create delle residenze artistiche in paesi come Modigliana! Una cosa decisamente folle se pensata in modo distaccato ma che invece ha dimostrato forza e validità e che ha saputo resistere ai momenti bui legati alla crisi economica. Anzi, dopo un paio d’anni di edizioni più “ristrette”, gli ultimi due rappresentano un grande rilancio del Festival con numeri importanti e crescenti e sempre più persone coinvolte”.
Andrea “Addirittura stiamo valutando la presenza ad Expo con la Regione Emilia Romagna in quanto rappresentiamo uno strumento di promozione territoriale a tutti gli effetti; collaboriamo con la Regione, con i Comuni, con gli Enti locali, con gli altri Festival, creiamo eventi con una collocazione artistica ben precisa e li distribuiamo in un territorio più che in una città. Anche per questo gli amministratori ci prendono in considerazione, capendo che il nostro è un progetto ragionato, un percorso coerente e dalle gambe lunghe”

Los Lobos

Se pensiamo a quanti amministratori hanno buttato soldi per progetti fini a se stessi, che duravano meno di 24 ore e toccando poco o niente l’economia del territorio non è una cosa da poco.
Andrea “Le istituzioni che ci aiutano e ci hanno aiutato, dalla regione fino all’ente più piccolo, lo hanno sempre fatto perché sentivano di rispondere a un progetto culturale che fosse anche un percorso, un qualcosa ad ampio raggio, non limitato a un singolo, per quanto grande, evento. Un qualcosa di programmato per resistere e dare frutti alla lunga distanza”.
Antonio “Non è semplice capire il concetto del “non istantaneo”; il fatto che possa esistere un modo per promuovere realmente e in maniera efficace un territorio non legato a un evento singolo ma a un programma culturalmente ricco dislocato in località non scontate verso le quali la gente solitamente non andrebbe; tutto ciò permette di lasciare un segno tangibile, in primis nel territorio”.

Il Festival, da come lo raccontate, sembra che nasca dalle vostre passioni musicali e credo sia sacrosanto e inevitabile.
Antonio “Il festival si basa sulla passione, in primis! Ci sono musiche affini pur con generi diversi e si cerca, sempre, di creare empatia con il pubblico che è parte integrante del Festival stesso. Anzi, si cerca di fare ancora di più! Si vuole abituare il pubblico ad abbattere i preconcetti, di abbandonare la fastidiosa divisione di genere che porta a catalogare più che ad ascoltare. Smontare i preconcetti musicali e far apprezzare il concerto per quello che è. Questa è stata da sempre la nostra missione. Con circa 400 concerti in tutti questi anni è chiaro che si sono toccati tanti generi, dal folk con chitarra e banjo al violino (elettrico) solo di Warren Ellis fino ai Matmos che suonano elettronica campionando anche la ceramica! Come vedi la Terra è sempre presente…”

Jon Spencer Blues Explosion

E come non citare, facendo una grande ingiustizia verso i tantissimi esclusi, John Paul Jones dei Led Zeppelin, Jon Spencer, Antony & The Johnson, Calexico, Marc Ribot, i Los Lobos, i primi che mi vengono in mente a memoria… veri e propri nomi cult che non capitano tutti i giorni.
Andrea “Beh… diciamo che, in ogni edizione, si è sempre cercato di portare avanti il festival in modo sostenibile, collaborando con tantissime realtà. Le classiche mansioni, nonostante gli impegni crescenti, sono ancora divise come per il primo anno, ovvero Antonio per la direzione artistica e io per tutta l’area più manageriale. Anche la fortuna non ci ha abbandonato, pensa all’Estate scorsa… Un sacco di pioggia eppure noi non abbiamo perso un concerto!”

Mica poco. Quali sono, secondo voi gli errori che non deve fare chi organizza manifestazioni di questo tipo.
Antonio “Bisogna stare alla larga dalla competizione ed essere aperti alla curiosità, all’ambizione; ammettere chi è più bravo di te e cercare di imparare da lui. Tanti Festival molto validi sono stati distrutti dall’ego del loro direttore artistico per il quale non vengono al primo posto, o comunque tra le priorità, la credibilità, la qualità e la coerenza del proprio Festival ma il puro tornaconto personale, il culto del proprio ego”.
Andrea “Noi abbiamo da sempre cercato la collaborazione, con chiunque fosse interessato, dagli artisti agli altri paesi, dai volontari agli sponsor. E abbiamo seguito, aiutato e ammirato altri festival a nostro avviso meritevoli come ad esempio il “Summer Jamboree“ di Senigallia o il “Rototomm”, nato in Italia ma poi spostatosi in Spagna”.
Antonio a gamba tesa “visto che ormai siamo il campo da golf della finanza europea”.
Amen.

Marc Ribot

Insomma, Strade Blu è un’anomalia.
Una splendida anomalia. E ora avrete capito il perché.
Credo chiederò a Off Topic di rimediarmi un biglietto (di sola andata) per New Orleans, giusto per capire quanto Andy J Forest sia consapevole della sua oggettiva responsabilità in tutto questo.
Nel frattempo ascolto “Kiko” dei Los Lobos in automobile e, disperso tra le verdi colline che avvolgono Modigliana, vedo già il mondo come un posto più accogliente.

 

Photocredits:

[1] [4] Los Lobos by Massimo Serena Monghini
[2] Calexico by Eleonora Rapezzi
[3] Sacri Cuori by Eleonora Rapezzi
[5] Jon Spencer Blues Explosion by Eleonora Rapezzi
[6] Marc Ribot by Eleonora Rapezzi

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